Anche durante il 1999 il Comitato si è riunito regolarmente ogni mese e mezzo circa ed ha svolto il lavoro necessario per seguire gli aspetti della politica scolastica che interessano l'Associazione più da vicino; sono stati tre:
- le misure di risparmio dello Stato nei confronti della scuola pubblica;
- l'iter dell'Iniziativa dei privatisti che sta un po' al centro delle nostre preoccupazioni;
- il dibattito in corso nel paese (ma anche altrove) sulla scuola.
1. Sulle misure di risparmio, come sapete, abbiamo elaborato il documento intitolato 'I tagli nella scuola pubblica e le loro conseguenze'.
L'avv. Righetti, che tengo a ringraziare per tutti, si è impegnato a spulciare i vari documenti governativi, dove si elencano i risparmi dello Stato, ha estrapolato quelli che in qualche modo toccano la scuola pubblica e li ha raggruppati per categoria:
- misure gravanti sul personale, in particolare sul personale docente ;
- trasferimenti di oneri dal Cantone ai Comuni e alle Famiglie degli allievi;
- riduzioni di servizi erogati dalla scuola.
In seguito ne ha dato una prima valutazione. Ne è risultata un'addizione piuttosto salata a partire dal 1996.
Abbiamo per esempio calcolato in oltre 20 milioni annui i risparmi contenuti nel solo secondo pacchetto votato il 24 giugno 1997 e in altri 8 milioni abbondanti quelli contenuti nel preventivo 1999. Simili interventi, ci siamo detti, non possono restare senza conseguenze. Per discuterne, abbiamo indetto una serata di studio, svoltasi in questa sala l'11 maggio scorso, relatori il prof. Renzo Bollini, sindaco di Arbedo, per i Comuni e le SE ; il direttore di scuola media Leandro Martinoni per il settore medio ; il prof. Fabio Camponovo dell'Istituto di abilitazione e aggionamento di Locarno, per il medio-superiore.
Anche grazie ai loro contributi abbiamo elaborato la seconda parte del nostro Documento sulle conseguenze della politica dei risparmi nella scuola.
Dai dati ufficiali forniti dall'Ufficio studi e ricerche e dall'Ufficio insegnamento medio del DIC, abbiamo appreso, per esempio, che già nel 1995, ossia prima che si stringesse la borsa, il Ticino era tra i Cantoni svizzeri che dedicavano alla scuola la percentuale più bassa sul totale delle spese pubbliche (meno del 20% contro il 30% di Svitto = i 2/3!).
Con la nuova politica di risparmi, questa posizione può solo essere peggiorata. Risulta pure che negli ultimi anni sono diminuiti sia i costi globali dei vari settori scolastici, sia i costi per classe, sia quelli per allievo. Le conseguenze non vanno certo nel senso di facilitare il lavoro didattico e di migliorarne i risultati.
Le misure di risparmio potranno avere conseguenze negative anche sul funzionamento degli Istituti, sull'aggiornamento e sul ricambio del corpo insegnante (per questi temi ci siamo serviti del Rapporto n. 13 : " Gestione degli Istituti scolastici e professionali " presentato nel 1998 dalla ditta di consulenza Arthur Anderson, a disposizione di chi lo voglia consultare).
Ma non voglio ripetere qui ciò che è scritto in quel Documento. A noi premeva di tirare un campanello di allarme che arrivasse alla popolazione, ma anche alle autorità politiche, per ribadire che gli investimenti per la formazione devono restare oggi più che mai una priorità dello Stato e devono continuare ad essere riservati alla scuola di tutti.
Abbiamo perciò presentato il Documento ai media il 29 novembre scorso a Bellinzona ; l'abbiamo visto pubblicato su 'I diritti del lavoro' e l'abbiamo esposto nel nostro sito Internet.2. Sull'Iniziativa dei privatisti va detto che la nuova Commissione scolastica del Gran Consiglio, uscita dalle elezioni cantonali di aprile, ha ripreso i lavori in agosto con una serie di audizioni.
Rammento, passando, che in occasione di quelle elezioni abbiamo diffuso un Comunicato all'indirizzo degli elettori, affinché 'scegliessero con oculatezza, tra i candidati, coloro che garantivano a priori e senza ambiguità un efficace impegno in favore della scuola pubblica'. Alla resa dei conti, la proporzione dei nostri paladini in Gran Consiglio ha subito una sia pur leggera flessione... A dimostrazione che spirano venti insidiosi.
