Uguali condizioni di partenza. È un principio liberale che garantisce a tutti una chance. Anzi, che permette ai migliori di riuscire là dove l’estro e le capacità del singolo lo permettono, a prescindere dal fato; dalle condizioni economiche e sociali della propria famiglia. Perché siamo tutti uguali, secondo il diritto, ma anche perché solo così la società può contare sul contributo e l’impegno dei propri figli migliori e non. Escluderli dalla competizione (professionale in particolare) sarebbe un’ingiustizia, ma anche un danno collettivo. Fra le misure che lo Stato di diritto s’è dato per garantire quanto sin qui detto, vi è la scelta di elargire contributi pubblici agli studenti meno abbienti. Un sostegno concreto a chi non ha i mezzi (meglio, non li ha la sua famiglia) per arrivare sino al conseguimento del diploma universitario. In Canton Ticino vi è la possibilità – stabilite le condizioni, peraltro più restrittive rispetto al passato – di ricevere una borsa di studio per i primi tre anni universitari (Bachelor) e due terzi della stessa somma per gli ultimi due (Master). Senza rimborso alcuno. Perché lo Stato riconosce in tutti gli studenti un valore e un bene ‘collettivo’, non solo individuale. Un valore, fra l’altro, particolarmente prezioso in tempi come gli attuali dove la concorrenza salariale è forte, la pressione estera è quotidiana e il futuro dei giovani ticinesi sempre più incerto. Tempi che vorrebbero un potenziamento dei sostegni pubblici per ampliare favorevoli condizioni di partenza davvero a tutti, stranieri compresi come del resto già capita, perché un’alta istruzione permette più ampie possibilità d’integrazione.
Orbene, la maggioranza del Gran Consiglio (Plr, Ppd e Lega) si sta muovendo sulla strada opposta. Concentrata com’è sulla necessità di contenere la spesa pubblica – costi quel che costi, verrebbe da dire – ha intenzione di inserire il prestito finanziario anche nei primi tre anni di frequenza universitaria, sempre nell’ordine di un terzo (anche perché di più non può, per il concordato intercantonale). Detta altrimenti, gli studenti meritevoli ma economicamente sfortunati dovranno assumersi – con la concessione del contributo pubblico – un debito importante da risarcire sull’arco di dieci anni. Anche sino a 25’000 franchi. Come dire, se nasci in una famiglia di scarse risorse, beh è già tanto se ti prestiamo i soldi per finire gli studi. In altri termini, brutali, si propone di allargare ulteriormente la forbice della disuguaglianza fra chi ha poco e chi ha tanto. Proprio così, perché al contempo la stessa maggioranza si guarda bene dal rivedere il contributo (13’400 franchi) fisso previsto nella deduzione fiscale di chi ha un figlio agli studi fuori cantone e non rientra quindi giornalmente a domicilio. Fisso ed uguale, questo sì, per tutti a prescindere dal reddito imponibile (cfr ‘laRegione’ 13.8.16). Una deduzione – lo dicono gli addetti ai lavori – che “risulta assai importante anche per le fasce di reddito imponibile medio-alte”. Stiamo parlando di contribuenti con imponibili fiscali attorno ai 150mila franchi (corrispondenti a un reddito lordo di 300mila franchi) che con due figli agli studi oltre Gottardo beneficiano di uno sgravio fiscale pari al 25,7% dell’imposta totale dovuta senza la deduzione. Non proprio noccioline. Risparmi importanti per i cittadini benestanti e giro di bulloni ai figli dei meno abbienti. Un’evidente politica di destra (o forse, peggio, di risparmismo sciocco) che Plr, Ppd e Lega non nascondono. Onore alla chiarezza. E finalmente anche i leghisti hanno buttato via la foglia di fico di stampo sociale. Era solo demagogia, beato chi ci ha creduto.