«Il confronto che sfocerà nella votazione popolare del 18 febbraio prossimo sul tema dell'aiuto finanziario alle famiglie affinché possano scegliere liberamente a che scuola iscrivere i propri figli è un primo passo fondamentale per verificara due cose: se il paese è pronto per affrontare il ripensamento del ruolo dello Stato nel senso di ridare alla società civile più potere decisionale e gestionale diretto e la seconda, subordinata alla prima, se il paese ritiene ancora legittimo il monopolio statale dell'educazione dei nostri figli. Nelle scuderie dei partiti si respira la paura della sconfitta, poiché molti lo sanno ma pochi lo dicono: vincere o perdere questa votazione potrebbe significare legittimare definitivamente il nuovo che avanza oppure "dopare" ancora un po' il vecchio che non se ne vuole andare».
Queste parole sono tolte dalla dichiarazione più aggressiva fatta dai sostenitori del si nella campagna che ha preceduto la votazione popolare del 18 febbraio. È stata pubblicata sul Corriere del Ticino del 5 gennaio. L'ha scritta un alto funzionario dello Stato.
Le parole sono illuminanti sulle intenzioni dei promotori dell'iniziativa e del controprogetto.
Iniziativa e controprogetto rappresentavano il primo passo di un'operazione mirante a ridurre progressivamente il ruolo delle Stato - anzi della "matrigna Stato" secondo un'altra espressione usata nella precisata dichiarazione - in materia di istruzione e a sostituirlo progressivamente con la crescita delle scuole private.
Le cittadine e i cittadini ticinesi hanno capito perfettamente il senso della votazione del 18 febbraio e hanno dato una risposta di inequivocabile chiarezza, seppellendo l'iniziativa con il 74,1 per cento di no e il controprogetto con il 72,3 per cento di no.
La scuola pubblica non si tocca. La pubblica istruzione resta in Ticino il più alto compito dello Stato. I mezzi finanziari dello Stato per l'istruzione devono essere destinati esclusivamente alla scuola pubblica per migliorarne la qualità.Le parole della citata dichiarazione sono però anche illuminanti sulle intenzioni dei fautori del liberismo sfrenato, che si muovono in altri campi. La votazione del 18 febbraio doveva anche legittimare questo liberismo, presentato come "il nuovo che avanza ". Ma "il nuovo che avanza" non è stato legittimato.
Il "nuovo che avanza" significa in realtà il ritorno a un passato di disagi, di discriminazioni, di emarginazioni.
Il "nuovo" significa lo smantellamento dello Stato, significa cancellare la solidarietà e favorire l'egoismo, con il risultato di tornare a far crescere le distanze sociali, perché chi è in alto nella scala economica e sociale salirà ancora e chi è in basso scenderà ancora.
Il "nuovo" significa la decapitazione del servizio pubblico con la privatizzazione eretta a sistema, con una gestione ispirata soltanto dal profitto, con una riduzione dei servizi e delle prestazioni che colpisce le fasce più deboli della popolazione e le regioni periferiche, con disuguaglianza aberranti nelle retribuzioni tra i dirigenti e i dipendenti dei livelli medio-bassi.
Il Ticino questo "nuovo" non lo vuole. In particolare non vuole che siano fatti a pezzi
gli enti pubblici cantonali, che sono i suoi gioielli. Le prove non mancheranno. Razionalizzare e migliorare i servizi pubblici non significa né smantellamento né privatizzazione.
La revisione della legge sull'Azienda elettrica ticinese porterà inevitabilmente a uno scontro frontale e al voto popolare se non saranno profondamente modificate le proposte contenute nei messaggi, in particolare per salvaguardare la funzione e la struttura pubblica dell'azienda e la proprietà pubblica degli impianti di produzione.
Ogni tentativo che fosse fatto per stravolgere la funzione pubblica e la forma giuridica della Banca dello Stato incontrerebbe una risoluta opposizione.
Ogni tentativo che fosse fatto per stravolgere la funzione pubblica dell'Ente ospedaliero e il ruolo degli ospedali pubblici incontrerebbe una risoluta opposizione. La libertà e la responsabilità, sono inseparabili dalla giustizla e dalla solidarietà.
Questo principio trova e troverà molti difensori.
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