Risoluzione
L’Associazione per la scuola pubblica del Cantone e dei Comuni, riunitasi in Assemblea lunedì 30 giugno a Bellinzona, ha preso atto con sconcerto della decisione del Municipio di Monte Carasso di offrire alle famiglie un aiuto finanziario pubblico a condizione che facciano seguire le scuole primarie ai loro figli al di fuori del Comune: una sorta di “ticket” destinato pure alla frequentazione di istituti privati. Ricordando l’esito dello scrutinio popolare del 18 febbraio 2001 proprio su questo argomento, l’Assemblea in modo unanime auspica che tale decisione venga immediatamente revocata, in quanto altamente irrispettosa della volontà della stragrande maggioranza dei cittadini e dai risvolti eticamente, politicamente e giuridicamente dubbi (e da quest’ultimo punto di vista giova segnalare la violazione degli articoli 45 e 47 della Legge sulla scuola dell’infanzia e sulla scuola elementare). Se così non accadesse, chiede che il Consiglio di Stato e il Gran Consiglio si esprimano in merito, invitando pure questi alti Consessi a vigilare affinché in futuro non abbiano a verificarsi simili incresciose scelte a livello locale, invocando magari autonomie che nella fattispecie non possono essere date.
L’Associazione, rifacendosi ai principi che ne hanno determinato la fondazione, tiene inoltre ad esprimere la speranza che la scuola ticinese non debba venir ulteriormente penalizzata nel contesto della futura revisione dei compiti dello Stato, come invece è finanziariamente accaduto nella definizione dei più recenti preventivi del Cantone. Questo tenendo conto che l’ambito della formazione dei giovani deve rispondere ai criteri degli investimenti indispensabili al futuro del Paese, non rientrare semplicemente sotto le voci delle spese correnti.
L’Associazione infine, sulla base anche dei risultati dell’indagine PISA resi noti di recente, tiene a sottolineare la necessità di dar vita ad una riflessione corale sull’organizzazione, sugli orientamenti programmatici e didattici della nostra scuola: un dibattito al quale devono prendere parte, democraticamente e con costruttiva serenità, tutte le componenti del sistema.
Relazione del presidente
Miglior esempio di quanto sia tuttora necessaria la nostra Associazione non ci poteva essere offerto alla vigilia dell’odierna Assemblea: mi riferisco alla scelta incresciosa, svelata la scorsa settimana, del Municipio di Monte Carasso di dare ad alcune famiglie un aiuto finanziario a patto d’inviare i propri figli in altre scuole che non siano quelle comunali, con un evidente sguardo di favore rivolto a istituti privati. Una decisione che lascia allibiti per la sfrontatezza politica e ideologica (e molto probabilmente anche giuridica) che la informa, ma soprattutto che la dice lunga sull’arroganza prevaricatrice di chi l’ha proposta, nel segno dello spregio di una chiara volontà popolare espressa in tutt’altri termini non vent’anni fa, ma quattro soltanto. L’obiettivo, insomma, pur entro limiti assolutamente locali (ma che avrebbe potuto anche fare da pericoloso apripista in altri analoghi contesti), era quello di far rientrare di soppiatto dalla finestra ciò che i cittadini avevano gettato dalla porta con chiarezza e determinazione. E spiace scoprire, fra l’altro, che motore di quest’iniziativa bislacca sia stato un alto funzionario della pubblica Amministrazione, dal quale ci si attenderebbe semmai la difesa di ben altri interessi civili, non fosse che per un minimo di coerenza di natura etica e per il rispetto che dovrebbe allo Stato per il quale lavora con un incarico di notevole responsabilità. Sia quel che sia, è evidente che la nostra Associazione, memore delle ragioni stesse che l’hanno originata e che porta nel nome, non può che denunciare con vigore quanto accaduto a Monte Carasso, chiedendo l’immediata revoca del provvedimento, e invitando il Consiglio di Stato e il Gran Consiglio ad intervenire subito qualora ciò non accadesse. Non si tratta di una questione d’opportunità contingente: si tratta di una questione di principio, e i principi contano in una democrazia come la nostra che vuole e deve rimanere autenticamente tale, travalicando anche quelle che possono essere – pretestuosamente nella fattispecie – le autonomie comunali.
