Loredana è sempre rimasta fedele a un modo di fare politico che privilegia la costruzione condivisa, il primato della politica a favore di chi è più fragile nella società, il riconoscimento e il rispetto dei pensieri e dei sentimenti dell’altro, un modo di dare valore alle relazioni umane che può ben dirsi rivoluzionario in quest’epoca triste e arida.
In modo particolare in questo periodo storico, molti politici e politiche costruiscono le carriere sulla popolarità quale espressione di individualismo sovraesposto mediaticamente. L’utilizzo di qualche facile formula politica, apparentemente coraggiosa ma in realtà espressione di chiusura, premia la voglia di apparire e il fascino del potere mentre annulla il valore della politica. Coerenza, studio dei dossier, approfondimenti, lavoro condiviso sono stati i suoi valori, ben lontani dalle pratiche politiche correnti.
Loredana sapeva ascoltare e mediare, cercare la soluzione, organizzare eventi, senza mai apparire come protagonista: abbatteva steccati e costruiva ponti per dare ali nostri ideali.
Spesso nei gruppi femminili, specie a Sinistra, si è dibattuto sull’idea se esista o meno una politica al femminile. Proprio pensando a come Loredana ha saputo muoversi con tutte le persone che ha incontrato sul suo cammino e che hanno imparato molto da lei, abbiamo capito che la questione è imparare anche a praticare la politica delle relazioni. Un modo che permette di crescere assieme in consapevolezza, imparando a «non sottovalutare mai il potere che abbiamo di essere artefici del nostro destino» (Emmeline Pankhurst, prima suffragetta inglese).