ASSOCIAZIONE PER LA SCUOLA PUBBLICA DEL CANTONE E DEI COMUNI IN TICINO


Pisa 2009: il Ticino è l'ultimo della classe



Alla scuola ticinese le pagelle più basse

Rispetto agli altri Cantoni siamo ancora in fondo alle classifiche nella lettura, nella matematica e nelle scienze naturali

A un anno circa dalla presentazione dei risultati nazionali dell’indagine PISA ( Pro­gramme for International Student Asses­sment) 2009 sono stati ieri resi disponibili anche quelli concernenti le regioni lingui­stiche e i Cantoni. Basati sul campione di allievi del IX anno scolastico, corrispon­dente all’ultimo di scuola dell’obbligo, i ri­sultati generali indicano come la Svizzera si situi al di sopra della media OCSE nei tre settori esaminati (lettura, matematica, scienze naturali). A livello nazionale il test lascia invece intravedere differenze, talvol­ta marcate, tra i vari Cantoni. Ad esso han­no partecipato, per complessivi 15.800 al­lievi, Ginevra, Giura, Neuchâtel, Vaud, Val­lese, Friburgo, Berna, Argovia, Appenzel­lo Esterno, San Gallo, Sciaffusa e Zurigo cui si è aggiunto il Ticino, che ha messo a di­sposizione 1.100 allievi di IV media (nono anno di scuola obbligatoria).

Lettura, matematica e scienze
Per la lettura – ambito principale del test PISA 2009 – la Svizzera francese (506 pun­ti) e la Svizzera tedesca (502) precedono gli allievi della Svizzera italiana (485 pun­ti). A detta dei ricercatori lo svantaggio di circa 20 punti è considerato di entità ri­dotta e, in parte, motivato dalla più gio­vane età degli allievi ticinesi rispetto agli allievi degli altri Cantoni ( 15,1 anni per il Ticino, contro i 15 , 9 anni della Svizze­ra). In matematica la Svizzera tedesca ot­tiene 539 punti, la Svizzera francese 530 e la Svizzera italiana 518 . La media tici­nese (518) è superiore a quella dell’OC­SE (497). Per le scienze naturali: la Sviz­zera tedesca ha una media di 523 punti, la Svizzera francese di 500 e la Svizzera italiana di 493. In questa prova, come pu­re in quella di lettura, l’esito degli allievi ticinesi è leggermente inferiore alla me­dia OCSE. >br> Il confronto dei risultati PISA 2009 con i dati PISA 2000 conferma una sostanziale stabilità delle prestazioni in lettura per gli allievi ticinesi; per la matematica invece si registra un leggero miglioramento (+ 9 punti) rispetto ai dati del 2003, mentre in scienze naturali vi è una contenuta dimi­nuzione (– 8) in rapporto al 2006.
L’analisi dettagliata dei risultati in lettura mette pure in evidenza come in Svizzera la relazione tra la condizione sociale e le prestazioni in lettura degli allievi riveste ancora un ruolo determinante ed è molto variegata. Il Ticino è uno dei Cantoni in cui l’effetto dell’ambiente sociale, economico e culturale è meno rilevante. Anche la dif­ferenza dei risultati conseguiti tra gli allie­vi autoctoni e quelli che parlano a domi­cilio una lingua diversa dall’italiano è as­sai contenuta in Ticino (7 punti di varia­zione), mentre è molto più forte nella Sviz­zera tedesca (62 punti) e nella Svizzera fran­cese (47 punti). Analoga tendenza si regi­stra nei risultati conseguiti in base al ses­so: le ragazze ottengono un esito migliore in tutti i Cantoni e in Ticino la variazione tra i risultati delle ragazze e dei ragazzi è più contenuta rispetto al resto della Sviz­zera.
Da queste prove emerge in termini generali come la differenza di prestazione tra gli allievi più forti e quelli più deboli ri­sulti piuttosto contenuta in Ticino e, gene­ralmente, inferiore rispetto ai Cantoni del­la Svizzera tedesca.
Complessivamente si può sottolineare co­me i risultati PISA 2009 riconfermino sia il principio integrativo proprio della scuola ticinese sia il posizionamento della Sviz­zera italiana, che si colloca dopo le altre due regioni linguistiche.