Il 13 settembre anche noi siamo stati ascoltati dalla nuova Commissione scolastica. La delegazione designata dal Comitato (p. Callisto, A. Righetti, C. Verda e chi vi parla) ha ribadito la posizione dell'Associazione risolutamente contraria all'Iniziativa per ragioni storiche, istituzionali, socio-culturali e finanziarie.
Come abbiamo saputo proprio ieri sera, la Commissione ha ora sfornato il cosiddetto 'testo conforme' all'Iniziativa. Si tratta di un testo strutturato in alcuni articoli di legge, che, a quanto pare, la Commissione sottoporrà ai gruppi parlamentari per averne il parere, prima metterlo a punto definitivamente e proporlo al Gran Consiglio.
Non voglio aggiungere nulla a quanto già scritto dai giornali e cioè che il carico finanziario per lo Stato andrebbe dai 10 ai 15 milioni (alcuni parametri restano aperti), anche i Comuni sarebbero coinvolti per pagare dei sussidi, anche tutti quelli che dichiarano un reddito imponibile di 70'000 Fr e oltre riceverebbero un sussidio del 20%).
E' evidente che il Comitato seguirà da vicino anche questa fase e valuterà il testo in ogni sua variante, per poi prendere posizione pubblicamente come ha fatto finora.
Per questa sera concluderei ribadendo che il testo conforme non fa altro che precisare i timori che ci dava il testo generico e cioè che si tratta di un cuneo infisso nel nostro sistema scolastico, che potrebbe giungere a destabilizzare la scuola pubblica.3. Sul dibattito intorno ai modelli scolastici (scuola pubblica VS scuole private) e al finanziamento delle scuole private da parte dello Stato mi preme dire quanto segue :
- L'Iniziativa dei privatisti e la presenza della nostra Associazione sono sicuramente valse a riattivare nel paese un dibattito che un tempo fu già vivacissimo, centrato in gran parte su contrasti tra mondo cattolico e mondo laico, ma che era rientrato negli ultimi decenni, grazie a una legislazione che sembrava aver messo tutti d'accordo: la scuola pubblica nel suo complesso funzionava in modo soddisfacente per tutti; i cattolici che proprio ci tenevano avevano a disposizione un certo numero di scuole private e la Diocesi gestiva l'insegnamento della religione nella scuola pubblica.
Adesso, evidentemente, questa sistemazione a qualcuno non va più bene.
L'iniziativa dei privatisti, forse limitata nelle intenzioni iniziali a rastrellare sussidi statali per le scuole private, finisce per rimettere in discussione tutto l'assetto. Per dirne una, se i cattolici mirano ad avere loro scuole sussidiate, come potranno difendere ancora l'insegnamento della religione nelle scuole dello Stato?
Più si va avanti e meglio ci si rende conto che la posta in gioco è di quelle cruciali: dietro i modelli scolastici e i modi di finanziarli stanno diverse concezioni non solo della scuola e dell'educazione umana, ma anche dell'uomo stesso e della società, quindi dello Stato, delle sue funzioni e priorità. Sono diversità di vedute che possono facilmente spaccare un paese.
Noi, per esempio, siamo stati costretti, non solo a riscoprire le ragioni tradizionali della scuola pubblica, ma anche, e soprattutto, a cercare le ragioni che la rendono oggi più indispensabile che mai. Nel medesimo tempo, siamo stati costretti a cercare di smascherare il disegno che sta dietro l'idea di privatizzare le scuole proprio oggi: un 'disegno nero', lo definisce il vice direttore Pascal Décailler nell'editoriale dell'ultimo HEBDO (6 gennaio scorso; l'HEBDO è un settimanale di solito blando), scrivendo quanto segue: 'Voler privatizzare le scuole, che sono il fondamento stesso dell'uguaglianza repubblicana, lo spazio sacro dove si formano gli spiriti, figlie e figli di svizzeri e di stranieri, di ricchi e di poveri, di regolari e di clandestini, è un disegno nero che, col pretesto di farci entrare nel terzo millennio, ci riporterebbe all'Ancien Régime. (...) Ciò merita una reazione della cittadinanza, al di là delle divisioni, a destra come a sinistra. Non si tratta di difendere la forma di un panino, bensì l'idea chiamata Svizzera, tout simplement'.
Ne approfitto per segnalare che un buon contributo in proposito lo dà il 'Manifesto laico', pubblicato nei Saggi tascabili di Laterza nell'ottobre 1999, corredato da vari interventi.
