ASSOCIAZIONE PER LA SCUOLA PUBBLICA DEL CANTONE E DEI COMUNI IN TICINO


Scuola ed elitismo


Nelle ultime settimane la Gran Bretagna ha visto risorgere il dibattito sull'elitismo delle gloriose istituzioni universitarie del paese, le università di Cambridge e Oxford dove è stata educata la gran parte della classe dirigente del paese. Alcune delle implicazioni di questo dibattito sono interessanti anche per la nostra realtà, e conviene dunque riassumerne brevemente la trama.

Qualche settimana fa un college di Oxford ha rifiutato l'ammissione ad una ragazza proveniente da una scuola pubblica del nord dell'Inghilterra che presentava nel suo curricolo una pagella a pieni voti. La ragazza si è poi candidata per Harvard ed è stata non solo accettata, ma anche finanziata con un ottimo sussidio. Il caso è stato sollevato dapprima dai tabloid, poi ripreso dalla stampa nazionale, e infine è stato oggetto di un'osservazione critica da parte del Cancelliere Gordon Brown sui privilegi che le prestigiose università accordano agli studenti delle scuole private.

Le polemiche sull'intervento di Brown (e in seguito di altri ministri ma non di Blair che, in congedo di paternità e laureato ad Oxford, evita accuratamente di entrare in merito) piovono sia da destra che da sinistra. Da una parte si sostengono i meriti della selettività di "Oxbridge", da cui deriva la fama di eccellenza di cui godono a livello internazionale, e si accusa Brown di non averne compreso i meccanismi. Dall'altra si sottolinea come l'elitismo di queste scuole si perpetui anche grazie all'abolizione dei sussidi di studio, proprio da parte del governo laburista (persino i conservatori di Margaret Thatcher non avevano osato spingersi tanto avanti), e soprattutto a causa del permanente stato di sottofinanziamento della scuola pubblica - tema quest'ultimo che chiama in causa proprio Brown in quanto ministro delle Finanze.

A prescindere dal carattere politico del dibattito, vanno comunque messi in evidenza i dati sul cui sfondo si pone la questione educativa, non solo in Gran Bretagna ma in molti paesi in cui vige una consolidata divisione tra scuole pubbliche e private. Il 93% degli allievi liceali britannici frequenta scuole pubbliche. Tra coloro che hanno i requisiti per l'ammissione nelle cinque migliori università del Regno unito, il 67% proviene da scuole pubbliche; eppure il 52% di coloro che sono effettivamente ammessi a queste università è allievo di scuole private.

Questi dati da un lato confermano le accuse di elitismo, nel senso che le università a parità di condizioni di fatto preferiscono allievi provenienti da scuole private.

Ma non è tutto, poiché le condizioni di partenza non sono uguali. Se il 93% degli allievi riesce ad ottenere solo il 63% delle qualificazioni, significa che c'è una sostanziale differenza qualitativa tra scuola privata e pubblica. Quest'ultima, sottofinanziata, soffre infatti di sovraffollamento, mancanza di risorse quali biblioteche, computers e materiali didattici, e scarsa qualificazione del personale. Questo è il risultato di un meccanismo perverso che si auto-alimenta, e che ha origine nel fatto che le scuole private non sono evidentemente gratuite. Una buona scuola privata produce allievi migliori (e garantisce certi privilegi nei meccanismi di selezione), facilitando in questo modo l'ammissione a università prestigiose che a loro volta portano alla conquista dei migliori, e meglio pagati, posti di lavoro. Chi passa attraverso questo curricolo ha evidentemente più possibilità di mandare a sua volta i propri figli presso buone scuole private, sia in quanto si può permettere di pagare la retta (tanto più cara quanto migliore è la scuola in questione), sia in quanto può comunque garantire ai propri figli un ambiente culturalmente più raffinato già dentro le mura di casa. Da un tale sistema è evidentemente difficile uscire, sia per condizioni politiche che per l'oggettiva difficoltà di trovare i necessari finanziamenti. Ma è più difficile trovare delle buone ragioni per voler, pur potendone fare a meno, entrare in un tale meccanismo, specialmente quando la scuola pubblica produce un ottimo livello di preparazione -meno che, naturalmente, si possa contare sul fatto di essere in futuro parte del 7% privilegiato.


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