Le valutazioni del DECS
Il DECS fa sapere che i dati dell’indagine PISA 2009 saranno ulteriormente appro­fonditi da parte del Dipartimento e dei ser­vizi preposti all’insegnamento per valuta­re i possibili miglioramenti da apportare all’organizzazione scolastica e ai piani di studio, oggetto attualmente di riesame an­che nel contesto dell’implementazione del Concordato HarmoS, delle metodologie d’insegnamento, della formazione inizia­le e continua del personale insegnante ecc. «La stabilità dei risultati conseguiti – si leg­ge nel comunicato stampa – impone di in­tensificare ulteriormente gli sforzi sul pia­no delle risorse umane e finanziarie, per assicurare ai nostri giovani una formazio­ne sempre più di qualità, in grado di favo­rire sia l’integrazione degli allievi più de­boli, sia lo sviluppo delle potenzialità di quelli con buone capacità».

L’allarme c’è da dieci anni ma chi lo ha ascoltato?
Intervista di Carlo Silini a Franco Zambelloni

I risultati dello studio PISA per il Tici­no sono quello che sono, ed è così da die­ci anni. Non sarebbe il caso di cambiare qualcosa? La domanda sorge spontanea dopo aver chiesto a Franzo Zambelloni, insegnante di filosofia, un commento al rapporto presentato ieri.
«Comincio col dire che è opportuno e sa­lutare che si tasti il polso regolarmente al­le condizioni di salute delle scuole. Certo, non è rincuorante vedere che il Ticino ri­sulti ancora agli ultimi posti della classifi­ca. Ma lo studio è opportuno proprio per­ché fornisce rassicurazioni o segnali d’al­larme su cui si può poi lavorare. Lo studio è utile se si ascoltano i segnali d’allarme».

Lo si è fatto? «Già nel 2000 il Ticino non era messo be­ne per quanto riguarda le competenze di lettura. Come se i segnali d’allarme di al­lora non fossero serviti a nulla. E infatti viene da chiedersi come mai in dieci an­ni non è cambiato nulla».

Lei come risponde? «Ci sono diverse possibili cause. Per co­minciare escluderei l’ipotesi che gli allie­vi del Ticino siano meno intelligenti di quelli degli altri Cantoni. Porrei più atten­zione, invece, alla composizione sociale della popolazione scolastica. Quello può in effetti essere un elemento che incide sulla media delle prestazioni. Bisogne­rebbe poter confrontare in diversi Can­toni la popolazione scolastica relativa­mente alla sua composizione sociale con­frontando la percentuale di stranieri, par­lanti una lingua che non è quella del Can­tone, gli strati sociali per quanto riguar­da la formazione culturale dei genitori. Se Appenzello Interno ha una popolazio­ne omogenea rispetto al Ticino che ha una percentuale di migrazione elevata, certe differenze si spiegano».

E al di là della composizione sociale? «Un altro fattore può essere l’età. Il nono anno di scolarità comporta una differen­za di età tra Cantone e Cantone. In alcu­ni gli allievi hanno un anno in più che nel Ticino. Anche questo dato non è però de­terminante: a Ginevra lo scarto è di un so­lo mese in più, per esempio. E allora bi­sogna considerare un ultimo fattore».

Quale? «I metodi didattici e l’impostazione pe­dagogica. Non possiamo infatti scartare l’ipotesi che i metodi attualmente da noi seguiti non siano i più efficaci. Non dico che siano sbagliati, ma una ricerca seria che dovrebbe cominciare dal grido di al­larme, dovrebbe considerare anche que­sta possibilità e mettere in atto forme di verifica. Negli ultimi decenni in Ticino ci sono state molte riforme di impostazio­ne didattica. E a sentire le fonti ufficiali sono state tutte un successo. Ma la cosa andrebbe verificata con dei gruppi di con­trollo che confrontano i risultati con clas­si che non seguono queste riforme. Da simili dati sarebbe possibile ricavare un insegnamento».

Non c’è la possibilità che ci siano diffe­renze fra i docenti dei vari Cantoni? «Avanzo un’ipotesi, non perché la riten­ga probabile, ma perché stiamo indagan­do le ipotesi possibili. In certe materie nella scuola dell’obbligo è data al docen­te un’amplissima libertà. Anche i pro­grammi, specie per le materie letterarie lasciano ampi spazi. Da un lato è un’ot­tima cosa perché il docente può seguire uno stile e un’impostazione che più gli aggrada. Ma può avere controindicazio­ni perché non è detto che tutte le varian­ti didattiche abbiano un’uguale efficacia. Bisogna chiedersi se i programmi avvia­no gli allievi su un identico livello di for­mazione, oppure se c’è un margine di li­bertà così ampio da lasciare scarti signi­ficativi nella formazione degli allievi. Poi c’è un altro elemento».

