Perché ovviamente ‘è meglio poter scegliere’, come proclama il volantino, ma se la possibilità per alcuni di scegliere la scuola privata va a scapito dell’unica scuola pubblica a disposizione di tutti, allora la possibilità di scegliere deve cedere il posto alle opportunità di tutti. Infatti, la prima preoccupazione delle famiglie non è quella di poter scegliere anche scuole private, bensì quella di avere tutte a disposizione la miglior scuola possibile. Tale scuola oggi l’abbiamo, è la scuola pubblica, che da un secolo e mezzo serve il paese in modo fedele e disinteressato. La sacrificheremo alle ambizioni di quelli che si vogliono distinguere e separare dagli altri, per farsi i loro interessi?
Perché è vero che ‘pubblico e privato sono complementari’, ma gli stessi esempi addotti nel volantino mostrano che le iniziative private complementari a quelle pubbliche di solito si finanziano da sé: non risulta, per esempio, che ‘le agenzie private di sicurezza’ vengano finanziate con i soldi pubblici destinati alla polizia dello Stato.
Perché non è vero che ‘non si toglie nulla alla scuola pubblica’: uno Stato che da anni risparmia sulla propria scuola pubblica (se ne sono accorti i Comuni e le famiglie degli allievi!), che piagnucola di non avere più soldi per iniziative sociali, con il SI’ dovrebbe aprire un nuovo fronte di spesa. Dove prenderebbe i soldi necessari? A quali altre ‘voci di bilancio’ li sottrarrebbe, se non a quelle della scuola pubblica? Oppure aumenterebbe le imposte?
Il Ticino vuole essere una regione d’Europa e un cantone federale’? Ci mancherebbe, ma proprio per questo deve votare NO, dal momento che in nessun cantone svizzero, in nessuna nazione d’Europa vige la forma del sussidio che si vorrebbe introdurre da noi. Risulta invece che in Emilia-Romagna, regione in cui c’è qualcosa di simile, sono già state raccolte le firme per il referendum abrogrativo!
Perché le scuole private non saranno solo ‘le scuole dei preti o di comunione e liberazione’, d’accordo, ma saranno pur sempre scuole con finalità educative almeno in parte private, ossia dettate dai gruppi sociali che le tengono. Con la nuova normativa potranno essere scuole di ogni tendenza: scuole di Musulmani, di Testimoni di Geova, e via elencando. Ci si deve almeno domandare che cos’abbia da guadagnare la società di domani dalla crescita separata dei bambini di oggi. Noi diciamo che guadagnerà in compartimenti stagni, contrapposizioni tra gruppi rivali, conflittualità, violenza.
Infine perché ‘le famiglie sono responsabili dell’educazione dei figli’, ma, proprio per questa responsabilità, non possono separare i propri figli dalla comunità in cui crescono. Siamo tutti figli dello stesso Padre, insegnano i cristiani; per prima cosa apparteniamo tutti alla stessa famiglia umana. Oggi è più che mai indispensabile che tutti i ragazzi delle sessanta provenienze diverse che vivono da noi s’incontrino e si conoscano; imparino fin da piccoli a vivere, decidere, lavorare insieme. Proprio la responsabilità delle famiglie deve impedire oggi che i figli dei più fortunati vengano sottratti al loro ruolo di piccole guide al nostro vivere e convivere! Così come noi ‘grandi’ ticinesi più o meno DOC non possiamo sottrarci al compito di accogliere e di integrare i nuovi arrivati.
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