L’Associazione scuola pubblica invita le strutture universitarie e il Dipartimento educazione cultura e sport a procedere celermente ai miglioramenti auspicati nel dibattito parlamentare sulla pianificazione universitaria 2008-2011
Nel 2005 l’Associazione scuola pubblica aveva organizzato a Paradiso un convegno sulle prospettive odierne dell’Università, che aveva visto la partecipazione di studiosi come Pietro Barcellona, Sergio Albeverio, Nicola Tranfaglia, Michele Loporcaro ed altri ancora. Numerosi erano stati i quesiti e le problematiche sollevate dalla seconda parte del Convegno sull’Università della Svizzera italiana a dieci anni dalla fondazione.
Il Parlamento ticinese lo scorso 23 giugno 2008 ha votato la prima pianificazione universitaria cantonale, valida per il periodo 2008-2011 (messaggio e rapporto 5978). Finalmente vi è stato un ampio e aperto confronto e dibattito sui problemi del settore universitario ticinese.
L’Associazione scuola pubblica auspica che questo dibattito e confronto possa continuare, allo scopo di migliorare le strutture universitarie del Canton Ticino.
In particolare auspica che le strutture universitarie diano seguito alle seguenti richieste di miglioramento scaturite dal dibattito parlamentare:
una maggiore informazione del Parlamento e del Paese su decisioni relative alla creazione di istituti in seno all’università, come ad esempio l’Istituto studi italiani, la cui repentina fondazione nel marzo 2007 è stata fatta senza una valutazione complessiva della situazione dell’insegnamento dell’italiano nelle università in Svizzera (come bene aveva indicato il prof. Loporcaro al convegno del 2005) e per di più con l’assunzione di personale docente su chiamata e senza concorso;
un miglioramento della valutazione della qualità dell’insegnamento e della ricerca, che non coincide con le disposizioni burocratiche dei contratti di prestazione in vigore, ma necessita di strumenti più raffinati e convincenti, che permettano alle strutture universitarie di tendere ad una reale eccellenza;
migliori procedure di selezione del personale universitario (assunzioni su concorso) e aumento dei docenti a tempo pieno, affinché questi ultimi pongano in Ticino il baricentro delle loro attività accademiche e di ricerca;
un potenziamento delle deboli strutture partecipative del personale universitario secondo le Raccomandazioni UNESCO e migliori condizioni di lavoro per tutto il personale universitario (oggi esse sono nettamente inferiori a quelle esistenti a livello nazionale): questo anche alla luce degli importanti accantonamenti effettuati dopo l’introduzione dei contratti di prestazione nel 2003 (a fine 2006 quasi 8 milioni di franchi di accantonamenti all’USI e poco più di 3 milioni alla SUPSI).
un maggiore dialogo con il territorio, ad esempio tramite la creazione di commissioni di interfaccia con la società ticinese.
È urgente anche la pubblicazione da parte del Dipartimento di un rapporto sulla qualità e sulle prospettive della Facoltà di scienze della comunicazione, sullo scarso sviluppo della Facoltà di scienze informatiche e sul consolidamento del settore scientifico nel sistema universitario ticinese. Oggi nel nostro Cantone constatiamo infatti un importante sviluppo nella ricerca biomedica, che crea qualificati posti di lavoro, ma che, come hanno indicato la Commissione della gestione e la Commissione scolastica nel rapporto sulla pianificazione universitaria, potrebbe anche scomparire se non vi fosse un importante sostegno e una garanzia di continuità da parte delle strutture universitarie presenti in Ticino.
Da parte del Dipartimento educazione occorre anche una maggiore informazione per gli studenti verso le discipline scientifiche, le quali oggi vivono un grave processo di diserzione da parte dei giovani, che potrà essere denso di conseguenze negative per il benessere del nostro Paese.
Sono infatti ben note le difficoltà a trovare docenti per queste materie nelle scuole medie e medie superiori, proprio in questo periodo di ricambio generazionale del corpo insegnante.
L’Associazione per la scuola pubblica esprime infine la propria preoccupazione per il futuro dell’Alta scuola pedagogica, istituto che si trova oggi chiaramente in difficoltà, soprattutto nei settori che assegnano l’abilitazione all’insegnamento nelle scuole secondarie. Auspica che, prima del ventilato passaggio alla SUPSI, sia pubblicato un bilancio sui primi 5 anni di esistenza dell’ASP.