Documento dell’Associazione per la scuola pubblica del Cantone e dei Comuni
Il Comitato dell’Associazione per la scuola pubblica del Cantone e dei Comuni, preoccupato per i tagli di spesa di cui la scuola pubblica ticinese è stata oggetto negli ultimi anni, ne fa qui l’elenco e ne mette in risalto le più ovvie conseguenze.
1. Risparmi dello Stato sulla scuola pubblica dal 1996 al 1999
Il Comitato dell'Associazione per la scuola pubblica del Cantone e dei Comuni riconosce che uno sforzo di contenimento delle spese si rivela oggi necessario per garantire l’equilibrio finanziario dello Stato.
Ammette pure che la scuola e i docenti debbano partecipare a tale sforzo, previa tuttavia una severa valutazione delle priorità generali dello Stato - la formazione dei giovani dovrebbe figurare in testa alle preoccupazioni di una società come la nostra - e un esame restrittivo delle spese in altri settori, che agli occhi dei cittadini appaiono spesso poco giustificate o eccessive, non sempre rigorosamente controllate oppure rispondenti a standard di lusso eccessivo.
Non ci consta che un tale esercizio sia stato compiuto dal Consiglio di Stato né dal Gran Consiglio.Già con il primo pacchetto di risparmi, votato nel 1996, e con i preventivi per gli anni 1996 e 1997 sono state adottate misure che hanno imposto sacrifici ai funzionari e ai docenti, sotto forma di riduzioni del rincaro, delle indennità e degli aumenti, nonché di riduzioni degli effettivi.
Sono state ridotte prestazioni per la scuola e la formazione, in particolare con la riduzione dei sussidi per la formazione professionale.Una lunga serie di misure è stata adottata con il secondo pacchetto di risparmi, proposto dal Consiglio di Stato con messaggio del 21 marzo 1997 e votato dal Gran Consiglio il 24 giugno 1997.
Parecchie di queste misure hanno imposto nuovi sacrifici ai funzionari e ai docenti.
E’ stato introdotto temporaneamente il contributo di solidarietà, ossia la partecipazione individuale, per gli anni 1998 e 1999, pari al 2.5% dello stipendio base lordo comprensivo del carovita, esonerati i primi 40.000 Fr (risparmio annuo: 8.5 milioni di Fr per il 1998; per il 1999 saranno 4.25 milioni, dal momento che, stando al messaggio sul Preventivo 2000, si conta di rimborsarne la metà).
E’ stato introdotto il blocco temporaneo degli aumenti annuali (risparmio annuo: 2.4 milioni di Fr), come pure il blocco temporaneo degli avanzamenti (risparmio annuo: 2.1 milioni di Fr).
E’ stata decisa una riduzione straordinaria degli effettivi.
Sono poi state adottate misure specifiche per la categoria dei docenti: è stato soppresso il rimborso delle spese di viaggio e delle indennità per i corsi di aggiornamento facoltativi (risparmio annuo: 0.1 milioni di Fr).
E’ stato sospeso temporaneamente il congedo di aggiornamento (risparmio annuo: 0.6 mio. di Fr).
E’ stato ridotto il numero delle ore retribuite per la frequenza, da parte dei docenti del settore professionale, dei corsi di abilitazione all’Istituto svizzero di pedagogia per la formazione professionale (risparmio annuo: 0.3 milioni di Fr).
Sono inoltre state adottate parecchie misure di trasferimento di oneri dal Cantone ai Comuni e alle famiglie.
E’ stata introdotta la partecipazione - dei Comuni a 1/3 delle spese proporzionalmente al numero degli allievi - e delle famiglie, contributo di 50.- Fr per allievo che fa capo al trasporto degli allievi della scuola media (risparmio annuo: 1.6 milioni di Fr).
E’ stato abolito il sussidio ai Comuni per le supplenze dei docenti di scuola dell’infanzia e di scuola elementare (risparmio annuo: 1.3 milioni di Fr).
E’ stato abolito il rimborso delle spese di viaggio degli apprendisti per il tragitto domicilio-scuola, misura che il Gran Consiglio aveva in passato rifiutato (risparmio annuo: 1.0 milioni di Fr).
E’ stato aumentato il costo del pranzo nelle refezioni (risparmio annuo: 0.5 milioni di Fr).
