ASSOCIAZIONE PER LA SCUOLA PUBBLICA DEL CANTONE E DEI COMUNI IN TICINO


Esami annullati, scelta responsabile


La presa di posizione dei presidenti cantonali e dei capigruppo in Gran Consiglio del PLR e del PPD sul tema pubblicata ieri da questa testata mi offre l’occasione per meglio precisare le motivazioni che hanno spinto il Consiglio di Stato ad annullare gli esami di maturità.

In primo luogo mi sia permessa una precisazione. È proprio rifacendosi al principio di responsabilità, la stessa responsabilità evocata alla fine del testo sopraccitato, che il Governo ha ritenuto doveroso anteporre la preservazione della salute di studenti e docenti e la certezza del risultato al ‘rito’ degli esami, evitando una prova finale certo simbolicamente importante, ma sostanzialmente non indispensabile. In questa, come in tutte le situazioni affrontate durante la pandemia da Covid-19, il Consiglio di Stato ha dovuto essere pragmatico, ponderando il complicato equilibrio fra priorità, rischi ed effetti negativi.

Il Governo, durante l’intera crisi che tanto ha provato e sta ancora provando l’intera cittadinanza, ha chiamato più volte i cittadini ad assumere un comportamento responsabile: ebbene, annullare gli esami di maturità, che non condizionano l’esito complessivo di un percorso comunque lungo e selettivo, risponde proprio a questo principio.

Gli studenti delle medie superiori che avrebbero dovuto sostenere gli esami sono complessivamente più di mille, un numero che rende praticamente impossibile organizzare le prove di esame rispettando i provvedimenti decisi dal Consiglio federale per combattere il Coronavirus e che rende molto problematica un’organizzazione alternativa della fine dell’anno scolastico qualora tra un paio di settimane la curva pandemica dovesse tornare a risalire. Del resto lo stesso Consiglio federale ha annullato, perché di sua competenza, gli esami di maturità professionale. Non solo. I Cantoni che rappresentano oltre due terzi dei maturandi in Svizzera, tra cui Zurigo, Basilea, Berna, Vaud, Ginevra, hanno a loro volta deciso (o stanno decidendo in questi giorni) di annullare questi esami, decisione che nel sistema svizzero compete ai Cantoni.

Il Governo ticinese non ignora affatto la componente rituale che coinvolge la prova finale a conclusione del percorso liceale, anche se va detto che solo 5 discipline su 14 sono oggetto di esame. Si chiama ‘maturità’ non a caso e come tutti i processi individuali comporta alcune fasi di passaggio. Per contro, ne sono certo, tutti si rendono conto di come questo periodo davvero eccezionale ci abbia confrontato, studenti compresi, con una realtà nella quale le paure, il dolore, le incertezze e le incognite per il presente e per il futuro hanno convissuto e convivono ogni giorno nelle famiglie ticinesi. Anche questa è stata, ed è tuttora, una prova di maturità che va ben oltre le pur necessarie nozioni formative. In un contesto complesso e difficile, che ha costretto anche la scuola a reinventarsi con le lezioni a distanza, è illusorio credere che questa pur importante e riuscita operazione, nella quale si è fatta di necessità virtù, possa sostituirsi alle lezioni in presenza. Non tanto per una questione didattica, più o meno riuscita almeno nella stragrande maggioranza dei casi, quanto piuttosto per la parità di trattamento insita nella scuola in presenza, che quella organizzata per via telematica è invece lontana dal garantire. Le disuguaglianze economiche e sociali sono una realtà di cui non si può non tener conto, se vogliamo dare a tutti i giovani uguali condizioni di partenza, e l’istruzione ne è certo un tassello fondamentale. Con o senza i riti di passaggio.