Martedì, 30 gennaio, ho seguito
il dibattito televisivo offerto dal Quotidiano pro e contro i sussidi per
le scuole private. C’erano, per la scuola pubblica, padre Callisto Caldelari,
un religioso che ha dato la vita per i più bisognosi: famiglie,
giovani, bambini; per le scuole private Graziano Martignoni, psichiatra,
ospite loquace dei salotti televisivi.
E’ balzata subito evidente la volontà
di Martignoni di soverchiare padre Callisto, lasciarlo parlare il meno
possibile, invadere lui il tempo a disposizione. Anche ignorando i tentativi
di frenarlo da parte di un moderatore fin troppo intimidito.
Lui, senza rispetto per nessuno,
continuava a trinciare giudizi temerari del tipo: i genitori di chi va
alle scuole private sì che sono educatori motivati; gli altri consegnano
i figli alla scuola (pubblica) come fossero pacchi postali. I 5-10 milioni
richiesti dalle scuole private non verrebbero in nessun caso investiti
per soddisfare bisogni sociali. Abbiamo un governo che saprebbe controllare
efficacemente l’operato delle scuole private. E via trinciando.
Ma, ripeto, ciò che colpiva
era la verbosità invadente, la sicumera giudicante, che, in confronto
con la mite concretezza del frate, risultava ancora più insopportabile.
Mercoledì, 31 gennaio, è
circolata la notizia che lo striscione del NO alla piscina di Bellinzona
era stato strappato e che il pallone per il DOPPIO NO sulla rotonda di
Lugano nord era stato reso inservibile. Sono soltanto gli ultimi esempi
del tentativo in atto di mettere a tacere chi è contro i sussidi,
senza neanche dover far la fatica di produrre argomenti.
Altro aspetto: l’evidente abbondanza
di mezzi di cui dispongono i privatisti per la loro propaganda: investono
60'000.- Fr solo per tappezzare il Ticino coi loro manifestoni fuorvianti;
25'000.- Fr li spende il solo Papio al dire del suo stesso rettore… poi
piangono miseria per lucrare sussidi statali! Certo, se dovesse vincere
il SI’, sarebbero soldi ben spesi, per loro.
Eppure questa votazione meriterebbe
qualcosa di più, perché va ben oltre l’innocente riformetta
che si vuol far credere. L’ha ammesso uno dei fautori (S. Morisoli sul
‘Corriere del Ticino’) che si tratta di una prova decisiva per capire se
è possibile proseguire oltre nello strappare potere e soldi allo
Stato, ossia alla società nel suo insieme, per consegnarli a certi
privati.
Dietro la richiesta dei sussidi
per le scuole private si agitano gli interessi dei privatizzatori di ogni
categoria, i gattoni scaltri e potenti, al cui cospetto don Grampa diventa
una volpe un po’ patetica che difende il suo Papio.