E’ stata introdotta una tassa semestrale, di Fr 500.-, per la frequenza delle scuole del terzo ciclo, ossia delle scuole che prendono avvio dopo una prima formazione postobbligatoria, ad esempio la Scuola Magistrale (risparmio annuo: 1.0 milione di Fr).
E’ stata lasciata ai privati la Casa dello studente a Locarno (risparmio annuo: 0.3 milioni di Fr).
Sono stati ridotti i sussidi per i corsi di perfezionamento professionale e per i corsi di perfezionamento linguistico (risparmio annuo: 0.8 milioni di Fr).
Sono state ridotte le forniture di materiale scolastico e di libri di testo, per esempio nella scuola media complessivamente da 300.- a 178.- Fr per allievo.
Parecchie misure hanno ridotto direttamente i servizi della scuola.
E’ stato imposto l’aumento del numero di allievi per classe nelle scuole elementari, con il rischio di accrescere le difficoltà di gestire classi con allievi che presentano rilevanti differenze linguistiche, etniche e culturali (risparmio annuo: 0.3 milioni di Fr).
E’ stato sospeso il cosiddetto monte-ore a disposizione delle sedi scolastiche, con l’effetto di ridurre le loro possibilità di promuovere innovazioni pedagogiche e didattiche (risparmio annuo: 0.6 milioni di Fr).
E’ stato ridotto il numero dei docenti di ginnastica correttiva (risparmio annuo: 0.3 milioni di Fr).
E’ stata ridotta la durata della scuola tecnici dell’abbigliamento (risparmio annuo: 0.2 mio di Fr).
Sono stati aboliti i corsi di lingue alla scuola media commerciale di Lugano (risparmio annuo: 0.2 milioni di Fr).Sono state ridotte le prestazioni delle biblioteche scolastiche (risparmio annuo: 0.2 milioni di Fr).
Un’altra lunga serie di misure di risparmio è stata adottata con il preventivo per l’anno 1999, presentato dal Consiglio di Stato con messaggio del 23 ottobre 1998 e approvato dal Gran Consiglio il 17 dicembre 1998.
Sono stati ridotti i contributi del Cantone al perfezionamento professionale (risparmio annuo: 0.5 milioni di Fr).
Sono stati ridotti i contributi ai centri aziendali (risparmio annuo: 0.1 milione di Fr).
Sono stati ridotti i contributi per i corsi di introduzione (risparmio annuo: 0.1 milione di Fr).
Sono stati ridotti i contributi alle scuole universitarie professionali (risparmio annuo: 1.7 mio di Fr).
Il messaggio del Consiglio di Stato proponeva anche una riduzione di 1 milione di Fr degli assegni di studio e tirocinio. La proposta è però stata bocciata dal Gran Consiglio.
Il Consiglio di Stato ha proposto un nuovo trasferimento di oneri dal Cantone ai Comuni, mediante una riduzione del 10% del sussidio cantonale sugli stipendi dei docenti comunali. La commissione della gestione e delle finanze ha tuttavia compiuto un passo verso i Comuni, proponendo di fissare la riduzione del sussidio cantonale al 5%. Il Gran Consiglio ha seguito la propria commissione, respingendo a debole maggioranza un emendamento mirante a sopprimere la riduzione. Tale riduzione è nuovamente proposta dal Consiglio di Stato con il preventivo 2000.Lo stesso preventivo 1999 ha imposto nuovi sacrifici anche ai funzionari e ai docenti.
Non è stato riconosciuto il rincaro maturato (risparmio annuo: 0.75 milioni di Fr).
E’ stata ridotta l’indennità per figli all’apprendistato o agli studi (risparmio annuo: 0.2 mio. di Fr).
E’ stato imposto di trasformare la gratificazione per anzianità di servizio in congedo pagato (risparmio annuo: 1.5 milioni di Fr).
Sono state abolite le gratificazioni parziali per anzianità di servizio ai pensionandi (risparmio annuo: 0.5 milioni di Fr).
Sono state inasprite le disposizioni sulla sostituzione del personale assente temporaneamente per malattia, infortunio, ecc. (risparmio annuo: 0.5 milioni di Fr).
E’ stata decisa un’ulteriore riduzione degli effettivi dei dipendenti, proposta dal Consiglio di Stato nella misura dell’1.7% ed elevata dal Gran Consiglio al 2% su proposta della commissione della gestione e delle finanze (risparmio annuo: 2.8 milioni di Fr).
