Nel progetto di programma del Plrt per le elezioni cantonali di aprile si registrano lacune incomprensibili e inaccettabili. La più grave lacuna riguarda la scuola pubblica. Le parole “scuola pubblica” non figurano neppure nel progetto. Non era mai successo. Il progetto si limita a dire che “ alla scuola compete il ruolo di far acquisire ai giovani solide conoscenze e un’efficace metodologia di apprendimento, nonché le regole fondamentali della convivenza ”. Segue poi un riferimento all’aggiornamento dei contenuti e delle modalità organizzative, un riferimento alla ridefinizione dei gradi di responsabilità delle direzioni scolastiche, un riferimento al ripensamento dei programmi.
E infine un riferimento all’opportunità di “ ulteriori collaborazioni con istituti privati specie del settore professionale ”. Si resta allibiti. Non c’è la menzione del settore pubblico, ma c’è la menzione del settore privato.
C’è un abisso tra il progetto di nuovo programma e il programma del 2007 che tra l’altro avvertiva che “ è prioritario investire nella formazione alfine di garantire, attraverso la scuola pubblica, accesso alla conoscenza e pari opportunità di formazione a tutti i giovani sull’intero territorio cantonale ”, e richiamava la necessità di “ investire risorse appropriate in tutti i settori scolastici già a partire dalla scuola dell’obbligo ”. E allora si doveva, e si deve dire, che la scuola pubblica svolge una funzione fondamentale e insostituibile: garantisce la libertà nella scuola, garantisce la parità dell’opportunità, garantisce la convivenza nella diversità. La pubblica istruzione è il più alto compito dello Stato e ogni sforzo deve essere fatto per un suo costante miglioramento.
La lacuna è un’offesa all’insegnamento fransciniano, è un’offesa alla storia del Cantone e del partito, è un’offesa al popolo ticinese che nella votazione del 18 febbraio 2001 ha respinto con il 74% di no un’iniziativa e con il 73% di no un controprogetto miranti all’introduzione dell’aiuto finanziario dello Stato alle scuole private. Stupisce e preoccupa il fatto che il presidente cantonale del partito non abbia avvertito la gravità della lacuna e non vi abbia posto subito rimedio. È da sperare che non si tratti del primo effetto della decisione di Gabriele Gendotti, fermissimo difensore della scuola pubblica, di non ripresentarsi alla prossima elezione del Consiglio di Stato.
Debole è anche il riferimento alla laicità: un timido accenno nel capitolo “ io rifletto e voto liberale ”. Nessun richiamo è fatto alla necessità di porre un argine alle crescenti manifestazioni di intolleranza religiosa. Il programma del 2007 ricordava correttamente che “ in una società multiculturale sono indispensabili una rigorosa laicità delle istituzioni e una neutralità religiosa dello spazio pubblico che evitino la degenerazione in comunità chiuse e a sé stanti ”.
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