Su questo dibattito noi abbiamo continuato a essere attivi attraverso giornali e riviste; nei media audiovisivi quando siamo stati invitati; fornendo contributi che voi tutti avete potuto apprezzare e che potete sempre ritrovare al nostro sito Internet.
Non so se la recente ricomparsa della rivista 'La scuola' dei maestri liberali dopo parecchi anni di silenzio si possa collegare col ravvivarsi di questo dibattito sul fronte laico, vorrei comunque segnalarla e salutarla, soprattutto dopo avervi letto, già nel n. 2, un Comunicato della loro Assemblea auspicante che 'l'iniziativa dei privatisti attualmente in discussione venga respinta tanto a livello parlamentare quanto al momento della votazione popolare'. E' un segno importante, in quanto la sirena privatista ha solleticato anche orecchie liberali.
La stessa interrogativa indiretta la vorrei riferire al capo del DIC, che mi sembra aver ripreso a scrivere di scuola con slancio rinnovato. Per esempio, nell'ultimo n. di Trasparenza, giornale dell'amministrazione statale, appena uscito, l'on Buffi richiama tra l'altro 'la funzione essenziale svolta dalla scuola nel settore dell'integrazione, soprattutto per gli allievi di altra lingua e cultura, e in quello del consolidamento dell'identità culturale e dei legami con il proprio territorio...'
Non sarà inutile ricordare che proprio tale funzione integratrice è una di quelle che distinguono la scuola pubblica dalle scuole private, penso soprattutto a quelle confessionali: infatti, per la scuola pubblica l'integrazione è un dovere irrinunciabile, perché iscritto nella Legge; un compito che viene preso sul serio e assolto con buon esito; mentre gli interessi delle scuole private ideologiche vanno piuttosto nella direzione di assicurare il perpetuarsi del gruppo socioculturale che le esprime. Mi fermo qui, anche per lasciare a voi il tempo di intervenire. Ovviamente, il Comitato vi chiede approvazione, ma gradirebbe pure molto una vostra valutazione del lavoro svolto; in particolare è curioso di sapere qual è l'immagine che l'Associazione si è fatta in questi due anni agli occhi dei suoi propri Aderenti e magari anche agli occhi della popolazione in generale. Noi vorremmo che fosse un'immagine, vorrei dire, di pubblica utilità. La vostra valutazione ci potrà servire per meglio calibrare l'attività futura e ve ne ringrazio.4. Programma di attività per l'anno 2000.
Piano piano ci si avvicina alla votazione popolare sull'iniziativa dei privatisti, che a mio modo di vedere finirà per essere un vero e proprio plebiscito pro o contro la scuola pubblica. I progressisti dell'Ottocento hanno dato al Ticino la scuola di tutti e per tutti; speriamo che i progressisti del Duemila riescano a confermarla, perché il bisogno è rimasto, anzi si è perfino accresciuto, se è vero che nei nostri agglomerati si contano ormai una sessantina di etnie e che, senza un luogo deputato per legge a mettere insieme tutti i giovani alla pari, a farli reciprocamente conoscere, a insegnargli a convivere e a collaborare, il rischio di disgregazione sociale diventa enorme.
Nel tempo che ci resta, l'Associazione deve continuare a riflettere e far riflettere, attraverso tutti i suoi membri, approfondendo il discorso, per inquadrarlo sempre meglio nelle realtà di oggi e del prossimo futuro.
Permettetemi due parole su questo, e scusatemi se sembro partire da un po' lontano, ma io credo che la domanda che ci si pone già oggi, e ci si porrà sempre più in tutti i campi, è come rispondere alla mondializzazione. Che non va banalmente ridotta alla globalizzazione dell'economia e dei mercati, ma va intesa come vasto movimento di compressione dell'umanità su se stessa (siamo sempre più numerosi e mobili su un territorio che rimane sempre uguale). La mondializzazione è un moto di rimescolamento etnico e culturale di crescente intensità; comporterà riorganizzazioni a tutti i livelli: economico sì, ma anche mentale, sociale, politico ecc. Siamo soltanto all'inizio.
In pratica si tratterà sempre più di trovare un equilibrio soddisfacente tra le esigenze di questo movimento (attenzione a ciò che è di tutti e per tutti) e le esigenze di non perdersi nell'anonimato (attenzione a ciò che è peculiare di ciascuno).
