ASSOCIAZIONE PER LA SCUOLA PUBBLICA DEL CANTONE E DEI COMUNI IN TICINO

Intervento davanti alla Commissione Scolastica del Gran Consiglio - 13.09.1999


Il nostro punto di vista è naturalmente quello di un'Associazione nata tra l'altro anche per contrastare proprio l'Iniziativa del Coordinamento delle scuole private, per difendere e semmai potenziare la scuola pubblica, come bene irrinunciabile di questo Paese; è il punto di vista della società nel suo insieme (e non di qualche suo gruppo), le cui forze hanno finora collaborato intorno alla scuola pubblica e vogliono continuare a collaborare, perché ritengono la scuola pubblica oggi più necessaria che mai; è il punto di vista di coloro ai quali sta a cuore il futuro di un servizio pubblico di primaria importanza per tutti, che funziona bene come strumento di formazione personale e di addestramento civile, di promozione e di integrazione; un servizio che, se necessario, deve e può essere migliorato, ma mai, a nostro giudizio, messo in discussione o in difficoltà.

La nostra tesi: siamo del tutto contrari a che improvvisamente si imponga per legge allo Stato (Cantone e Comuni) di spendere dei milioni per finanziare scuole private parallele a quelle pubbliche, che fanno cioè più o meno le stesse cose. Non ne vediamo proprio la ragione, anzi! Abbiamo innumerevoli motivi e di vario ordine per sostenere questo NO.
Accenno brevemente ai principali:

- motivi di ordine storico: sono ormai quasi due secoli che il Ticino ha optato per la scuola pubblica aperta a tutti i giovani senza distinzioni nè discriminazioni di sorta, come istituzione dove i figli di tutte le regioni del paese, di tutti i ceti, di tutte le tendenze ideologiche si ritrovino per imparare insieme cose indispensabili sia per il loro sviluppo di uomini e di lavoratori, sia per vivere e operare insieme in una società sulla via ieri della modernità, oggi della globalizzazione.
Questa opzione dei nostri padri è stata provvida. Non starò a tessere l'elogio della scuola pubblica davanti a voi. Ma voi conoscete dalla storia le insufficienze e le difficoltà di ogni genere in cui il Paese ha dovuto dibattersi, prima che si affermasse la scuola pubblica per tutti.
E' alla scuola pubblica che il Ticino deve in gran parte la propria modernizzazione economica e culturale, nonché l'avvento di una società più tollerante e aperta, più comprensiva e solidale.
Oggi la scuola pubblica serve il 95% dei giovani, e sarebbe tranquillamente pronta a servire il 100%; ciò che la dice lunga sul suo successo e sull'attaccamento della popolazione.
L'abbiamo già detto e ripetuto: la scuola pubblica è una delle imprese più meritorie del Ticino negli ultimi due secoli: essa è ormai un'istituzione che sta a cuore, o per lo meno meriterebbe di stare a cuore, a tutti i Ticinesi senza distinzioni.

- Motivi di ordine sociale: in questo momento anche società collaudate e ricche come la nostra sono percorse da paure che, per il globalizzarsi dell'economia, le risorse possano ridursi e che aumentino le difficoltà di trovare un posto di lavoro o comunque un posto al sole; ciò produce tentazioni di rompere la solidarietà, di suddividere la società in strati e gruppi concorrenti, di ghettizzare e lasciare indietro i più deboli... Tentazioni che noi speriamo momentanee, ma che comunque vogliamo contrastare incominciando dai bambini e dai giovani nelle scuole.
Per una fortunata coincidenza la scuola pubblica è lì pronta e attrezzata per fare la sua parte, affinché queste tensioni non producano effetti troppo devastanti. Lo fa garantendo a tutti i ragazzi, senza separazioni artificiose, senza distinzioni di classe o di censo, di provenienza o di credenza, un luogo istituzionalmente (e quindi non dipendente da scelte private e perciò aleatorie), un luogo, dico, deputato alla formazione, ma anche un luogo impareggiabile di incontro e di integrazione.
Sarebbe davvero improvvido che proprio adesso, in un momento di grave bisogno, venisse anche solo intaccato un sistema scolastico, i cui dinamismi virtuosi (di incontro fra tutti i giovani, conoscenza reciproca, allenamento a un convivere rispettoso e solidale entro la società pluralista e dinamica che ci si apre davanti), contrastano, per nostra fortuna, con quelli viziosi emergenti nella compagine sociale. Noi vogliamo, perché ne abbiamo bisogno, che questa scuola continui a funzionare come finora, fruendo della fiducia e dell'appoggio, ma anche di tutti i mezzi che il paese può mettere a disposizione.