Ovvero? «La differenza fra i Cantoni di quantità di materie e orario scolastico . Quando si mol­tiplica il numero delle materie, da un lato si riduce la profondità con su ogni mate­ria viene coltivata: il rischio è di ridursi ad una specie di zapping da materia a mate­ria. Dall’altro, più si aumentano materie e ore scolastiche più si riduce il tempo in cui gli allievi possono restare a casa per ripensare a quello che hanno ascoltato, fa­re esercizi, richiamare alla memoria che è l’unico modo poi per imparare. Perché l’usanza oggi è che gli allievi studino il gior­no prima dell’“espe” e una volta fatto l’espe­rimento se ne dimentichino subito». Dall’altro, più si aumentano materie e ore scolastiche più si riduce il tempo in cui gli allievi possono restare a casa per ripensare a quello che hanno ascoltato, fa­re esercizi, richiamare alla memoria che è l’unico modo poi per imparare. Perché l’usanza oggi è che gli allievi studino il gior­no prima dell’“espe” e una volta fatto l’espe­rimento se ne dimentichino subito».

Coniugare integrazione ed eccellenza: ecco la sfida del nostro sistema educativo
Intervista di Matteo Airaghi a Diego Erba

Direttor Erba, ultimi in lettura, penulti­mi in matematica e terz’ultimi in scienze naturali. Per il Canton Ticino i risultati PI­SA non sembrano troppo lusinghieri...
«Eviterei di trarre conclusioni affrettate. È im­portante infatti sottolineare che questo ge­nere di classifiche merita valutazioni più ap­profondite. È vero, tra i tredici Cantoni che partecipano all’indagine (perché tutti gli al­tri non ritengono neppure opportuno sotto­porsi a simili test di valutazione) ci piazzia­mo ancora dietro alla Svizzera tedesca e a quella romanda. Tuttavia metterei in risalto anche la sostanziale stabilità dei nostri risul­tati rispetto alle precedenti tornate del PISA. In lettura, su cui si focalizzava principalmen­te il test 2009, confermiamo i risultati prece­denti, in matematica c’è addirittura un mi­glioramento mentre facciamo qualche pas­so indietro in scienze naturali. A dire il vero per quanto concerne la lettura ci aspettava­mo qualcosa di meglio anche perché negli ultimi anni abbiamo potenziato l’insegna­mento della lingua italiana e quindi conti­nuiamo a lavorare per un miglioramento in questo senso. In questo campo, tuttavia, i ri­cercatori mettono in risalto che la più giova­ne età (15,1 anni contro quasi 16 nel resto del Paese) degli studenti ticinesi sottoposti al test potrebbe motivare il nostro ritardo».

Al di là delle classifiche il rapporto fa però anche emergere conferme positive...
«Senz’altro. Sempre riguardo alla lettura si denota come nel nostro Cantone alloglotti e non alloglotti hanno differenze di rendimen­to meno marcate. Oppure che le condizioni sociali ed economiche delle famiglie di pro­venienza incidono meno sulle capacità de­gli allievi. Persino il divario, ovunque presen­te, tra maschi e femmine (sempre migliori) è più contenuto rispetto alle altre regioni lin­guistiche. Tutti aspetti molto positivi sull’esi­to di politiche scolastiche mirate all’integra­zione che vanno evidenziati in un discorso di equità del sistema formativo».

A livello istituzionale quale peso viene da­to a studi come il PISA e quanto influisco­no i risultati una volta resi noti?
«Prendiamo naturalmente molto sul serio que­sti test altrimenti non avrebbe neppure sen­so parteciparvi, ma non vogliamo neppure en­fatizzare le valutazioni su una singola discipli­na da cui non deve discendere il giudizio su un intero sistema scolastico e sulla politica che lo orienta. Il PISA è uno strumento importante, ma è solo uno degli indicatori disponibili su cui basiamo le nostre decisioni. È un elemen­to di giudizio, ma non è certo il solo».

Come vi muoverete ora che il principio del­l’integrazione perseguito dalla nostra scuo­la sembra sempre più un fatto acquisito?
«Presto ci chineremo sui risultati del rappor­to PISA appena pubblicato e coinvolgeremo tutti gli interessati in una valutazione ponde­rata di dati che chiamano in causa tutta la scuola dell’obbligo. Valuteremo i margini di miglioramento per far sì che all’ottenimen­to dell’integrazione si possa abbinare anche la cura per l’eccellenza. In fondo questa è la grande sfida con cui si confronta la scuola ti­cinese: il nostro sistema educativo rimanda volutamente nel tempo la selezione ma non possiamo accontentarci dell’integrazione: dobbiamo aumentare le competenze senza penalizzare gli studenti migliori e quelli po­tenzialmente eccellenti».

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