In teoria alla mondializzazione si può reagire in tre modi, ma due sono palesemente sbagliati e uno solo è giusto:
è sbagliato condannare la mondializzazione in sè, giudicarla come un capriccio passeggero della storia, un fenomeno negativo, contrario alle esigenze profonde di noi singoli e dell'umanità complessiva; di conseguenza, ritrarsi nel proprio guscio, chiudersi in se stessi, isolarsi; è una reazione che può tentare, perché non chiede sforzi particolari; ma non risolve nulla: non ferma certo il fenomeno, semmai condanna i suoi fautori all'emarginazione;
sbagliata anche la reazione in qualche modo contraria, di prendere per buono tutto quanto sa di globalizzazione; si arrischierebbe di perdersi in un cosmopolitismo indifferenziato, dissolversi in una banale cultura unica, orchestrata dai massmedia, ossia, in ultima analisi, dall'economia (mercati e soldi); neanche questa richiede molti sforzi, basta lasciarsi andare; ma condanna a non essere più nessuno dentro una massa indifferenziata;
La reazione giusta è quella di entrare sì nel vasto movimento, di prendervi parte con coraggio, perché lo si ritiene necessario al futuro stesso della specie umana, alternativa al particolarismo geloso e rissoso delle pulizie etniche e dei genocidi... ma entrarvi per incontrare gli altri senza perdere se stessi; portare nella nuova umanità sia la propria natura (biologia) sia la propria cultura nel senso più ampio del termine (almeno nei suoi tratti essenziali).
Così facendo, il nostro apporto biologico giocherà con gli altri per dar luogo a nuove ibridazioni e alla nascita di nuove variazioni umane; il nostro apporto culturale entrerà nel patrimonio comune e contribuirà al sorgere di nuove forme di società e di cultura.
Notate che è poi sempre stato così: le società e le culture più ricche e feconde sono sempre uscite da incontri e mescolanze. Pensiamo pure alla Grecia e a Roma antiche, ma senza dimenticare gli Usa di oggi, che sono sotto i nostri occhi.
Ad ogni modo e indipendentemente dai nostri atteggiamenti, andiamo incontro a società sempre più variegate, eterogenee, diversificate etnicamente e culturalmente. La nostra, qui nel Ticino, lo sarà anche più di altre, per il semplice motivo che avremo bisogno di immigrati, per colmare le nostre lacune demografiche: chi non fa abbastanza figli propri ha bisogno dei figli degli altri. A questo punto dobbiamo domandarci di quale scuola avremo bisogno. Quale modello di formazione potrà servire meglio i giovani di questo paese, potrà meglio contribuire alla creazione di una società che vogliamo aperta, pluralista, solidale, pacifica e democratica.
Mario Forni, presidente
Sarà indispensabile una scuola capace di ricevere e di integrare sempre più allievi 'esotici' (nel senso che hanno le loro origini al di fuori dei nostri confini), giovani diversi tra loro per provenienza e storia, portatori di culture a volte perfino sconosciute; eppure tutti figli nostri, perché i loro genitori faranno parte integrante della nostra società; vivranno e lavoreranno qui.
La scuola, che il grande giurista Piero Calamandrei quando partecipava ai lavori per la Costituzione italiana qualificava di 'organo ematopoiético' della società, ossia organo che produce il sangue morale e civile delle nuove generazioni, dovrà saper accogliere chiunque le arrivi, abituare tutti al rispetto reciproco, rendere i ragazzi più curiosi delle differenze che gelosi delle proprie specificità, pronti all'incontro e al dialogo, disposti a collaborare con tutti in quel continuo e comune sforzo di ricerca che è la formazione.
Per fare queste cose con certezza, competenza e sistematicità, tale scuola non potrà essere una scuola qualsiasi, lasciata all'arbitrio di chiunque. Dovrà essere una scuola, come diceva ancora Calamandrei, 'organo costituzionale di formazione dei cittadini non assimilabile ad altri servizi' (e quindi mai privatizzabile!); in altre parole, dovrà essere la scuola pubblica, che questa funzione, come altre del resto, ha dimostrato di saper svolgere a dovere.
Ecco perché noi crediamo che oggi, sulla soglia della mondializzazione, sia più che mai il tempo della scuola pubblica, istituita e diretta dallo Stato, non già per se stesso, ma in nome e per l'intera società, al servizio della persona e della società medesima, come del resto garantisce l'art. 1 della nostra Legge della scuola.
Come abbiamo più che mai bisogno di uno stato democratico e laico che ci rappresenti e serva tutti, così abbiamo più che mai bisogno di una scuola laica che sappia accogliere e formare tutti i nostri ragazzi in un medesimo ambiente educativo. Costi quel che costi !
