Un anno fa, giovedì 8 febbraio 2001 ore 17.30, duemila persone tra studenti, insegnanti e amici della scuola pubblica scendevano in piazza a Bellinzona per dimostrare il proprio sostegno ad un’istituzione messa in pericolo dai sussidi che si volevano versare a coloro che esigono per i propri figli un’istruzione particolare ed esclusiva, se non ideologica.
Mi ricordo che il volantino redatto dal Collettivo Studentesco proprio la domenica 18 febbraio, dopo il responso delle urne, diceva di unirsi e lavorare insieme per migliorare quelle evidenti lacune della nostra scuola pubblica.
Gli studenti dell’Università di Zurigo hanno scioperato lo scorso 13 dicembre contro la progressiva privatizzazione dell’insegnamento che rende l’università feudo del liberismo più sfrenato. In Italia gli studenti si sono mobilitati con occupazioni, autogestioni e enormi cortei contro la vergognosa Riforma Moratti. Nei licei cantonali è in corso dal 1997 una riforma che sfavorisce il settore umanistico, che aumenta la selezione, e che va esattamente nella medesima direzione - forse in modo più soft - delle altre due realtà, senza citare le altre proteste studentesche in tutta Europa. Le uniche reazioni sono state la petizione del Collettivo Studentesco nel 1999, qualche scritta sul piazzale del liceo di Bellinzona, e singole prese di posizione.
La passività non c’è solo fra gli studenti, sia ben chiaro, anzi loro prendono esempio da troppi docenti ormai capaci di trasmettere solo rassegnazione e timorosi di schierarsi.
Quando cammino sul viale della Stazione mi rieccheggia nella mente un coro di „privatizzare è privare, vaffanculo a chi ci vuole provare“... già, cerchiamo di ricordarcene noi, perché il DIC sembra ci volti le spalle!