L’assemblea dell’Associazione per la scuola pubblica tenutasi a Canobbio il 14 marzo scorso, dopo aver ribadito che quello della formazione dev’essere per lo Stato un impegno totale e senza riserve, ha deciso di portare davanti all’opinione pubblica qualcuno dei problemi che l’hanno occupata e preoccupata.
1. Le continue incertezze finanziarie in cui la scuola pubblica è costretta a operare, per la minaccia ricorrente di tagli e risparmi, destabilizzano l’ambiente ed hanno ripercussioni negative: per sua natura la scuola ha bisogno di lavorare a lungo termine, con tranquillità e continuità.
Si constata invece che, purtroppo, la scuola pubblica è sempre alla mercé di un risparmismo improvvisato; ciò dipende dal fatto che il suo finanziamento è inteso unicamente come spesa ed è quindi sempre esposto alle oscillazioni congiunturali.
E’ necessario che lo Stato riesca in qualche modo a neutralizzare tali oscillazioni, per mettere la scuola pubblica nella condizione di svolgere con sicurezza e stabilità le proprie mansioni, compresa anche quella, oggi carente, di studiare e valutare il proprio funzionamento e i propri risultati, verificare ed eventualmente ridefinire i propri obiettivi, sperimentare e pianificare alternative, assicurare aggiornamento e formazione continua ai docenti. Non è ammissibile che, dopo l’esito della votazione del 18 febbraio 2001, ci sia oggi ancora chi esercita il proprio zelo a trovare modi per tagliare fondi alla scuola, perché vorrebbe dire incidere negativamente sulle sue prestazioni, sulla qualità dei suoi servizi, sullo slancio per il suo futuro.
Non è certo cancellando anni di scuola, tagliando borse di studio, togliendo contributi per l’aggiornamento dei docenti che si perseguono gli obbiettivi indicati in modo chiaro dal popolo un anno fa. Più consono a quel volere sarebbe l’atteggiamento di chi impegnasse semmai le proprie forze per rimediare ai guasti di risparmi passati.2. C’è oggi il rischio che tra le scuole comunali (scuola dell’infanzia ed elementare) si accresca la disparità dipendente dalle diversissime risorse dei Comuni, al punto che tali scuole non riescano più a garantire pari condizioni e quindi pari opportunità a tutti gli allievi, fin dall’inizio della scolarità, indipendentemente dalla località di frequenza.
Appare ormai necessario che il Cantone definisca con precisione gli standard minimi del modello ‘scuola comunale’ in fatto di edifici, attrezzature, servizi e personale, prevedendo se del caso ‘istituti territoriali’, a gestione consortile, quando il singolo comune non sia più in grado di farcela da solo, e aiutando i comuni deboli a far fronte ai nuovi oneri che tale regolazione comporta.3. L’assemblea ha infine approvato il lavoro svolto dal Comitato e confluito in un opuscolo in tema di insegnamento linguistico (in risposta alla consultazione del DIC), di integrazione delle tecnologie informatiche nell’insegnamento, di approccio nuovo al fenomeno religioso, di potenziamento della formazione del cittadino, di gestione degli allievi difficili.