Nella propria seduta del 21 novembre scorso il Comitato dell’Associazione per la scuola pubblica si è occupato tra l’altro dell’intenzione manifestata dal Consiglio di Stato in fase di preparazione del preventivo 2002 di imporre tagli alle uscite dello Stato per un ammontare di 120 milioni di Fr., lasciando intendere che si voglia tagliare un po’ in tutti i settori.
Il Comitato esprime fin d’ora la propria preoccupazione per il rischio che si corre di una riedizione del disagio e del malcontento già sperimentati negli anni 1996-1999, dopo l’imposizione di tagli a tutti i settori delle uscite pubbliche, al di fuori di ogni valutazione politica fondata su criteri di priorità e sulle possibili conseguenze.
Come si ricorderà, la scuola ticinese ha sofferto di tale operazione (si veda il nostro Rapporto del novembre ’99: “I Tagli nella scuola pubblica e le loro conseguenze”). La nostra scuola non gode certo di investimenti esuberanti (il Ticino è uno dei Cantoni che per la scuola spende di meno in rapporto al totale delle uscite: il 19% contro, per esempio, il 30% di Svitto); per questo ogni taglio si ripercuote necessariamente su qualche aspetto dei servizi che eroga, abbassandone in fin dei conti la qualità complessiva.
Riteniamo che lo storico voto popolare del 18 febbraio scorso sia stato anche una vigorosa presa di posizione dei cittadini contro quella politica e il richiamo del popolo allo Stato, affinché risparmi alla scuola, e quindi ai giovani che si devono preparare alla vita, i suoi ricorrenti conati risparmisti. Una riedizione di quello scenario potrebbe a giusta ragione essere interpretata come un’offesa alla volontà popolare, che chiede per il Paese una scuola sempre all’altezza dei compiti e quindi sempre migliore, non intaccata periodicamente da tarli risparmisti più o meno giustificati.
Ci troviamo in un paese certamente capace di mantenere una scuola di alta qualità; compete quindi allo Stato il compito di provvedere i mezzi necessari.
Il Comitato dell’Associazione per la scuola pubblica.