Investire nella scuola dell’obbligo non è solo una buona idea, ma uno dei regali migliori che una collettività può farsi, scommettendo sulla preparazione dei giovani, pronti a divenire cittadini consapevoli e membri attivi della società.
Una scuola di qualità, che considera le differenze di ragazze e ragazzi nel quadro di un percorso in cui crescono e si formano assieme, che vede gli insegnanti collaborare attivamente tra loro in un contesto che permette loro di farlo, che aiuta i più demuniti, non frustra i più bravi e non "bolla" la parte più esitante del grande gruppo che sta nel mezzo sottraendole occasioni di confronto stimolanti. Ecco qual è la scuola per la quale la riforma è stata pensata e per la quale dovremmo tutti essere impegnati.
Il progetto "La scuola che verrà" non è una rivoluzione, ma muove dalla volontà di rendere pratica corrente quel che la Legge della scuola dice da 27 anni e che non dappertutto oggi è la realtà. La nostra scuola dell’obbligo è complessivamente buona, ma può e deve essere migliorata. Anche perché il futuro che aspetta gli allievi sarà sempre più mutevole, con cambiamenti sociali da capire e ai quali partecipare democraticamente, con professioni che nasceranno e che moriranno, fenomeno che rende la solidità della preparazione di base un elemento imprescindibile del bagaglio dei giovani.
Il progetto è complesso, le scelte tecniche sono diverse, ma è una buona riforma, che considera le buone esperienze già fatte in Ticino, che prende atto dei punti da migliorare nel nostro sistema segnalati dalla ricerca sul sistema educativo, che intende considerare le indicazioni costruttive che sono arrivate dalla consultazione. È stato al centro di almeno 40 incontri con docenti e dirigenti scolastici, di confronti con altre rappresentanze, di un migliaio di risposte individuali. Entro l’estate prepareremo il messaggio con il quale chiedere il finanziamento della fase sperimentale, che dovrebbe iniziare nel settembre 2018. La sperimentazione è importante, per avere riscontri ancor più concreti e precisi prima di estendere i cambiamenti all’insieme della scuola.
Con "La scuola che verrà" la scuola dell’obbligo è tornata al centro del dibattito pubblico. Auspico che il confronto possa essere di buon livello, focalizzato sulle reali esigenze degli allievi e non su elementi che con la scuola hanno poco a che vedere. E l’esigenza principale di chi è al centro dell’impegno scolastico, prima di tutto del lavoro degli insegnanti, è di avere una scuola capace di accompagnare verso l’età adulta ragazze e ragazzi in base alla loro maturazione, alle loro inclinazioni, una scuola che non regala nulla ma sa considerare i loro punti di forza e le loro debolezze.
Se la politica saprà cogliere l’occasione di questo importante passo avanti sarà il Ticino nel suo insieme a trarne giovamento.