E' il senso di questo bisogno che dovrebbe unirci tutti, indipendentemente dalle aree ideologiche e dai raggruppamenti nei quali ci riconosciamo, e che dovrebbe impegnarci a far sì che lo Stato continui a concentrare le proprie risorse sulla scuola di tutti.
Il Ticino è un piccolo paese, con una scuola pubblica in buono stato, dove sembrerebbe che ci fosse tutto da guadagnare a concentrare le forze (specialisti, amministratori, docenti, genitori, risorse finanziarie) intorno a un'unica istituzione, quella che ha saputo dar prova di libertà interna d'insegnamento e di ricerca, ha saputo garantire a tutti in ogni parte del paese uguali opportunità di partenza; ha dimostrato qualità nell'istruire in tutti i suoi ordini e gradi, capacità nell'educare in collaborazione con le famiglie, curando soprattutto i valori della dignità personale, della convivenza democratica, dell'integrazione di tutti i ragazzi nella compagine sociale. La scuola dove c'è posto per tutti e che, se debitamente sostenuta, saprà certo ancora rinnovarsi e potenzirsi secondo i bisogni. E' sulla base di queste convinzioni che noi continueremo a lavorare.
Se poi qualcuno, per motivi suoi che non vogliamo giudicare, non se la sente di collaborare a questa impresa comune, la Legge gli permette di starsene fuori; ma noi chiediamo e continueremo a chiedere che almeno lo faccia a proprie spese. Salvo casi speciali, che del resto sono già sussidiati. Anche su questi propositi sono benvenuti i vostri giudizi e suggerimenti.Verbale dell'Assemblea ordinaria del 18 gennaio 2000 a Bellinzona
Il pres. M. Forni dà il benvenuto alla quarantina di soci presenti e apre i lavori della terza assemblea ordinaria dell'Associazione.
A presidente del giorno viene chiamato l'avv. Diego Scacchi, che ringrazia l'Associazione per il lavoro che svolge, ribadisce che la scuola è un cardine del nostro Stato democratico e della nostra società pluralista, riafferma che soltanto la scuola pubblica garantisce per legge l'educazione laica e l'integrazione. Riconosce che la privatizzazione può essere utile in vari settori, ma non può coinvolgere un settore nevralgico come la scuola, servizio pubblico fondamentale e perciò inconciliabile con modalità organizzative sottoposte a interessi privati. Vengono designati i due scrutatori per la serata.Il Verbale dell'Assemblea precedente (15.01.'99 a Canobbio), allegato alla lettera di invito, è approvato all'unanimità senza alcuna osservazione.
La relazione del Comitato sull'attività sociale 1999 si articola come segue:
il pres. rammenta che il Comitato ha elaborato un Documento sulle misure di risparmio dello Stato nei confronti della scuola pubblica e sulle loro conseguenze; con ciò ha voluto far sentire un campanello d'allarme, anche per riaffermare che 'gli investimenti pubblici per la formazione devono restare oggi più che mai una priorità dello Stato e continuare ad essere riservati interamente alla scuola di tutti'; anche la serata di studio dell'11 maggio 1999 a Bellinzona 'sulla politica statale di risparmi nei confronti della scuola pubblica' è servita a tale scopo;
il Comitato ha seguito da vicino l'elaborazione del testo conforme all'Iniziativa dei privatisti da parte della Commissione scolastica del Gran Consiglio. Una sua delegazione è stata sentita dalla Commissione il 13 settembre 1999 ed 'ha ribadito la posizione dell'Associazione risolutamente contraria all'Iniziativa per ragioni storiche, istituzionali, socio-culturali e finanziarie';
il Comitato, collettivamente o attraverso singoli suoi membri, ha contribuito attraverso i media a far progredire il dibattito in corso sui modelli scolastici (pubblico VS privato) e sul finanziamento statale delle scuole private. Si sono sempre meglio individuati i rischi dell'Iniziativa privatista di destabilizzare l'intero sistema scolastico ticinese, 'si sono riscoperte le ragioni tradizionali della scuola pubblica, ma soprattutto si sono viste meglio le ragioni che la rendono oggi più attuale e indispensabile che mai'. Ancora una volta si ribadisce che 'la funzione integratrice è una di quelle che distinguono la scuola pubblica dalle scuole private; infatti per la scuola pubblica l'integrazione è un dovere irrinunciabile, perché iscritto nella legge; un compito che viene preso sul serio e assolto con buon esito; mentre gli interessi delle scuole private vanno piuttosto nella direzione di assicurare il perpetuarsi del gruppo socioculturale che le esprime'.
