ASSOCIAZIONE PER LA SCUOLA PUBBLICA DEL CANTONE E DEI COMUNI IN TICINO


Scuola di classe


Il 18 febbraio il popolo ticinese deve pronunciarsi su un’iniziativa e su un controprogetto che introducono l’aiuto statale alle scuole private. I due testi hanno in comune l’obiettivo di destabilizzare la scuola pubblica, di scardinarne il primato, di ridurne il ruolo per favorire la crescita delle scuole private, in particolare di quelle confessionali.
La differenza fra i due testi non è essenziale. Il controprogetto limita l’aiuto statale alle scuole private dei gradi obbligatori (elementari e medie). Ma la differenza è una finzione. Il controprogetto è stato frettolosamente elaborato alla vigilia delle deliberazioni del Gran Consiglio unicamente per diminuire le resistenze all’aiuto statale alle scuole private. È evidente però che se il controprogetto sarà approvato in votazione popolare, i promotori dell’aiuto statale alle scuole private chiederanno subito l’estensione dell’aiuto alle scuole private del grado postobbligatorio.
Non è in discussione la libertà di istituire scuole private. Questa libertà era garantita dalla vecchia Costituzione cantonale, ed è garantita dalla nuova Costituzione. Né dalla vecchia né dalla nuova Costituzione discende però un obbligo dello Stato di aiutare direttamente o indirettamente le scuole private. Da decenni lo Stato aiuta istituti privati aventi funzioni sociali in settori particolari in cui vi sono bisogni non coperti dalla scuola pubblica. Lo Stato già prevede forme di aiuto sociale per le famiglie i cui figli non possono, per motivi sociali comprovati, frequentare la scuola pubblica. Oltre questi limiti non v’è ragione per un intervento finanziario dello Stato.
Il primato della scuola pubblica è anzitutto espressione del dovere dello Stato di provvedere alla pubblica istruzione. L’istruzione è infatti condizione primaria della manifestazione della personalità umana. Senza istruzione non v’è ordinata convivenza civile, non v’è libertà, non v’è progresso. La più alta conquista del Ticino dell’ottocento, perfezionata nel novecento, è stata la creazione delle premesse per l’universalità dell’istruzione dei cittadini. Lo Stato, nell’impegno di decenni, con la scuola pubblica ha cancellato una condizione di secolare arretratezza.
Il primato della scuola pubblica è garanzia di laicità. La scuola pubblica è infatti la scuola che educa al dialogo, che non conosce verità assolute, indiscutibili, che non è al servizio di dottrine filosofiche, religiose, politiche, economiche. Pertanto la libertà nella scuola è già realizzata dalla scuola pubblica e non richiede altre istituzioni scolastiche.
Insostituibile è poi, in una società liberale e democratica, la funzione di convivenza e di integrazione della scuola pubblica. È la scuola pubblica che ha rimosso le barriere di origine, di luogo, di famiglia, di condizione sociale, di religione, di dottrine filosofiche e politiche, che ha fatto convivere e fa convivere tutti i bambini e tutti i ragazzi, di qualsiasi condizione. Questa esigenza è accresciuta nel periodo storico che stiamo vivendo, un periodo in cui in misura crescente sono presenti in Ticino diverse etnie, diverse religioni, diverse lingue, ma crescono purtroppo anche l’insofferenza e l’intolleranza. Dobbiamo assolutamente impedire la lacerazione del paese, la sua frammentazione con la creazione di corpi separati, di scuole separate in funzione delle religioni, delle etnie, delle lingue, delle condizioni sociali.
Lo Stato ha compiuto sforzi imponenti per il potenziamento della scuola pubblica. Basti citare, per restare agli ultimi decenni, la creazione della scuola media, che, con la sua rete di sedi distribuite sul territorio, ha eliminato gravi discriminazioni sociali e regionali, la creazione di nuove sedi liceali, la promozione delle scuole professionali e in genere della formazione professionale. Ma la scuola è, per lo Stato, una sfida permanente.
Anche nei prossimi anni e decenni il miglioramento della qualità della scuola, uno dei valori più alti dello Stato, richiederà riforme e opere importanti, e assorbirà una parte cospicua delle risorse pubbliche. Assegnare contributi a coloro che preferiscono iscriversi a scuole private diversamente finalizzate non può che avviare un processo di impoverimento della scuola pubblica, che imporrà rinunce, e pertanto una perdita di qualità, e farà risorgere disuguaglianze e discriminazioni. La difesa dei valori della scuola pubblica deve manifestarsi nelle cittadine e nei cittadini ticinesi con un doppio no il 18 febbraio: no all’iniziativa e no al controprogetto.

 

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