Il caso in parola, al di là dell’emozione immediata che ha suscitato in forma di sdegno corale, ci fa capire che non è possibile abbassare la guardia, che non dobbiamo smettere di vigilare: la scuola pubblica ha più che mai bisogno d’essere sostenuta nella sua vitale funzione. Va difesa dai nemici esterni che il liberismo più sfrontato ha originato, che la vorrebbero veder se non eliminata almeno ridimensionata nel ruolo formativo dei giovani (fardello inutile di una splendida società di individualisti o di semplici numeri funzionali solo al sistema); va difesa, in modo semplicemente più concreto e in fondo anche più semplice e banale quando è vittima di un risparmismo politicamente miope; ma va anche difesa in termini criticamente costruttivi là dove si evidenziano spazi di miglioramento, là dove si manifestano situazioni di disagio. Essa, infatti, è troppo importante per non essere perfettibile, per non essere “semper reformanda”: chiudersi a guscio è altrettanto pericoloso per la continuità dell’istituzione. Da qui il nostro sostegno esterno pieno e totale, che tuttavia non esclude uno sguardo severo su quanto vien fatto entro le nostre aule scolastiche quando ravvisiamo dei limiti, quando individuiamo dei nodi che devono essere sciolti nell’interesse generale. Questo tenendo conto di un dato incontrovertibile: la scuola non deve essere terreno di scontro fra particolarismi di nessun genere, perché deve essere soltanto il luogo in cui, ben più di altri, si ricerca (con passione e ciascuno secondo la propria scienza e coscienza, senza preclusioni o fanatismi) il bene comune. In quest’ottica, l’Associazione si è sempre mossa e ancora si muoverà. Passata positivamente l’emergenza del 18 febbraio 2001, non si è potuto non aderire – come ricorderete – alla protesta referendaria del 2003 legata alle restrizioni finanziarie allora imposte dal Gran Consiglio, scelta che aveva suscitato nel nostro interno non poche discussioni e qualche dolorosa spaccatura. Il fatto è che qualsiasi scelta di risparmio relativa alla scuola non può che avere effetti negativi sulla qualità della sua offerta formativa; da qui anche il nostro più recente sostegno all’emendamento parlamentare sugli ultimi preventivi e posto sotto il titolo emblematico “Meno asfalto più formazione”, emendamento purtroppo risultato perdente. Ma da qui pure la ferma volontà, qualora purtroppo si ripresentasse l’occasione, di difendere anche nel futuro immediato le cifre impiegate nell’ambito scolastico: un impegno che terremo presente nel caso, ad esempio, lo studio in atto circa la revisione dei compiti dello Stato dovesse toccare una volta ancora il settore, già ampiamente depauperato, dell’insegnamento. Non siamo irresponsabili predatori di diligenze: siamo soltanto convinti che nella fattispecie non si tratti di difendere delle spese, bensì degli investimenti, che sono – volenti o nolenti - ben altra cosa e che assumono una valenza culturale e politica imprescindibile per la crescita vera del Paese. Come ricorderete, un anno fa il clima fra Autorità politica da un lato e operatori scolastici dall’altro non era purtroppo dei migliori, a causa specialmente delle tensioni createsi in margine al referendum del 16 maggio 2004. Oggi mi pare che il cielo si sia rasserenato almeno un po’ da questo punto di vista, cosa che non si può che salutare in termini positivi. Anche il nostro Comitato ha compiuto dei passi in questa direzione, incontrando in particolare il Direttore del DECS Gabriele Gendotti: una prima necessaria occasione di dialogo risultata senz’altro costruttiva perché aperta, sincera negli obiettivi e nelle finalità, nel rispetto dei ruoli rispettivi. Allo stesso modo si può dire che non si è mancato di dialogare con le altre Associazioni che si occupano di analoghe tematiche: un panorama arricchitosi negli scorsi mesi con la nascita del Movimento per la Scuola, che raggruppa numerosi docenti. Con loro, con i rispettivi sindacati di categoria e con le tradizionali Associazioni degli insegnanti e dei genitori ci siamo incontrati due volte, confermando la volontà di un’inevitabile e positiva collaborazione, pur ribadendo ognuno la propria specificità e la diversità conseguente di taluni obiettivi. Non c’è dubbio che le modalità di azioni comuni andranno valutate di volta in volta in assoluta libertà di giudizio, come è stato il caso, ad esempio, della preparazione con il Movimento per la scuola e il sindacato VPOD della giornata di studio sulla realtà universitaria per la quale