ASSOCIAZIONE PER LA SCUOLA PUBBLICA DEL CANTONE E DEI COMUNI IN TICINO

Manifesto del Comitato promotore
dell'Associazione per la Scuola Pubblica del Cantone e dei Comuni in Ticino.
Maggio 1997.


  1. Insidiata in Ticino la scuola pubblica del Cantone e dei Comuni.

    La recente iniziativa generica denominata "Per un'effettiva libertà di scelta della scuola" promossa lo scorso febbraio dal "Coordinamento delle scuole pubbliche non statali" intesa a introdurre un sussidio finanziario in favore delle famiglie con figli che frequentano scuole rette da privati, sostenuta da quasi 25'000 firmatari, è soltanto l'ultimo dei tentativi recenti di indebolire il nostro ordinamento scolastico cantonale e comunale, già messo alle strette dalla crisi economica e dalle difficoltà finanziarie degli enti pubblici. Ne rammentiamo altri avvenuti in precedenza:

    • l'iniziativa parlamentare presentata il 24 giugno 1991 dall'on. Pezzati per defiscalizzare le rette delle scuole private respinta dal Gran Consiglio il 15 marzo 1993;

    • la petizione, corredata da 28'972 firme, deposta il 3 febbraio 1993, a sostegno della precitata iniziativa parlamentare;

    • l'iniziativa parlamentare presentata il 6 ottobre 1994 dagli on. Pezzati e Donadini, con la quale si chiedeva che ad ogni allievo che frequentasse una scuola privata fosse concesso un buono corrispondente a una percentuale significativa di quanto costa il personale insegnante della scuola pubblica di pari grado;

    • il manifesto "Per una scuola pubblica statale e non statale e per una effettiva libertà di scelta della scuola" pubblicato nel dicembre del 1994 dal "Coordinamento" citato.

  2. Un'associazione per difendere e promuovere la scuola pubblica dello stato

    Di fronte a questi propositi e a queste iniziative, noi cittadini sottoscritti riteniamo giunto il momento di raccogliere e far sentire la voce di chi in questo Paese difende la scuola pubblica del Cantone e dei Comuni e ne teme un indebolimento pernicioso per le prossime generazioni e per il futuro dell'intera società.
    Noi invitiamo i concittadini a riflettere, a prendere coscienza dell'importanza della sfida in atto e a reagire. Proponiamo di formare un'associazione per difendere e, semmai, migliorare ancora tale scuola nel Cantone Ticino e invitiamo ad aderirvi.
    Le nostre motivazioni riempiono questo documento, ma possono essere sintetizzate come segue.

    • La scuola pubblica, ossia di tutta la società, organizzata e diretta attraverso lo Stato, ha sostituito a partire dal primo Ottocento le poche scuole che esistevano, totalmente inadeguate ai bisogni; da quasi due secoli costituisce una straordinaria impresa culturale e civile per la formazione dei giovani e per la coesione sociale, a cui tutta la società ticinese ha contribuito con convinzione e sacrifici, e della quale oggi può essere fiera.

    • Tale scuola, mettendo a disposizione di tutti un servizio pensato per tutti, è stata decisiva nell'aiutare i giovani di questo paese, senza distinzioni di alcun genere, a crescere capaci di vivere e agire nel loro tempo: come persone consapevoli, solidali e tolleranti in una società sempre più complessa e composita; cittadini responsabili in una democrazia sempre più difficile; lavoratori competenti in un mondo del lavoro sempre più esigente.

    • Così, per nostra fortuna, sono andate le cose in questo paese e non ha senso richiamarsi oggi alle esperienze di altri per farle sembrare difettose o arretrate.
      Noi sosteniamo piuttosto che il modello e l'azione della nostra scuola pubblica appaiono oggi ancora perfettamente adeguati, anzi più necessari che mai, in un momento in cui gli orizzonti culturali si spalancano, la società si trova di fronte al bisogno crescente di integrare gente nuova proveniente da sempre più lontano, il mondo del lavoro richiede crescenti capacità professionali.

