I risultati dello studio PISA rendono cattivo servizio all’immagine del Ticino. La popolazione svizzera evidentemente non sa che la scuola pubblica del nostro Cantone non esclude pressoché nessuno : né perché immigrato né perché fa più fatica di altri a seguire i programmi. Stando ai titoli usati da giornali d’oltre Gottardo c’è di che essere persuasi che molti abbiano ritenuto il deludente risultato conseguito dagli allievi ticinesi del tutto ovvio, a conferma di una considerazione che ci fa invidiati per il clima e per i grotti ma non di sicuro per quasi tutto il resto. Quindi quanto è accaduto con lo studio PISA 3 non deve ripetersi. PISA 3 non può essere messo via così alla buona, indipendentemente dal fatto di attribuire o meno piena attendibilità ai dati elaborati dall’Ufficio federale di statistica. La prima domanda da porsi è questa : Come vengono selezionati i cento allievi ticinesi del nono anno scolastico chiamati a cimentarsi con le prove dello studio PISA ? Pare che le direzioni degli istituti scolastici e i docenti di classe non vengano per niente coinvolti. Male, perché lasciando tutto al caso non è da escludere che, vista la struttura della Scuola Media in Ticino, fra gli studenti scelti figuri un numero eccessivo di alloglotti o di ragazze e ragazzi che frequentano i cosiddetti corsi pratici, cosa per nulla disonorevole, anzi! Noi ticinesi in queste faccende non dobbiamo abbandonarci al caso ne delegare tutto agli altri. I partecipanti a così importanti inchieste vanno designati con criterio, valendosi della collaborazione dei docenti di classe e dei direttori di istituto. Se non si procederà in tal modo la nostra immagine rischia d’uscirne ulteriormente e inutilmente penalizzata.
Neppure ci può consolare la bella realtà dei nostri giovani che quando arrivano nelle alte Scuole politecniche, nelle università della Svizzera tedesca e francese e in quelle estere sanno farsi molto onore, superando sovente e alla grande i loro coetanei proprio in quelle materie scientifiche che nell’inchiesta PISA ci vedono purtroppo all’ultimo posto della graduatoria nazionale. Si è già detto e scritto molto sul come guardare e interpretare i risultati dell’inchiesta. La stessa Commissione Scolastica del Gran Consiglio ha chiesto al Governo d’essere dettagliatamente informata affinché possa occuparsene. Proprio in un momento che trova la Scuola al centro di molte attenzioni non sempre favorevoli, è giusto che dell’indagine PISA ci si preoccupi anzitutto per apportare correttivi laddove si ritiene che il bisogno lo giustifichi.
Dalle complesse valutazioni che accompagnarono la Riforma 3 della Scuola Media ticinese, riforma ora in fase di attuazione, emerse chiara l’importanza della lingua madre quale componente essenziale per lo sviluppo delle capacità di ragionamento della persona. Proprio a proposito dei risultati dell’inchiesta PISA eminenti personalità della nostra Scuola hanno sottolineato gli ostacoli crescenti che incontrano gli allievi nel seguire il docente quando espone concetti di una certa complessità e il loro impaccio quando cercano di tradurre in parole dette o scritte i loro pensieri. Ciò sembra confermare la difficoltà dei giovani nell’usare con competenza le risorse della lingua madre.
Colpa del linguaggio televisivo, di quello spesso assurdo della pubblicità, oppure è colpa dell’abbandono dello studio della grammatica, del diminuito approccio ai testi classici ? Chi è convinto e io lo sono che il Ticino disponga di un’ottima scuola sente indigesti i risultati dello studio PISA 3. Altri viceversa vi vedono rispecchiata una situazione che definiscono molto preoccupante. Tutti comunque vogliamo un Ticino competitivo, pienamente all’altezza dei tempi che proprio nella scuola e nella formazione abbia i suoi punti di forza.
Bisogna perciò discutere dell’inchiesta PISA per cogliere quanto di indicativo fornisce, ma anche per non avallare con il silenzio patenti di sudditanza intellettuale e culturale non corrispondenti alla realtà e nocive per gli interessi generali del nostro Cantone.