Si gioca col fuoco. Col fuoco sacro. Perché dopo l’introduzione dei discutibili obblighi di insegnare l’inno svizzero agli allievi e di svolgere le settimane bianche in Ticino, ora la Commissione scolastica del Gran Consiglio, o parte di essa, potrebbe addirittura mettere in croce la laicità della Scuola. È cronaca di questi giorni: con la scusa di salvare quel poco che rimane della materia ‘Storia delle religioni’, un gruppo di granconsiglieri vuole spianare la strada a un compromesso che farebbe rientrare dalla finestra l’obbligo, o il semi-obbligo, di frequentare l’ora di religione ‘tradizionale’. Una lezione che oggi in quarta Media è seguita da meno di un allievo su tre. Un compromesso che nasce tra le fila del Ppd e che potrebbe trovare il sostegno di altri partiti. Di quali? Non sorprenderebbe quello della Lega. Sorprenderebbe, ma neanche troppo, quello del Plr. Si vedrà. Resta il fatto che l’iniziativa lanciata quasi quattordici anni or sono dall’allora granconsigliera Laura Sadis, con la quale si proponeva l’istituzione di un corso di “cultura religiosa”, non smette di far discutere. E ciò nonostante che qualche giorno fa sia stata formalmente ritirata dal deputato Matteo Quadranti, che l’aveva a suo tempo ereditata dalla stessa Sadis.
Tale iniziativa, lo ricordiamo, mirava alla creazione di un corso ‘laico’ grazie al quale tutti gli alunni, indipendentemente dal credo, dal ceto sociale e dalla provenienza, avrebbero potuto affrontare e studiare il fenomeno religioso in quanto tale dal punto di vista storico e culturale. Senza ovviamente dimenticare il ruolo che ha avuto il cristianesimo in Europa per oltre duemila anni. Al contempo, il corso avrebbe dovuto fornire quelle nozioni di base necessarie per confrontarsi con altri credo quali l’islam, l’ebraismo, l’induismo e via dicendo. Un obiettivo nobile, specie di questi tempi. Per perseguirlo è tuttavia necessario che tale corso venga seguito da tutti gli allievi. Dev’essere inclusivo, non esclusivo. Una tesi sostenuta dagli esperti della Supsi che hanno giudicato – e promosso – la sperimentazione triennale di ‘Storia delle religioni’. Peccato però che sul tema il Decs e la Curia non abbiano mai trovato un accordo. Il dossier sembrava destinato alla polvere degli archivi. Specie dopo che Quadranti ha ritirato l’iniziativa perché nel frattempo la Commissione scolastica “stava optando per un sistema misto che non era quanto proposto dall’atto parlamentare”. Punto finale. Anzi no. Tra le fila del Ppd c’è chi vorrebbe riproporre tale sistema misto, magari con un’apposita iniziativa. Gli allievi sarebbero allora chiamati a scegliere tra l’ora di religione ‘classica’ o Storia delle religioni. Un aut aut che presenta perlomeno due problemi. Il primo: non tutti gli allievi sarebbero formati in maniera paritaria. Il secondo: con questo ibrido si renderebbe di fatto ‘semi-obbligatorio’ l’insegnamento religioso in una scuola laica. Di fronte a questo scenario, meglio prendersi una pausa di riflessione. Perché il ritiro dell’iniziativa da parte di Quadranti non è un’occasione persa. È semmai l’occasione per riprendere il ?lo di un discorso che si era perso. Ricordandosi magari che la scuola è sì sacra, ma non è santa.