ASSOCIAZIONE PER LA SCUOLA PUBBLICA DEL CANTONE E DEI COMUNI IN TICINO


La cruna della scuola


Non ha dubbi il Consigliere di Stato e direttore del Dipartimento dell’istruzione e della cultura Gabriele Gendotti:"Anche dopo la discussione in Gran Consiglio - afferma - la mia posizione riguardo ad un finanziamento della scuola privata (tramite sussidio da destinare alle famiglie degli allievi che la frequentano) non è cambiata: sono fermamente contrario sia per principio che per una questione pratica. Nel mio attuale ruolo, constato quotidianamente come le risorse a disposizione siano limitate, il che spesso ci porta a fare "salti mortali" per cercare di adempiere alle numerose esigenze di una scuola in continua evoluzione, che ha bisogno di rinnovarsi, che deve adattarsi dal profilo didattico e tecnologico. Di una scuola che deve affrontare nuove sfide, come l’introduzione dell’insegnamento obbligatorio dell’inglese già a partire dai primi anni delle medie, che non può ignorare il problema della violenza, dei contatti con le famiglie, dell’integrazione di allievi provenienti da realtà diverse dalla nostra". 
E se esigenze e problemi sono aumentati, le risorse sono addiritura diminuite. "Le risorse finanziarie per la scuola - spiega il Consigliere di Stato Gendotti - hanno subìto continue limature, in parte quasi lineari, che hanno tolto risorse per impegni imposti dalla legge. Basti pensare che quest’anno sono iscritti 700 allievi in più, il che determina aumenti proporzionali per compiti precisi e per costi di materiale, trasporti, ecc. 
L’introduzione dei sussidi verrebbe, di fatto, ad intaccare i fondi già limitati per la scuola pubblica". 
Ma il direttore del Dic è contrario al sussidiamento delle scuole private anche per principio.
"La scuola pubblica - continua - rientra in quei compiti irrinunciabili di uno Stato perché costituisce un terreno fertile ed ideale sul quale i giovani possono confrontarsi, imparare a conoscere e rispettare le diversità. Una scuola che deve essere lo specchio del paese, dove sono rappresentati tutti i ceti, diverse lingue, culture, mentalità e modi di vivere. Questo confronto sulle differenze rappresenta un arricchimento molto importante nella formazione dei nostri allievi". 
Nella sua analisi, il Ministro Gendotti non dimentica il confronto con la realtà scolastica di altri paesi.
 "Contrariamente a quanto credono in molti - afferma - le esperienze fatte in tutto il resto del mondo senza quasi, oserei dire, nessuna eccezione, ci dimostrano come il favorire o potenziare l’insediamento di scuole private rischia sempre di indebolire la scuola pubblica. Parliamo di paesi dove, in definitiva, si ritrovano ad avere una scuola di serie A, quella privata - più piccola dove la selezione viene operata già in partenza - e una di serie B, quella pubblica dove confluiscono tutti gli altri allievi, anche quelli problematici. 
L’Inghilterra, ad esempio, di fatto ha la scuola dei ricchi e quella dei poveri. In un Cantone piccolo com’è il nostro, dove sono stati compiuti grandi sforzi per far sì che la scuola pubblica fosse presente su tutto il territorio, l’introduzione del sussidio a lungo termine verrebbe a minacciare la decentralizzazione delle sedi scolastiche e che è frutto di 150 anni di una politica scolastica coerente". 
Ma ora che il controprogetto è passato in Gran Consiglio, non resta che sperare nel referendum popolare... "Da tanto tempo - conclude il direttore del Dic - vado sostenendo che in materia di finanziamento della scuola privata, deve essere il popolo a decidere. Se il popolo dovesse esprimersi a favore dell’apertura alle scuole private, vorrà dire che il popolo si sarà anche assunto la responsabilità di una tale scelta e, quindi, delle conseguenze che ne deriveranno, non a breve ma a lungo termine. Le scelte del popolo sovrano vanno sempre accettate e costituiscono una solida base per adottare riforme che vanno in una direzione diversa da quelle del passato". 