- Motivi di ordine istituzionale:
La nuova Costituzione, che abbiamo approvato da poco, conferma in sostanza l'assetto scolastico che abbiamo:
con l'art. 8 lett. m essa dà ai genitori il diritto di scegliere per i loro figli anche scuole diverse da quelle istituite dalle autorità pubbliche; ma la Commissione speciale della Costituzione e dei diritti, presentando ai cittadini il nuovo testo, ha messo le mani avanti, scrivendo: "In considerazione dei contenuti dell'insegnamento privato, che non offre garanzia assoluta di pluralismo e neutralità, questo diritto non può comportare l'obbligo dello Stato di finanziare o facilitare le scuole private."
Sembra di capire che le scuole private sono tollerate ma non sono incoraggiate e tanto meno sostenute dallo Stato!
Tanto più che lo Stato, secondo l'art. 14, deve far fronte a ben più impegnativo mandato: "quello di provvedere affinché ognuno possa beneficiare di un'istruzione e di una formazione adeguata".
In altre parole, attraverso la Costituzione lo Stato riceve dalla società tutta intera, di cui è strumento, il compito di assicurare direttamente un sistema di formazione capace di soddisfare tutte le esigenze della popolazione.
Ebbene, noi sosteniamo che oggi meno che mai il nostro Stato potrebbe far fronte a questo suo impegno, se non concentrasse sulla propria scuola tutte le risorse umane e finanziarie di cui dispone.

- Termino quindi toccando i motivi di ordine finanziario:
voi conoscete meglio di me la situazione finanziaria attuale dello Stato, Cantone e Comuni; immagino che abbiate anche fatto l'elenco, come l'abbiamo fatto nella nostra Associazione, dei provvedimenti di risparmio che negli ultimi sei anni lo Stato medesimo ha imposto anche alla sua propria scuola: sono tanti e non sembrano finiti! Si tratta di decine di milioni, ciò che sta creando patemi e difficoltà dentro le scuole, e genera nei docenti il timore che la qualità del servizio possa incominciare a dar segni di scadimento. Proprio mentre da tutte le parti si invoca più formazione!
Di fronte a questa tendenza, noi ripetiamo una cosa molto semplice: non può a un tratto diventare compito prioritario dello Stato quello di aprirsi a sussidiamenti di scuole private, stornando ulteriori risorse dalla scuola pubblica. C'è il rischio grosso di passare da un sistema collaudato e che dà buoni risultati a un sistema con due binari a diverso scartamento.
Lo Stato deve restare concentrato sul sistema che la società stessa ha voluto, sulla scuola pubblica che abbiamo, capace di servire, e bene, la quasi totalità di una gioventù alla quale si chiede una formazione sempre più spinta e un'apertura mentale sempre più certa. Semmai lo Stato deve fare il possibile affinché tale scuola pubblica si dimostri sempre agguerrita, ossia attrezzata in uomini e cose. Guai allora a ridurle l'ossigeno di cui ha un bisogno vitale!
Ecco, noi scongiuriamo la vostra Commissione ad apprezzare al suo giusto valore il bene inestimabile di cui il Ticino dispone con la sua scuola pubblica e a diffidare da avventure, il cui inizio può dare l'illusione di una buona scossa, o di una scorciatoia conveniente, ma la cui fine la vediamo bene in paesi (cito l'Inghilterra e la Spagna), dove la scuola privata è forte: la scuola pubblica è decaduta per dissanguamento: finanziario, certo, ma prima ancora sociale (per la perdita dei ceti più esigenti e stimolanti!) e quindi culturale (per la perdita dei migliori docenti e delle indispensabili motivazioni in chi resta).

Mario Forni, presidente

 

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