È il Tema, l’hanno detto tutti ieri in Gran Consiglio. Una vera priorità oggettiva, perché investire nella formazione dei giovani significa investire sul proprio futuro, ma anche soggettiva perché la scuola media ticinese presenta diversi problemi irrisolti. Tutti d’accordo sul principio, diverse visioni però sulla realizzazione del medesimo. Ed è legittimo, considerate le differenti forze politiche presenti nel parlamento ticinese. Come sempre, in questi casi, bisognerebbe però mettersi almeno d’accordo sulle fondamenta. Bocciata l’iniziativa popolare promossa dal sindacato Vpod – sulla quale l’ultima parola spetta al popolo – e riconosciuta da tutti (ma proprio tutti) l’esigenza di riformare almeno la scuola media, si dovrebbe comprendere quanto si è disposti a spendere; quante sono, annualmente, le risorse a disposizione. Manuele Bertoli, direttore del Decs, non ha tutti i torti quando afferma – come ieri in Gran Consiglio – che senza le risorse finanziarie è illusorio credere di poter invertire la tendenza che vede il Canton Ticino fanalino di coda in Svizzera per la spesa pubblica, appunto, nella formazione scolastica. Insomma, è necessario non solo bloccare i risparmi in un settore assai fragile (e su questo punto lo stesso Bertoli sempre ieri è stato chiaro), ma altresì prevedere nuovi investimenti per il mondo scolastico in genere, Medie in primis. L’iniziativa popolare della Vpod chiede parecchio, forse anche troppo, nel senso che si allarga ai servizi scolastici (mense e trasporti) comunque indispensabili per garantire la frequenza a tanti ragazzi e ragazze altrimenti disagiati, ma non si può negare che la questione delle risorse è centrale. Altrimenti sono solo parole e buone intenzioni che non portano lontano.
Bertoli ha ricordato il progetto del suo dipartimento, ‘La scuola che verrà’, che ha appena superato una prima consultazione interna al settore. Sono emersi apprezzamenti e critiche che verranno presi in considerazione. Il secondo tempo è per aprile, con la pubblicazione di un rapporto che avrà un’ampia divulgazione, per estendere ancor di più il dibattito. Comunque la si pensi sul numero degli allievi per classe, sul potenziamento o meno dell’orientamento scolastico, sul docente di classe, sull’edilizia scolastica e altro ancora, non si può prescindere dalla necessità di considerare il capitolo scuola come la priorità numero uno di un Cantone, qual è il Ticino, confrontato con enormi s?de, vuoi per la sua ubicazione geografica, vuoi perché minoranza linguistica, vuoi perché periferia delle grandi città svizzere. La qualità professionale e ancor di più la capacità creativa e intellettuale dei giovani ticinesi è il punto di partenza per una politica d’integrazione e anche di sviluppo socioeconomico cantonale. Ma bisogna crederci davvero, iniziando dalla prossima manovra finanziaria dove sono previste lacrime e sangue per 180 milioni di franchi. Tanti risparmi, magari anche sensati, ma per cosa? Solo per coprire i buchi delle strade?