avete tutti ricevuto l’apposito invito. A questo proposito vorrei ricordare che uno dei nostri “dossier”, presentato nel 2003, era dedicato proprio all’USI, e che dunque la giornata di riflessione del prossimo 11 giugno, ampliata opportunamente allo stato degli studi accademici a livello europeo, non è in fondo che il degno e naturale corollario delle osservazioni espresse in quel primo documento: argomento che non può non starci a cuore, nella convinzione che le sorti della nostra massima scuola siano strettamente connesse a quelle del Paese, e che di conseguenza si debba e si possa parlare, democraticamente, di quella preziosa Istituzione con assoluta libertà, comprendendo in ciò l’esercizio salutare della critica. E un grazie particolare per l’impegno profuso in tale impresa sul fronte organizzativo va espresso ai nostri membri di comitato Chiara Orelli e Raoul Ghisletta, come sempre efficacissimi e appassionati propositori. Un altro “dossier” della nostra Associazione, sempre aperto, è poi quello relativo alla riforma, ritenuta indispensabile, dell’insegnamento della cultura religiosa nella scuola pubblica. A questo proposito abbiamo preso atto con piacere che il Governo, dando seguito ad un’iniziativa parlamentare nata nel nostro seno, ha provveduto negli scorsi mesi a creare una Commissione con l’incarico di studiare appunto questo tema, preparando qualche proposta innovativa concreta. Notizie certe su quel che lì si va discutendo e facendo in quel consesso non ci sono date, ma indubbiamente non si mancherà di far sentire a tempo debito la nostra voce quando saranno noti i risultati di quel lavoro, nel rispetto di quanto da noi sinora definito e proposto. “Affaire à suivre”, dunque e per ora, con la speranza che non si debba attendere molto per constatare l’esito dell’operazione. Ma i temi “caldi” sui quali riflettere nell’immediato futuro, al di là dei condizionamenti delle contingenze, sono naturalmente anche molti altri. Fra quelli che segnalo e che vorremmo affrontare nei prossimi mesi, figura un’analisi dell’inquietante rapporto PISA di cui si è molto parlato nelle ultime settimane, con l’urgenza di sapere e capire cosa realmente vi vien detto e quali prospettive concrete i dati lì emersi aprono. E poi gli orientamenti operativi dell’Alta Scuola Pedagogica, o ancora lo stato dell’insegnamento primario, per altro già indicato quale obiettivo significativo nel corso dell’Assemblea dello scorso anno. Come risulta evidente, gli argomenti d’indagine e d’approfondimento non mancano e sono tutti meritevoli della massima attenzione. Le forze sono tuttavia quelle che sono, esattamente come il tempo a disposizione. Vi posso in ogni caso almeno assicurare che non manca al Comitato la buona volontà, la voglia di fare e il senso di responsabilità. E infine, permettetemi ancora un’annotazione semplice ma sincera: esprimere un grazie di cuore a Loredana, che non è solo la vice presidente, ma anche la nostra segretaria e la nostra cassiera: senza la sua triplice forza propulsiva, il suo entusiasmo, la macchina della nostra Associazione non funzionerebbe così.
Verbale
Verbale dell’Assemblea del 3 giugno 2004: è chiesta la dispensa dalla lettura.
Discussione sulla relazione del presidente:
Claudio Bernasconi interviene sottolineando l’importanza della laicità della scuola pubblica.
Antonella Steib Neuenschwander ringrazia l’Associazione per la presa di posizione sulla proposta di ticket di Monte Carasso e porta alcune informazioni supplementari.
Cick Cavalli comunica che purtroppo i lunghi tempi delle discussioni del Gran consiglio hanno impedito al capo del DECS, contrariamente a quanto era previsto, di rispondere all’interpellanza sul ticket di Monte Carasso, afferma poi che si deve prestare attenzione a quanto avviene nei diversi comuni e porta l’esempio di Verscio, dove, dopo molte polemiche, è stata respinta una proposta della commissione della gestione di abolire i docenti speciali.
Francesco Giudici critica l’ “SMS” di Gendotti apparso sul settimanale Caffè.
Argante Righetti, ricordando il risultato nella votazione del 2001 in quel comune, sostiene che la proposta del Municipio di Monte Carasso è sfrontata e manifestamente illegale, in quanto è in contrasto con gli articoli 45 e 47 della Legge sulle scuole comunali.
Giorgio Mainini propone lo stralcio dalla risoluzione dell’affermazione “non certo entusiasmanti”, in quanto non si è ancora fatta una valutazione dei risultati dell’indagine PISA e di quali oggetti sono stati valutati.