E’ stata invece bocciata dal Gran Consiglio, in armonia con la tesi della commissione gestione e finanze, la proposta del Consiglio di Stato di inserire nella legge sulla cassa pensioni dei dipendenti dello Stato una norma transitoria per ridurre dell’1.0% il contributo del datore di lavoro per il 1999.
Nel frattempo è stato ridimensionato il servizio dentario scolastico, sopprimendo la gratuità delle terapie dentarie conservative per gli allievi della scuola dell’obbligo.
E’ all’esame l’abolizione del servizio di ginnastica correttiva, creato all’inizio degli anni settanta.
Il Comitato scrivente constata che nei programmi di risparmio è stata privilegiata la tattica dei tagli lineari e che è stata insufficientemente considerata l’esigenza di valutare la diversità della funzione e degli effetti dei singoli gruppi di voci di spesa pubblica e quindi l’esigenza di provvedimenti differenziati nel genere e nella misura.
La tendenza a diminuire le entrate dello Stato ha l’effetto di esasperare la ricerca delle possibilità di risparmio e di aggravare le conseguenze delle misure che diventano sempre meno tollerabili.
2. Alcune conseguenze dei tagli sui rapporti di spesa e sul sistema scuola.
2.1. Occorre premettere che la posizione del Canton Ticino, tra i Cantoni svizzeri e rispetto alla media nazionale, per quanto riguarda gli investimenti per la formazione non era già brillante nel 1995, come dimostra la tabella seguente; negli ultimi anni è ulteriormente peggiorata.
Spese pubbliche globali (cantonali e comunali) per l'insegnamento
nel 1995 secondo il Cantone:in % del reddito cantonale in % del totale delle spese GE 8,09 SZ 29,96 JU 8,06 NW 27,89 NE 7,76 ZG 27,69 BE 7,70 SG 27,58 VS 7,46 AG 27,55 FR 7,20 BL 26,45 LU 7,01 SO 25,78 AR 6,86 TG 25,52 OW 6,77 FR 25,30 SG 6,73 LU 25,17 BS 6,19 BE 24,69 VD 6,16 AR 23,71 GR 6,14 AI 23,36 SZ 6,06 GE 23,33 SO 6,06 ZH 23,22 TI 5,99 NE 22,17 AI 5,89 VS 21,97 TG 5,87 SH 21,72 NW 5,72 GL 21,40 AG 5,70 VD 21,23 UR 5,63 OW 20,79 BL 5,62 BS 20,29 SH 5,45 TI 19,61 ZH 5,36 GR 18,20 GL 4,79 UR 17,73 ZG 4,53 JU 17,56 CH 6,35 CH 23,62
Nel 1995 la classifica del reddito cantonale investito nell’insegnamento (media CH: 6.36%) vedeva il Ticino al 16. posto tra i Cantoni con il 5.99%; quella riguardante la percentuale delle spese riservate all’insegnamento sul totale delle spese pubbliche (media CH: 23.62) il Ticino lo vedeva al 23. posto (solo Giura, Uri e Grigioni spendevano di meno) con il 19.61%.
In entrambi i casi il Ticino si trovava già allora al di sotto della media svizzera.L’evoluzione dei costi globali nel secondario I (si esemplifica sulla Scuola Media utilizzando dati elaborati e messi a disposizione dall’ufficio Studi e ricerche e dall’ufficio dell’Insegnamento medio), per classe e per allievo dal 1997 al 1998, denota l’andamento seguente:
Anno Costi globali Costi per sezione Costi per allievo 1997 205.368.000 383.100 18.790 1996 206.560.000 387.500 18.800 1995 206.280.000 386.200 18.840 1994 208.318.000 387.900 19.060 1993 200.477.000 373.300 18.430 1988 164.756.000 267.100 18.300 Si nota chiaramente che fino al 1994 i costi sono continuamente aumentati.
In seguito si nota o una stabilità o anche una leggera flessione.
Infine la scuola media non è più completamente gratuita per gli allievi. Come detto, nel 1994 il credito per allievo per materiale scolastico ammontava a Fr 300.-; nel 1999 è stato ridotto a Fr 178.-
Inoltre le famiglie devono contribuire con Fr 50.- alle spese di trasporto casa-scuola.
2.2. Nonostante i costi inferiori, il Ticino era e rimane al 1. posto in Svizzera per la percentuale di allievi scolarizzata nelle classi regolari; infatti, la percentuale di allievi che frequenta le scuole speciali non ha mai raggiunto il 2 %, mentre la media svizzera è vicina al 6 %, e in alcuni cantoni ci si avvicina al 10 %.
