Dopo aver investito negli ultimi 25 anni energie e risorse nel creare e consolidare il polo universitario (Usi e Supsi), è venuto il tempo di riformare la scuola dell’obbligo ticinese. Una scuola di qualità, che però merita di poter avere maggiori strumenti per realizzare concretamente i valori su cui è fondata, che troviamo scritti nella legge del 1990. Come gli insegnanti rivendicano con fierezza in questi giorni il loro ruolo di formatori delle nuove generazioni di cittadini, anch’io rivendico con un certo orgoglio di aver tematizzato questa necessità di riforma, perché il primo impegno di chi è chiamato a dirigere la scuola è di spingere affinché essa, come sistema, sia sempre all’altezza dei suoi compiti. Il progetto "La scuola che verrà", cuore di questa riforma, dopo una prima fase di elaborazione e un primo ampio confronto interno al mondo scolastico, presto sarà presentato nel dettaglio per avviare una nuova fase di riflessione collettiva. Mi auguro che attorno a esso si possano coagulare le energie delle tante persone, insegnanti per primi, che intendono sostenere questa necessità di ammodernamento dell’organizzazione scolastica, riaffermando in questo modo quei valori di equità, inclusività e qualità che devono ancor più caratterizzare la pratica di tutti i giorni nelle aule.
Certamente abbiamo un problema di risorse finanziarie, ma questo non può e non deve essere un freno alla progettualità. La battaglia sulle risorse, che per l’opinione pubblica è visibile al momento delle discussioni sui preventivi e sui pacchetti di risanamento, per me e per i miei collaboratori è una battaglia permanente. Sebbene non concordi con molte scelte fatte in ambito finanziario al di sopra del Dipartimento che dirigo, perché troppo restrittive, il mio compito consiste nel cercare di usare al meglio le risorse date e nel puntare a trovare anche i finanziamenti per i progetti aperti.
In questi miei 5 anni al Decs i passi avanti sono stati diversi e tagli di natura scolastica non ve ne sono sostanzialmente stati. I docenti, come gli altri dipendenti pubblici, hanno invece subito le ennesime misure salariali che spero potranno finalmente terminare con la nuova imminente legge stipendi.
Capisco quindi la volontà di manifestare apertamente il 23 marzo il sostegno alla scuola come istituzione meritoria di particolare attenzione, come grande valore collettivo da preservare. La formazione dei giovani, determinante per la loro autodeterminazione, per dare slancio alle loro attitudini, per aiutare i più fragili a stare in piedi da soli, per preparare cittadini consapevoli, per preparare lavoratori competenti, è il miglior investimento nel domani di tutti noi.