La scuola deve educare alla pace, al rispetto dell’ambiente, alla convivenza, alla cittadinanza. La scuola deve insegnare i contenuti delle diverse discipline. Nella scuola si devono affrontare i vari problemi che possono concernere gli allievi sotto le diverse sfaccettature (dall’educazione stradale all’educazione sull’uso dei social media) e la scuola deve pure soddisfare tutte le richieste, a volte anche poco sensate, avanzate dai politici.
La scuola deve … quante volte sentiamo queste parole nei più svariati contesti: in famiglia, al bar, fra amici ma anche nei consessi istituzionali: dai consigli comunali al Gran consiglio o dalla bocca di qualche consigliere di Stato? Ma non è possibile cercare di soddisfare le richieste (per non definirle pretese) della società senza dare alla scuola i mezzi per creare le condizioni quadro indispensabili. Nei confronti intercantonali la nostra scuola si distingue per le sue capacità di integrazione, sia degli allievi delle diverse culture presenti nel cantone sia di quelli con particolari difficoltà scolastiche: in Ticino ci sono infatti meno allievi che frequentano le scuole speciali e meno «percorsi paralleli» per gli allievi alloglotti. È pur vero che nelle prove PISA gli allievi del nostro cantone hanno un rendimento leggermente inferiore rispetto a quello degli allievi di altri cantoni, ciononostante la percentuale di studenti che conseguono la maturità vede il Ticino al secondo posto. Sono pure molto buoni i risultati dei nostri studenti dopo il primo anno di Università (e dire che buona parte seguono gli studi in un’altra lingua) e, notizia recente, le competenze dei ticinesi nelle diverse lingue fanno invidia a molti.
Sicuramente questi risultati non sono dovuti a un «super-investimento» finanziario nella scuola, visto che il Ticino si trova agli ultimi posti nella classifica intercantonale della spesa pro capite riservata all’istruzione!
Il «motore» della nostra scuola sono gli insegnanti, con la loro competenza, con l’adattabilità all’innovazione e la capacità di aggiornamento essi sono un capitale che non deve essere sperperato e che, anche in questa occasione, stanno dimostrando la loro preoccupazione per il futuro della scuola ticinese.
Come Associazione per la scuola pubblica del Cantone e dei Comuni (ASPCC) vediamo in questo «sciopero al contrario» un’azione di sensibilizzazione indirizzata non solo ai politici ma alla popolazione tutta sulla necessità di mantenere quelle condizioni di lavoro minime affinché l’insegnamento in Ticino possa mantenere le sue peculiarità e la sua qualità.
La scuola, che già deve occuparsi di far conoscere il passato e di far riflettere sul presente, deve oggi preoccuparsi anche del proprio futuro. Come ASPCC apprezziamo l’impegno profuso dagli insegnanti in questa azione volta alla salvaguardia della scuola di tutti.