ASSOCIAZIONE PER LA SCUOLA PUBBLICA DEL CANTONE E DEI COMUNI IN TICINO


Franscini vive


E' un momento di gioia e di fierezza per la battaglia combattuta e vinta per la scuola pubblica. Il disegno dei promotori dell'iniziativa e del controprogetto era quello di far crescere la scuola privata e di abbattere il primato della scuola pubblica. Lo provava il loro insistente riferimento al ruolo sussidiario dello Stato anche in materia di istruzione. Il controprogetto era il grimaldello che doveva scardinare il nostro sistema scolastico.

La battaglia era difficile. Agiva per il sì una potente coalizione formata dal Partito popolare democratico, dalla Lega, dalla destra liberale, dal movimento Comunione e liberazione, con l'appoggio dichiarato di due dei tre quotidiani e l'appoggio appena mascherato della televisione pubblica e della televisione privata. Era impressionante la dimensione dell'impegno finanziario nella campagna del sì, prova degli interessi politici ed economici che erano alla radice dell'iniziativa popolare. Erano molte le manovre per influire sul voto: il tentativo di far apparire il controprogetto come un compromesso, il tentativo di far discendere dalla norma costituzionale sulla libertà di istituire scuole private un obbligo di finanziamento da parte dello Stato, la decisione della maggioranza del Consiglio di Stato sui modi della votazione, l'annuncio del risultato favorevole dei conti dello Stato per il 2000 pochi giorni prima della votazione, lo stravolgimento del pensiero di Stefano Franscini.

Malgrado tutto questo il fronte del sì è stato sconfitto. La causa della scuola pubblica è stata difesa dagli studenti, dai docenti, da molti politici, da molte persone di ogni condizione, in un ammirevole impegno comune, che da tempo il Ticino non conosceva più. Il risultato del voto può essere spiegato soltanto con il no compatto dei socialisti, con il no della grande maggioranza dei liberali radicali, in armonia con la vocazione storica e il programma del loro partito, con il no di una parte importante del mondo cattolico. E il consigliere di Stato Gendotti, che si è schierato con fermezza per la scuola pubblica, riceve una prima e chiara legittimazione popolare.

Per volontà delle cittadine e dei cittadini il pensiero di Stefano Franscini con i suoi valori vive e vivrà ancora in Ticino. La pubblica istruzione resta il primo e il più alto dovere dello Stato. È confermato il primato della scuola pubblica, che garantisce la libertà nella scuola e la parità delle opportunità, che, facendo convivere bambini e ragazzi di ogni condizione, svolge una insostituibile funzione di integrazione e di coesione sociale, e rifiuta i corpi separati per religione, per etnia, per luogo, per condizione sociale.

E dal voto giunge un forte messaggio di solidarietà che aiuterà a combattere anche in altri campi i sempre più manifesti tentativi di destabilizzare lo Stato, di decapitare la funzione pubblica.

La libertà e la responsabilità sono inseparabili dalla giustizia e dalla solidarietà.

 

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