Questa situazione permette grandi risparmi al Cantone, in parte compensati da spese maggiori per il sostegno pedagogico, dal momento che la presenza di allievi disabili nelle classi regolari richiede uno sforzo notevole nella differenziazione dell’insegnamento.Inoltre, negli ultimi 5 anni la media di allievi per sezione nella scuola media è sempre stata superiore a 20. In Svizzera la media ticinese è tra le più alte (23° posto).
Combinando i due dati (alta presenza di allievi disabili nelle classi normali e numero di allievi per classe), scopriamo che in Ticino abbiamo insieme un modello integrativo (cioè oltre il 98 % di tutti gli allievi frequenta le scuole regolari) e classi assai numerose.
Ne conseguono risparmi per lo Stato e la necessità di un impegno maggiore per gli insegnanti.
2.3. Alta eterogeneità delle classi nelle scuole dell’obbligo
Eterogeneità (*) delle classi nelle scuole obbligatorie nel 1996/97
GE 74,02 BS 57,68 TI 50,89 VD 45,41 NE 42,15 ZH 38,99 SH 36,08 GL 32,76 AG 31,06 ZG 30,98 SG 30,41 SO 30.10 FR 29.03 TG 28.97 VS 27.19 BL 26.32 GR 24.82 LU 23.40 SZ 23.31 BE 15.06 AR 14.53 JU 12.74 UR 10.38 AI 8.16 NW 4.98 OW 4.66 CH 33,00
(*) Viene considerata molto eterogenea la classe che conta almeno il 30% di allievi di lingua straniera o almeno il 30% di allievi di nazionalità estera.
L’eterogeneità delle classi è sicuramente un arricchimento culturale e sociale, ma può provocare anche qualche complicazione nell’organizzazione dell’insegnamento (necessità di diversificare maggiormente molte attività).
Nel Canton Ticino più del 50 % delle classi sono molto eterogenee (solo Basilea e Ginevra ci superano); l’eterogeneità riguarda la presenza nelle classi tanto di allievi con difficoltà di apprendimento quanto di allievi di diversa lingua e cultura.
Inoltre, gli allievi alloglotti, pur fruendo di corsi di lingua a loro riservati, vengono inseriti subito nelle classi regolari per il resto delle ore; nelle classi regolari sono pure presenti allievi a volte molto difficili, con problemi comportamentali; tutto questo permette di risparmiare su altri servizi, ma richiede un impegno supplementare agli insegnanti, i quali non sempre vengono puntualmente aggiornati per affrontare tutte le situazioni.Parallelamente alle misure di risparmio, negli ultimi anni i docenti si sono visti assegnare ulteriori compiti e maggiori responsabilità, senza che ci si preoccupasse di aggiornarli in questi settori.
In particolare gli insegnanti devono occuparsi di nuove tecnologie informatiche, di orientamento scolastico e professionale, di educazione sessuale, prevenzione dell’AIDS, educazione alla salute.
Questi nuovi compiti in altri cantoni sono delegati ad altri servizi o a specialisti, con relativo incremento dei costi.
Il Canton Ticino risparmia quindi cifre notevoli, delegando questi compiti ai docenti regolari; parallelamente riduce le risorse investite per l’aggiornamento e peggiora le condizioni di lavoro.
2.4. Sul funzionamento degli istituti scolastici e sugli operatori.
(Utilizziamo per questa parte il documento, non certo sospetto di corporativismo in favore dei docenti, intitolato «Verifica globale dell’Amministrazione – Rapporto n. 13: gestione degli Istituti scolastici e professionali» presentato nel marzo 1998 dalla ditta A. Andersen).
Come indicazione generale può valere quanto si legge a pag. 38:
«La politica attuale, essenzialmente rivolta al contenimento della spesa senza tener conto dell’impatto delle misure adottate non ha permesso di svolgere una riflessione atta a prevenire le eventuali conseguenze negative sul livello di motivazione e di coinvolgimento dei docenti.»
A pag. 10 si illustra una situazione già di per sé problematica:
«In generale non sono sufficientemente sviluppati finora gli strumenti di gestione del personale d’istituto (membri di direzione e personale docente). Questa constatazione si applica in particolare agli strumenti di motivazione (alcuni dei quali sono stati rimessi in discussione dalle misure di contenimento dei costi) e di valutazione delle prestazioni del corpo insegnante.
