ASSOCIAZIONE PER LA SCUOLA PUBBLICA DEL CANTONE E DEI COMUNI IN TICINO


La scuola di tutti


La scorsa settimana il Parlamento ticinese ha scelto a stretta maggioranza di sostenere il finanziamento delle famiglie i cui figli frequentano una scuola dell'obbligo privata. Un finanziamento indirizzato a tutte le famiglie, non solo a quelle che hanno difficoltà finanziarie nel fare questa scelta, un finanziamento che quindi toglierà risorse (da 5 a 10 milioni) alla scuola di tutti, quella pubblica, riversando le stesse con il più tradizionale e iniquo sistema dell'innaffiatoio. Un voto che è giunto dopo un lungo e travagliato iter commissionale che vedeva, quali protagonisti, soprattutto i dubbi degli iniziativisti sulla bontà della loro stessa proposta. A livello granconsigliare infatti è risultato chiarissimo come gli iniziativisti stessi volessero condurre ad ogni costo, anche rischiando di non centrare il risultato concreto finale che si erano prefissi, una battaglia ideologica e di bottega che aveva come unico scopo quello di aprire un varco, una breccia nelle fondamenta della scuola pubblica.

Una battaglia puramente ideologica dunque, visto che di fronte a proposte politiche di mediazione che estendessero e potenziassero il sostegno sociale alle famiglie, gli iniziativisti non hanno nemmeno voluto entrare nel merito, ribadendo che non contava tanto l'importo in gioco quanto piuttosto il principio. Per questo è inutile recriminare oggi sugli spazi di compromesso che ci si è lasciati sfuggire e in particolare sulla necessità di circoscrivere la discussione ai servizi offerti dalla scuola privata: il confronto, o meglio, lo scontro è sempre stato altrove. Che fare adesso? Certamente è necessario reagire alla decisione parlamentare chiamando in causa il popolo. Con quale procedura (se con un referendum o esprimendosi su iniziativa e controprogetto) lo vedremo dopo che i promotori avranno deciso se mantenere o ritirare l'iniziativa stessa. Con quali obbiettivi politici è invece possibile dirlo già oggi.

Prima di tutto con la convinzione che stiamo giocando una partita per la democrazia stessa. Non esiste infatti nessun consesso, nessun luogo di aggregazione (anche se progettato, costruito e finalizzato al raggiungimento dei più alti ideali formativi e pedagogici che si possano immaginare) in cui si possa fare scuola di democrazia come nella scuola pubblica per tutti, dove il debole si accompagna al forte, dove lo straniero convive con lo svizzero, dove il laico lavora e impara la filosofia con il credente, dove le idee della destra si confrontano con quelle del centro e della sinistra. Un confronto che nasce dai giovani stessi, dalla loro storia, dagli insegnamenti ricevuti nelle loro famiglie, per poi passare attraverso la pluralità di idee, di sensibilità e di competenze degli insegnanti, per sfociare infine nella varietà di idee che hanno guidato quei legislatori che hanno concepito, mediato e deciso sulla scuola ticinese. La scuola quindi come una costruzione pensata, gestita e vissuta quale palestra di democrazia e luogo privilegiato per l'edificazione di una cultura condivisa per il Paese. Una scuola certamente imperfetta, come è del resto imperfetta per definizione la democrazia, una scuola confrontata con problemi grandi e difficili, una scuola a cui vengono lanciate sfide crescenti, una scuola in continuo divenire. 
Il secondo obbiettivo politico è quello di salvaguardare questa scuola pubblica, per garantire alla stessa le risorse per poter mantenere il passo con una società sempre più complessa.

La formazione di base e permanente hanno bisogno di risorse, sia in termini di investimento immateriale (più competenze e quindi più aggiornamento per i docenti, condizioni d'apprendimento migliori, corsi di sostegno e di accompagnamento per gli allievi con difficoltà, per fare solo alcuni esempi), sia materiale (edifici appropriati ai bisogni, apparecchiature e materiali, ecc.). 

Già oggi nella scuola si devono sopportare le conseguenze di una riduzione importante e soprattutto crescente di risorse disponibili, trovandoci a volte di fronte a situazioni paradossali e comunque molto lontane da quelle che i nostri giovani potrebbero esoprattutto meriterebbero di avere. 
Alla luce di quanto precede (e di quanto non è stato detto per motivi di spazio) è necessario mantenere ad un livello molto elevato il confronto, che sarà difficile e soprattutto intenso. Probabilmente dovremo prepararci non solo per una battaglia. La posta in gioco è infatti così alta da richiedere una grande determinazione. Si vorrà la guerra? Anche in quel caso, noi non ci tireremo indietro!

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