La discussione tocca i punti seguenti:
il Comitato dovrà cercare di coinvolgere nel dibattito vari gruppi sociali: allievi, genitori, sindacati ecc. e adattarvi i propri discorsi;
evitare di distinguere e, tanto meno, di contrapporre le scuole private confessionali alle altre: tutte le scuole private perseguono fini di gruppo invece che fini di società;
la qualità dei risultati ottenuti nelle private è molto eterogenea e lo Stato può fare ben poco per migliorare la situazione; è difficile credere in efficaci controlli statali sulle scuole private, specialmente se dovessero moltiplicarsi;
preoccupante il ventilato coinvolgimento dei Comuni per sussidiare le scuole private elementari! Per i Comuni si tratterebbe quasi sempre di una perdita secca.
La relazione del Comitato viene approvata all'unanimità.
Programma di attività per l'anno 2000.
Ci si avvicina alla votazione popolare sull'Iniziativa dei privatisti, che finirà per essere un vero e proprio plebiscito pro o contro la scuola pubblica.
E' perciò necessario fare di tutto affinché 'dopo che i progressisti dell'Ottocento hanno dato al Ticino la scuola di tutti per tutti, i progressisti del Duemila riescano a confermarla, perché il bisogno è rimasto, anzi si è perfino accresciuto, se è vero che nei nostri agglomerati si contano ormai una sessantina di etnie e che, senza un luogo deputato per legge a mettere insieme tutti i giovani, a farli reciprocamente conoscere, a insegnargli a convivere e a collaborare, il rischio di disgregazione sociale diventa enorme'.
L'Associazione dovrà continuare a diffondere la convinzione che la scuola pubblica è necessaria come 'organo costituzionale di formazione dei cittadini' (P. Calamandrei), quindi non suscettibile di essere privatizzata.
'Noi crediamo che oggi, sulla soglia della mondializzazione, sia più che mai tempo della scuola pubblica, istituita e diretta dallo Stato, non già per se stesso, bensì in nome e per l'intera società, come del resto garantisce già la Legge della scuola vigente. Basterà quindi riuscire a confermare lo status quo.
L'associazione intende poi chiamare a raccolta : 'il senso del bisogno di scuola pubblica dovrebbe unirci tutti...', 'il Ticino è un piccolo paese, ... dove sembrerebbe che ci fosse tutto da guadagnare a concentrare le forze intorno ad un'unica istituzione capace di accogliere tutti...'
Dopo breve discussione questa linea programmatica viene approvata all'unanimità.Approvazione dei conti di esercizio 1999. Viene letto il Rapporto dei revisori (assenti per malattia), dal quale risulta che 'l'Associazione ha un patrimonio netto al 31.12.'99 di Fr 21'980.75, la contabilità è tenuta in modo regolare e ordinato, le poste del bilancio e del conto economico corrispondono ai saldi della contabilità al 31.12.'99 e trovano riscontro e nelle pezze giustificative prodotte'.
Il Cassiere sig. Schaub richiama ancora una volta l'importanza di pagare la tassa sociale, soprattutto in previsione degli impegni che deriverebbero all'Associazione dal partecipare a votazioni popolari (almeno 40'000 Fr.).
Il pres. Forni ringrazia tutti, ma in particolare i membri del Comitato, che offrono la loro collaborazione gratuitamente, permettendo di ridurre al minimo le spese sociali. I conti del 1999 sono approvati all'unanimità.Determinazione della tassa sociale per l'anno 2000.
Su proposta del Comitato, la tassa sociale viene confermata in Fr 20.-Alle eventuali vengono chieste informazioni sulle scadenze prevedibili per l'iter dell'Iniziativa. Raoul Ghisletta, membro del Comitato e della Commissione scolastica del G.C., risponde che dovremmo arrivare alla votazione popolare ancora in questo anno 2000 ; ancora incerto, invece, il testo sul quale ci si dovrà pronunciare.
Il pres. del giorno, avv. Diego Scacchi, ringrazia l'Assemblea e augura buon lavoro.
Si passa alla seconda parte della serata: due relazioni sul tema: " La scuola favorisce l'inserimento dei cittadini nel contesto sociale mediante un'efficace formazione di base e ricorrente " (art. 3, lett. c, Legge della scuola).
Come previsto, parlano i direttori Sergio Cavadini per la Scuola Elementare e Gabriele Tamagni per la Scuola Media.
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