Conseguenza di questo fatto è un rischio di demotivazione del personale d’istituto, in particolar modo del personale docente.»Questo rischio, aggiungiamo noi, è tanto più incombente che il corpo insegnante della scuola ticinese ha oggi un’età media piuttosto elevata e che il suo ricambio viene frenato dalle stesse misure di risparmio in atto.
Senza voler indulgere a piagnistei, possiamo affermare che uno degli effetti maggiori delle misure di risparmio prese finora e qui sopra elencate è stato di peggiorare sensibilmente la condizione retributiva e di lavoro di coloro che operano nella scuola.A pag. 24 il Rapporto citato offre un esempio di provvedimento preso senza preoccuparsi troppo delle conseguenze:
«Gli strumenti di incentivazione-responsabilizzazione dei docenti sono oggi di portata assai limitata, e determinati strumenti che hanno contribuito in passato a motivare i collaboratori sono oggi rimessi in discussione», ovviamente per motivi di risparmio.
«Quale esempio segnaliamo l’attribuzione di sgravi dall’insegnamento per compiti specifici. Anche se questi sgravi non sono formalmente concepiti come strumento di incentivazione, per il fatto che sono riconoscimenti dell’impegno particolare di un docente in determinate aree, funzionano come incentivi.»Altri esempi a pag. 25:
«Al di là degli sgravi, va segnalato come altri elementi di motivazione e di incentivazione nei confronti della professione di docente siano recentemente diminuiti, in seguito all’adozione di misure di risparmio. Segnaliamo in particolare :
- le borse di studio per la ricerca ;
- i congedi di aggiornamento ;
- il monte-ore attribuito ai singoli istituti per progetti particolari.
Questi «strumenti» hanno contribuito in passato allo sviluppo professionale del corpo insegnante. Benché non sia stato svolto uno studio specifico, queste restrizioni sembrano avere delle ripercussioni negative sul livello di motivazione dei docenti.»Seguono, a pag. 38-39, dei suggerimenti che vanno ovviamente in senso opposto alle misure di risparmio finora imposte:
«Suggeriamo, nei limiti del possibile, di dare agli istituti la possibilità di gestire in modo autonomo alcune delle misure atte a garantire la motivazione e lo sviluppo del personale.
Tra le possibili azioni che potrebbero essere intraprese a livello di istituto segnaliamo:
- una maggiore differenziazione tra le varie funzioni del docente (citiamo ed esempio la funzione di capogruppo di materia o le funzioni di coordinamento e animazione di attività particolari previste nell’ambito del Progetto d’istituto) ;
- una maggiore intercambiabilità tra ore-lezione e altri oneri, prevedendo la possibilità, per l’istituto, di gestire un monte-ore globale da attribuire per compiti specifici; si potrebbe ipotizzare, in aggiunta, lo sviluppo di strumenti quali il monte-ore di istituto per progetti particolari e le borse di studio per ricerca ;
- l’identificazione di percorsi di carriera alternativi sia all’interno della funzione di insegnamento sia all’esterno (aggiungiamo noi tra parentesi che la chiusura e rigidità della « carriera », specie per i maestri di scuola elementare, è da tempo uno dei problemi della categoria);
- gli incentivi ad una progressiva riduzione dell’onere di lavoro al fine di favorire il ricambio generazionale del corpo docente.»
Saggiamente il rapporto conclude, sempre a pag. 39: « Nella misura in cui i provvedimenti di cui sopra possono comportare un costo (investimenti), bisognerà valutare quali siano le aree prioritarie…»
Come si vede, le dinamiche per così dire naturali della scuola sono ben difficilmente compatibili con le misure lineari di risparmio introdotte in questi anni; esse richiedono, al contrario, nuove misure di potenziamento e pertanto nuovi investimenti.
Non effettuarli significa ipso facto bloccare lo sviluppo della scuola e preparare la strada a disfunzioni più gravi.
2.5. Sul trasferimento di oneri ai Comuni e alle famiglie.
Sono stati trasferiti oneri ai Comuni, la cui situazione finanziaria è già difficile.
Tutti i trasferimenti d'oneri dal Cantone ai Comuni sono fonte di preoccupazione per questi ultimi: i Comuni sono già se non oberati almeno severamente impegnati da tante mansioni che le leggi gli assegnano e il loro margine di manovra è in generale ridotto.