Intanto il Partito socialista, che si è schierato compatto contro il sussidiamento delle scuole private, si sta muovendo per promuovere il referendum popolare, anche nell’eventualità che l’iniziativa venga ritirata. 
"Faremo di tutto - interviene Anna Biscossa, presidente del Ps - perché si vada, in un modo o nell’altro, davanti al popolo. Riteniamo infatti che questa battaglia sia centrale per la democrazia in Ticino e per questo intendiamo impegnarci a fondo su questo fronte. Con la proposta dell’introduzione di un sussidio alle scuole private, sono stati messi in discussione i principi di uno Stato laico e i principi della democrazia.
Sia l’iniziativa che il controprogetto si sono profilati come una lotta di carattere puramente ideologico e di bottega. Quello che si sta prospettando non è un confronto su bisogni oggettivi di un paese quanto un confronto ideologico e come tale va affrontato". 

Dal canto suo, Mario Forni, dell’Associazione per la scuola pubblica, sottolinea l’iniquità della distribuzione di questo sussidio "inaccettabile perché sembra costringere lo Stato a sussidiare tutte le famiglie che mandano i figli alla scuola privata in modo incondizionato, mettendo lo Stato alla mercé delle scelte dei privati". 
Non si dimentichino poi le ripercussioni future che l’odierna decisione potrebbe determinare, laddove il sussidio "oggi riguarda una parte esigua della popolazione" è plausibile che in futuro lo stesso possa diventare "incentivo per lo sviluppo delle scuole private". Sempre in merito agli effetti futuri del provvedimento secondo Mario Forni "sarebbe stato necessario che il Gran Consiglio avesse fatto uno studio sulle conseguenze, ciò che non è stato fatto in nessuna maniera". 
Ma il rischio c’è, eccome, di "uno sviluppo disorganico delle scuole private, che potranno impiantarsi dove, quando, come vorranno, di qualsiasi ambiente o tendenza esse siano". Tutto questo a detrimento della scuola pubblica che "verrà a mancare progressivamente di persone e di mezzi finanziari e quindi, adagio adagio, come già è capitato in altri paesi, decadrà fino ad un disastro prevedibile". Eloquenti a questo proposito i casi "degli Stati Uniti, del Giappone e della Spagna. Insomma ovunque vi sia questo sistema ci si lamenta della cattiva qualità della scuola pubblica". 
Se necessario, Forni intende promuovere il referendum: "tocca al popolo prendere in mano le sorti della propria scuola pubblica e dire se la vuole difendere o abbandonarla a favore delle avventure dei privatisti". 

Pure Laura Sadis, capogruppo del Plrt, auspica che si arrivi ad una consultazione popolare "visto che il Parlamento si è praticamente diviso in due". Si dice quindi decisamente contraria "a questo tipo di finanziamento. Semmai sarebbe stato più opportuno valutare la necessità di un potenziamento dell’articolo 84 della Legge sulla scuola, che prevede un aiuto sociale alle famiglie costrette a mandare i figli alla scuola privata nel caso di comprovata necessità". D’altro canto è chiaro che "la libertà di scelta della scuola è ancorata alla Costituzione ma questo non deve combinarsi col concetto che lo Stato deve finanziare le scelte delle famiglie indipendentemente dalle necessità oggettive". Dal punto di vista ideologico, secondo Sadis: "la scuola è uno degli ambiti più propri dello Stato. Non è un discorso puramente retorico: la scuola deve democraticamente rispettare qualsiasi scelta filosofica, ideologica, religiosa. Una garanzia analoga non è scontata negli istituti privati, confessionali o meno". Non si tratta quindi di arroccarsi su posizioni anacronistiche nel tentativo di "recuperare vecchi schemi ottocenteschi o anticlericali. Anzi, è proprio il rispetto delle possibili fedi diverse (ideologiche o religiose) che dà ancora più valore alla scuola pubblica".

Infine abbiamo sentito Corrado Mordasini per la redazione de Il Diavolo. Ricordiamo che il quindicinale satirico aveva già annunciato in un comunicato stampa che intendeva lanciare il referendum nel caso fosse passata la proposta dei sussidi alla scuola privata. 
Mordasini ritiene che il "Parlamento non rappresenti il paese. Abbiamo una maggioranza di governo che crea delle alleanze, che però non rispecchiano quelle del paese reale" e fatalmente "difendono le esigenze di un’esigua minoranza". 
Mordasini fa altresì notare che "è ignobile che si concedano delle sovvenzioni a pioggia per una simile causa quando si continua a parlare di risparmio". Volendo fare un nome a caso "Bignasca ha due figli alla scuola privata. Cosa facciamo? Concediamo i sussidi anche a lui?". 
Concludendo, coi consueti toni della satira, Mordasini scaglia il suo dardo: "difendiamo la scuola pubblica, noi figli di Franscini. Questo è essere patrioti, per Dio.

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