È attualmente in consultazione presso le cerchie interessate un progetto del Dipartimento istruzione e cultura sulla nuova impostazione che si intende dare all'insegnamento delle lingue straniere nelle nostre scuole. In sintesi, rispetto alla situazione attuale la gerarchia d'importanza verrebbe ribaltata. Il francese perderebbe infatti la sua tradizionale funzione di principale lingua straniera e si dovrebbe accontentare di un ruolo marginale, poiché dopo la seconda media diverrebbe puramente facoltativo. Un declassamento di non lieve entità lo subirebbe anche il tedesco, che rispetto ad oggi inizierebbe un anno più tardi e sarebbe inoltre "scavalcato" dall'inglese. Quest'ultimo sarebbe quindi l'unico beneficiario dell'innovazione. Oltre a venir anticipato di un anno, non sarebbe infatti più facoltativo ma, a partire dalla seconda media, diverrebbe obbligatorio per tutti. Non c'è dubbio che la proposta rifletta perfettamente un certo "sentire comune" sempre più diffuso anche nel nostro Cantone; un sentire per il quale il francese sarebbe ormai una specie in via di estinzione, il tedesco una necessità sopportata malvolentieri e l'inglese, per contro... il "sol dell'avvenire". Lo si nota nell'uso sempre maggiore di termini inglesi (o anglo-americani) nel linguaggio corrente e nell'enorme spinta esercitata in tal senso dalle moderne tecnologie.
A rafforzarla contribuiscono pure i mezzi d'informazione e d'intrattenimento. Si direbbe infatti che per i curatori delle varie trasmissioni radio-televisive, gli "chansonniers" francesi non esistano neppure, la musica tedesca sia considerata un'espressione barbarica, mentre dischi e libri e film e generi musicali e quant'altro provenga da oltreoceano spadroneggia su tutto l'arco della giornata. In questo contesto, pensare di potersi opporre all'introduzione generalizzata dell'inglese nelle scuole sarebbe ovviamente del tutto inutile. Qualche "annotazione a margine" mi sembra tuttavia doverosa. Innanzitutto per rilevare come, con l'innovazione proposta, l'insegnamento del francese (al di là delle vaghe assicurazioni in senso contrario) venga di fatto smantellato. È vero che rimarrebbe presente per 5 anni, ma in un'età infantile o preadolescenziale (dagli 8 ai 13 anni) nella quale, cioè, gli allievi imparano sì in fretta, ma dimenticano... con ancora maggior facilità. Ad insegnarlo saranno peraltro essenzialmente i futuri docenti di scuola elementare, che avranno loro stessi concluso (o comunque potuto concludere) lo studio della lingua di Voltaire dopo... la seconda media. Il che consente almeno qualche serio dubbio sulla qualità di tale "insegnamento"! Se poi lo si volesse introdurre anche in forma scritta - ad un'età in cui gli allievi non conoscono ancora bene la grafia dell'italiano - a subirne le conseguenze sarebbe anche l'apprendimento della nostra lingua (altro che "potenziarlo" come si afferma!). Quanto alla riduzione di un anno dell'insegnamento del tedesco, sarebbe bene ricordare che per noi italofoni questa lingua è piuttosto ostica, e per giunta poco amata dal "ticinese medio". Inevitabilmente, tale riduzione andrebbe quindi a scapito del livello di conoscenza (verosimilmente già non eccelso) delle "lingua di Göthe" al termine delle nostre scuole. Il tutto avrebbe poi una conseguenza sulla quale, mi pare, si sorvola un po' troppo facilmente. Mi riferisco all'ulteriore allentamento dei rapporti fra il Ticino e il resto della Svizzera. È vero che, dal momento che tutti studieranno l'inglese, gli svizzeri potranno intendersi fra di loro anche in questo idioma. Si tratterà però di un'intesa superficiale, adatta ai soggiorni turistici ma che non permetterà né di lavorare né di studiare nelle altre parti del paese. La conseguenza più probabile della strada che si intende imboccare sarà quindi che in futuro i giovani ticinesi non andranno più a studiare né in Svizzera francese né in Svizzera tedesca, bensì in Italia o... direttamente in America! Può anche darsi che nella logica della globalizzazione ciò sia auspicabile. Ma lo sarà anche in quella della politica interna? Forse, fermarsi a rifletterci un momento, anziché galoppare a spron battuto verso l'obbiettivo prefissato, non sarebbe male!