ASSOCIAZIONE PER LA SCUOLA PUBBLICA DEL CANTONE E DEI COMUNI IN TICINO


La sua scuola


Di Loredana ricordo gli occhi grandi che parlavano, chiari e vivaci. La voce calda e rassicurante, avvolgente. La sentivo ogni tanto per dei lavoretti che mi commissionava per questo o quel comitato. Oppure ci incontravamo nelle immancabili occasioni di partito.
Loredana era sempre presente e rappresentava quella vecchia guardia politica della sinistra, delle lotte femminili, ma senza acrimonia, sempre con decisione e gentilezza. Dava l’impressione di un animale mansueto, che incede lento nel bosco, che osserva divertito quello che gli succede intorno. Non era una di quelle femministe arrabbiate o, almeno, io non la conoscevo così, mi dava l’impressione di materno, ispirava fiducia e tranquillità.
Ora Loredana se n’è andata, come fanno tutti in fondo. Prima o dopo ci capita e se in fondo rimpiangiamo queste partenze è perché qualcosa hanno lasciato. Un vuoto di umanità, perché ognuno di noi è un tassello di qualcosa di più complesso, parte di un puzzle. Alcuni sono i pezzi in mezzo, quelli del cielo, 250 variazioni di azzurrino e bianchiccio, con quattro nuvole stitiche che ti fanno impazzire. Altri sono pezzi delle figure, più facili da collocare, altri ancora sono i bordi, o gli angoli, quelli da cui parte tutto, i pezzi facili e che tutti cercano.
Io penso che Loredana fosse un angolo. Un angolo del grande puzzle, un pezzo importante del disegno che tutti noi, chi più chi meno, continuiamo a rappresentare.
L’ultima volta che l’ho vista mi parlò di GAS e disse: “Bravi, andate avanti così”. Grazie Loredana, certo, lo faremo. Anche per te.