Raoul Ghisletta richiama i contenuti di un articolo di giornale in cui un direttore delle scuole finlandesi (scuole che risultano in testa nelle “classifiche” PISA) esaminava le differenze fra la scuola svizzera e quella finlandese, dove operano molte figure educative che da noi non esistono. Sottolineava inoltre che il modello svizzero è organizzativamente e strutturalmente completamente diverso, così come diversa è la composizione sociale degli allievi (ad es. in Finlandia solo il 2% degli allievi è straniero).
Furio Pini ha poi fatto notare che in un recente dibattito sull’uso del ricavato della vendita dell’oro, si è potuto rimarcare che i presidenti dei partiti non riconoscono l’importanza della scuola.
La risoluzione è approvata con le modifiche proposte.
Rapporto dei revisori
Marzia Caratti Beltraminelli dà lettura del rapporto dei revisori da lei redatto in collaborazione con Silvano De Bernardi.
Alfredo Keller chiede informazioni sul numero dei soci.
La cassiera spiega i disguidi che si sono verificati e l’impossibilità di sapere quanti siano al momento i soci paganti.
I conti 2004 dell’Associazione sono approvati all’unanimità.Eventuali
Non ci sono eventualiRelazione del prof. Sandro Rusconi, nuovo responsabile della Divisione della cultura e degli studi universitari.
(Quelle che seguono sono alcune note sparse sulla relazione e sulla discussione con il pubblico)
Nella sua relazione il prof. Rusconi fra le altre osservazioni afferma che le conclusioni del rapporto PISA 2003 erano già contenute nel rapporto PISA 2000 e che aveva già riscontrato grosse difficoltà nell’ espressione orale degli allievi ticinesi in occasione degli esami orali da lui seguiti in veste di esperto (fatto già segnalato nel 1999 al DECS).
Ritiene importante riprendere il discorso del rigore e della serietà nella scuola pubblica, in modo che il cittadino sia fiero di pagare le tasse che servono alla formazione.
Si chiede come faccia il Ticino a pretendere che siano mantenute le cattedre di italiano nelle diverse università svizzere, quando nelle scuole del cantone non si fanno gli sforzi necessari per curare questo aspetto e salvaguardare le capacità linguistiche.
Saverio Snider riconosce che il disagio è reale, anche perché nei curricoli scolastici si denota un prevalere del come rispetto al cosa si insegna.
Sandro Rusconi afferma che è necessario dotare la scuola degli appoggi (mezzi) necessari per poter svolgere il suo compito, in quanto non si sta parlando di rotonde, alle quali si può anche rinunciare.
Raffaello Ceschi afferma che all’ASP si privilegia la dimensione pedagogica rispetto a quella disciplinare, sprecando l’occasione per un ripensamento disciplinare.
Sandro Rusconi ricorda che nei prossimi anni ci sarà un grosso ricambio di docenti e afferma che all’ASP è in corso una riflessione che porterà a una revisione del ruolo del docente.
Enrico Colombo sostiene che “tanta didattica: poca cultura”.
Margherita Snider sostiene che prima erano gli esperti i garanti della disciplina, ora questo compito è stato assegnato all’ASP.
Loredana Schlegel ricorda che un conto è la formazione di base e un altro è l’abilitazione per le scuole cantonali.
Furio Pini riprende l’intervento precedente e rammenta che il passaggio della formazione di base dai 2 ai 3 anni (passaggio dalla postliceale all’ASP, quindi alle norme federali) non ha comportato un aumento delle ore di insegnamento ma un aumento della pratica professionale.
Raoul Ghisletta sostiene che anche in questo caso si è voluto fare tutto troppo in fretta, lasciandosi condizionare dalla Svizzera tedesca. Segnala che per le scuole sanitarie si sta facendo lo stesso errore.
Marzia Caratti porta un ulteriore esempio dell’improvvisazione: l’anno ponte per passare dalla maturità professionale ad altri studi (ASP, SUPSI).
Fulvio Cavallini ricorda che spesso le capacità linguistiche non sono considerate dai formatori. Teme inoltre che l’obbligo dell’abilitazione faccia perdere potenziali candidati all’insegnamento particolarmente formati, così come la richiesta di pluridisciplinarietà possa far perdere la competenza disciplinare.
La verbalista
Loredana Schlegel
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