    • Contrariamente a chi pretende che alla scuola pubblica occorra la concorrenza della scuola privata per mantenersi all'altezza dei tempi, affermiamo che la nostra scuola pubblica, confrontandosi con quelle di altri Cantoni e di altri Paesi, ha dimostrato di sapersi ripensare criticamente, così da potersi auto-regolare e, quando è stato necessario, adattare ai tempi strutture, contenuti e metodologie; questo l'ha resa capace di trattare tutti gli allievi con rispetto, integrarli e istruire con efficacia.

    • Siamo certi che la società ticinese è consapevole di tutto ciò e vuole poter contare anche in futuro su una scuola che ha dato simili prove della propria vitalità e utilità. Lo dimostra il fatto che il 95% dei suoi giovani vi fa capo tuttora, ricevendovi una formazione soddisfacente, che non ha nulla da invidiare a quella dei migliori sistemi scolastici stranieri, come hanno dimostrato anche recenti inchieste scientifiche internazionali.

    • Certo, la società sta mutando ancora rapidamente e in profondità, esprimendo nuovi bisogni anche in campo socio-educativo; molte delle firme raccolte dall'iniziativa del Coordinamento possono esserne un segno. Ciò sollecita senza dubbio il sistema scolastico a mantenersi ricettivo e pronto a dare nuove risposte. Ci auguriamo che la nostra scuola pubblica possa continuare a esprimere il necessario dinamismo.
      Non illudiamoci, però: ogni aggiunta di prestazioni o incremento di qualità non è compatibile con decurtazioni di mezzi, anzi richiede semmai ulteriori risorse.
      Anche per questo diciamo di no a chiunque cerchi di accaparrarsi mezzi oggi destinati alla scuola dello Stato.

  3. No alla sottrazione di risorse.

    • Noi riconosciamo il diritto che la Costituzione garantisce a enti privati di aprire loro scuole e ai genitori di mandarvi i figli.
      Non disconosciamo il contributo che alla vitalità del Paese hanno dato anche scuole aperte e gestite da privati con intenzioni e finalità almeno parzialmente diverse da quelle dello Stato.
      Non contestiamo neppure gli aiuti, spesso decisivi, che lo Stato già assicura, direttamente o indirettamente, alle scuole dei privati: sotto forma di aiuti a ragazzi bisognosi, di sussidi per prestazioni che lo Stato non vuole o non può fornire, di messa a disposizione di servizi scolastici, consulenze di esperti, corsi di abilitazione e di aggiornamento per i docenti, ecc.
      Noi giudichiamo soddisfacente il tipo di collaborazione che esiste tra lo Stato e i privati in tema di scuola e riteniamo che, se necessario, tale collaborazione possa ancora svilupparsi nell'ambito della legislazione vigente.

    • Ciò che non possiamo accettare è che le scuole dei privati pretendano oggi di sottrarre alla scuola dello Stato risorse di cui questa ha più che mai bisogno, introducendo un diritto per tutti gli allievi a ricevere un contributo di frequenza; e questo unicamente per favorire genitori anche ricchi, i quali, per loro motivi per lo più ideologici, rifiutano il servizio offerto dalla scuola di tutti e vogliono per i loro figli una scuola particolare, più rispondente alle loro idee. I motivi, anche solo economici, della nostra opposizione sono svariati.

    • Anzitutto non è vero che lo Stato risparmierebbe. Secondo la stessa Costituzione federale, i Cantoni svizzeri sono tenuti a provvedere scuole per tutti i loro giovani in età scolastica. Questo ha significato e significa in pratica che lo Stato del Cantone Ticino, unitamente ai Comuni, ha dovuto provvedere alle strutture scolastiche (aule, laboratori, palestre, biblioteche, ecc.) necessarie per ospitare tutti i suoi allievi in età scolastica (in realtà ben oltre l'obbligo).
      Oggi tali attrezzature sono largamente disponibili, tanto che potrebbero servire senza difficoltà anche i giovani che frequentano le scuole elementari, medie e liceali dei privati.
      E' perciò fuorviante l'argomento secondo il quale le scuole private farebbero risparmiare allo Stato una quarantina di milioni di franchi l'anno: la loro chiusura non costerebbe certamente allo Stato una simile cifra, dal momento che la gran parte dei loro allievi potrebbe essere accolta nelle sedi e nelle classi esistenti.

