Bellinzona,26 novembre 2003
Il Comitato dell’Associazione per la Scuola pubblica del Cantone e dei Comuni ha esaminato e discusso le misure di risparmio previste per la scuola, tra tutte quelle recentemente proposte dal Governo per il contenimento del debito pubblico. Dall’analisi condotta in seno al Comitato sono emersi due ordini di preoccupazioni.
Preoccupa lo stato delle finanze cantonali, dalle quali dipende necessariamente la possibilità di intervento nei vari settori della socialità. Il rischio più grande che la scuola (come del resto ogni servizio pubblico) può correre è che la capacità finanziaria del Cantone si indebolisca al punto tale da non poter più sorreggere adeguatamente il servizio scolastico. Spiace in ogni caso che la decisione governativa non sia emersa da una collaborazione fra le parti interessate (che forse avrebbe consentito di individuare altre e più opportune forme di risparmio), ma come scelta unilaterale che ha inevitabilmente deluso molti operatori dei settori interessati.
L’altra preoccupazione concerne le ripercussioni che le misure di risparmio previste potranno avere sulla qualità del servizio scolastico cantonale e comunale. La riduzione del 10% del sussidio cantonale per i docenti comunali renderà inevitabilmente più difficile per i Comuni mantenere l’attuale dotazione di mezzi pedagogici e didattici, anche se non è dato prevedere in che misura tale provvedimento potrà portare a una decurtazione dei servizi attualmente offerti. Occorre considerare che il provvedimento più pesante - perché comporta una modifica strutturale e un peggioramento delle condizioni di lavoro - è l’aggiunta di un’ora all’orario settimanale dei docenti e che questo provvedimento viene ad aggiungersi a una lunga serie di altre misure che di anno in anno, e ormai da una decina d’anni almeno, hanno progressivamente indebolito la stima pubblica verso il docente, peggiorato le sue condizioni salariali, reso più difficile l’esercizio dei suoi compiti. La proposta attuale non va dunque considerata isolatamente, ma sommata a tutte quelle che si sono accumulate e realizzate nel corso degli ultimi anni (fra i quali la diminuzione dei salari d’inizio carriera, il blocco degli scatti di anzianità, la richiesta di una maggiore formazione non accompagnata da un riconoscimento salariale, l’estensione del precariato,…).
Il rischio che ne deriva è che la professione dell’insegnante diventi sempre meno attrattiva, sia per coloro che operano da tempo nella scuola, sia per coloro che vi si affacciano ora o che potrebbero entrarvi in futuro, garantendo il ricambio generazionale.
Per i docenti che già vantano anzianità di servizio, la perdita di attrattività della professione potrebbe comportare uno scadimento della motivazione. Quanto ai giovani che dovranno costituire il corpo docente di domani, c’è il rischio che negli anni a venire l’insegnamento costituisca uno sbocco professionale sempre meno ambito (determinando così una carenza di insegnanti), o magari la scelta di ripiego di coloro che non trovano occupazione in professioni più appaganti. Entrambe queste eventualità prefigurano comunque un peggioramento delle prestazioni pedagogiche e didattiche e dunque uno scadimento della qualità della scuola pubblica.
Mossa da queste preoccupazioni, l’Associazione per la Scuola pubblica del Cantone e dei Comuni ha deciso di aderire alla manifestazione di protesta indetta per il prossimo 3 dicembre, nella speranza che si prescinda dalle misure che rischiano di danneggiare maggiormente la scuola pubblica.