Per Comuni dalla forza finanziaria media o debole, ogni spostamento di oneri dal Cantone si traduce con un carico mal sopportabile. Se poi l’onere trasferito riguarda la scuola, che per tanti Comuni è un bene irrinunciabile, esso si traduce immediatamente in un nuovo carico per il bilancio.
Atti come l’abrogazione dei sussidi cantonali per i docenti di attività musicale, di ginnastica e di ginnastica correttiva, il sussidiamento solo parziale per i docenti di attività creative, l’abolizione del sussidio cantonale per le supplenze (solo questa costa a un Comune come Arbedo-Castione più di 20.000 Fr), mettono i Comuni di fronte all’alternativa: o cancellare spese per la scuola (lo stesso Comune ha dovuto, per esempio, sospendere la scuola montana), oppure sobbarcarsi le nuove spese, ciò che significa ipso facto trasferirle sui contribuenti.
I Comuni chiedono che, soprattutto a proposito della scuola, lo Stato, e per esso il Gran Consiglio, valuti molto attentamente tutte le ripercussioni che i risparmi decisi dal Cantone possono avere sui Comuni e sulle loro scuole ed eviti, se possibile, trasferimenti di oneri che, non potendo in generale essere né ricusati né cancellati, aggravano le difficoltà dei Comuni stessi.
Sarebbe infine una beffa per i Comuni, se i risparmi fatti dal Cantone e addossati ai Comuni servissero un giorno per sussidiare gli allievi delle scuole private!3. Conclusioni
Il processo in atto, di risparmi statali che mettono in difficoltà diverse componenti della scuola, e precisamente allievi, famiglie, docenti, istituti e Comuni, si svolge proprio mentre è più che mai forte la necessità per il mondo della scuola di far fronte a nuove esigenze e nuove richieste.
Non può, per esempio, essere frenata l’esigenza di potenziare e di innovare, che è insita nella natura stessa della scuola, deve essere considerata in ogni suo ordine e deve potersi estendere a ordinamenti, strutture, mezzi e modi dell’insegnamento.
Non possono neppure essere trascurati bisogni specifici, sia tradizionali come biblioteche, laboratori, uscite culturali, attività artistiche e sportive, sia emergenti e di ordine più sociale, come mense, studio assistito, doposcuola, ecc.I provvedimenti presi e gli ostacoli alla soddisfazione dei nuovi bisogni colpiscono inevitabilmente in misura maggiore le fasce più deboli della popolazione e le zone meno favorite del Paese.
E’ innegabile il rischio che si aggravino discriminazioni sociali e regionali attenuate se non cancellate con l’impegno di decenni.
Aggiungasi il rischio che anche i gravosi impegni per l’università, la SUPSI e altre scuole nuove possano diminuire le risorse finora disponibili per il sistema scolastico di base: SI, SE, SM, Liceo, Scuole professionali, Scuole speciali, Laboratori protetti…In un documento come questo non si può neppure sottacere la preoccupazione per le voci che si alzano ad auspicare, specie per la fascia dell’obbligo, un modello di scuola-azienda, e pertanto a incoraggiare valutazioni dei risultati scolastici, e quindi della scuola stessa, in termini di profitto utilitaristico, con conseguenti inasprimenti della selezione effettuata secondo tali criteri e, con essa, della ‘mortalità scolastica’.
Un simile atteggiamento è inoltre inconciliabile con altre funzioni fondamentali della scuola di base, per esempio l’educazione personale e civile, l’integrazione di tutti i giovani in una società pluralistica e democratica.E’ per noi incomprensibile il fatto che di fronte a queste gravi difficoltà della scuola pubblica vi siano cerchie che chiedono il sostegno finanziario dello Stato alle scuole private. Se queste pretese fossero accolte, altri milioni sarebbero sottratti alla scuola pubblica, la quale verrebbe ulteriormente indebolita. Le conseguenze di una scuola pubblica degradata sarebbero pesanti per l’intero paese, come lamentano altre nazioni (citiamo per esempio l’Inghilterra e la Spagna), che già vi sono incappati.
Il Comitato dell’Associazione per la scuola pubblica del Cantone e dei Comuni richiama dunque l’attenzione delle cittadine e dei cittadini sulla persistente necessità di una scuola pubblica forte e invita le autorità cantonali a prescindere d’ora innanzi da misure che ne compromettano la qualità o ne impediscano la crescita. Conferma infine la propria opposizione alle richieste di intervento finanziario dello Stato a sostegno, diretto o indiretto, delle scuole private.
Il Comitato
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