    • Lo Stato verrebbe costretto a finanziare la propria concorrenza. Per ammissione degli stessi iniziativisti, il finanziamento richiesto mediante la loro iniziativa costerebbe invece allo Stato inizialmente fino a 15 milioni l'anno. Ma quanti diventerebbero nel caso in cui i nuovi sussidi incoraggiassero un forte sviluppo del sistema privato? Segnaliamo, tra parentesi, che a chiedere questi nuovi sussidi sono, almeno in parte, le stesse cerchie che tendono a impoverire lo Stato riducendone le entrate.

    • A farne le spese sarebbe la scuola di tutti. Con i tempi che corrono tutti capiscono infatti che tali fondi verrebbero immediatamente sottratti alle scuole dello Stato. Le quali, rammentiamolo per inciso, hanno già dovuto subire importanti tagli di spesa negli ultimi anni e si trovano di fronte a decurtazioni ancora più preoccupanti: 10'415'000 franchi per il 1998 e 10'885'500 per il 1999.
      Chi conosce la scuola e constata come le esigenze formative e sociali crescono mentre le risorse disponibili diminuiscono non può non allarmarsi e opporsi con tutte le forze a ulteriori salassi men che inevitabili.

  4. Una scuola dell'incontro per la coesione sociale.

    Il nostro argomento essenziale è tuttavia di principio e vorremmo servircene anche per mettere in guardia chi ritenesse finanziariamente sostenibili le rivendicazioni del Coordinamento delle scuole non statali e pensasse quindi di poterle soddisfare.
    Potrebbe doversene pentire amaramente.
    Intanto, come detto, non si sa come evolverebbero i 15 milioni iniziali. Il sussidio statale potrebbe invogliare molti ad approfittarne, per formare i giovani a loro piacimento: singoli privati anche per semplici ragioni di lucro; gruppi e sette di ogni genere, associazioni laiche o religiose.
    Assisteremmo allora al proliferare di scuole private molto eterogenee per ispirazione e finalità, tendenzialmente chiuse ad ogni controllo democratico.
    Ma quello che ai nostri occhi è ancora più grave, vedremmo la nostra scuola pubblica afflosciarsi per il venir meno di mezzi, finanziari prima ma poi anche umani, e così declassarsi inevitabilmente a scuola di bassa categoria (come già è successo altrove).
    Accettato il principio postulato dall'iniziativa "Per un'effettiva libertà di scelta della scuola", lo Stato, noi tutti, si vedrebbe costretto a sostenere finanziariamente perfino scuole private pericolose per la convivenza sociale: scuole di separatezza (apartheid) e di intolleranza capaci alla lunga di trasformare una società in un mosaico di gruppi e gruppuscoli gelosi e antagonisti, mossi alla competizione e alla sopraffazione reciproca invece che alla comprensione, alla solidarietà, alla collaborazione.
    Noi siamo per l'incontro alla pari dei giovani sui banchi di scuola e per il confronto pacifico nel corso della loro formazione, come avviene nelle nostre scuole pubbliche cantonali e comunali. Temiamo invece l'educazione fatta in vasi non comunicanti, perché la sappiamo foriera di ignoranza reciproca e di pregiudizi, di presunzioni e di orgogli che facilmente si traducono poi in conflitti nella società degli adulti. Non vorremmo certo trovarci a simili estremi e per di più dopo averli pagati con i soldi di tutti!
    Terminando, non possiamo esimerci dal segnalare che l'iniziativa "per un'effettiva libertà di scelta della scuola" è ai nostri occhi una delle preoccupanti espressioni del liberismo di moda, che, col pretesto di ampliare le libertà dei privati, in realtà mira a smantellare lo Stato, con l'effetto ultimo di impoverire la maggior parte della popolazione a vantaggio di pochi privilegiati.

Formano il Comitato promotore dell'Associazione "Per la scuola pubblica dei Comuni e del Cantone" e firmano questo Manifesto:

Benito Bernasconi - Franco Cavalli - Michela Ferrari-Testa - Mario Forni (presidente) - Dick Marty - Aldo Lafranchi - Raffaele Pedrozzi - Argante Righetti - Carlo Verda.