Perché un'ASSOCIAZIONE, oggi, per difendere e promuovere la scuola pubblica?
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Il "Comitato per la scuola pubblica" che ha indetto questa Assemblea si è costituito la scorsa primavera a seguito di un episodio: la riuscita (con circa 25'000 firme!) dell'Iniziativa del "Coordinamento scuole private", denominata "per un'effettiva libertà di scelta della scuola".
Dobbiamo quindi partire da lì, ma come dalla goccia che ha fatto traboccare il vaso.- L'iniziativa chiede testualmente:
"di introdurre un nuovo art. 84 bis nella legge sulla scuola, volto a garantire un contributo finanziario dello Stato alle famiglie residenti in Ticino con figli che frequentano scuole private riconosciute situate nel Cantone, dalla scuola elementare a quella post obbligatoria compresa.
Detto contributo dovrà situarsi tra il 20 e il 50% del costo medio per allievo della scuola pubblica di pari grado e non dovrà comunque superare la retta effettivamente a carico della famiglia beneficiaria."- Se questa Iniziativa andasse in porto, lo Stato sarebbe costretto a sussidiare tutte le famiglie di allievi (quindi anche le più ricche), che frequentano tutte le scuole private (quindi anche le più discutibili per tendenza o qualità), indipendentemente dai reali bisogni dei singoli e della società, ossia col metodo dell'annaffiatoio tanto inviso, e giustamente, alle medesime cerchie che ora lo rivendicano in proprio favore (questo per dire della coerenza).
Lo Stato sarebbe costretto a sborsare somme dell'ordine di 15 milioni all'anno del denaro pubblico fin dall'inizio, senza parlare dei possibili sviluppi futuri che potrebbero essere incoraggiati da simili elargizioni... e questo per che cosa?
Per finanziare relativamente pochi privati (oggi meno del 5% degli allievi del Cantone), che rifiutano un servizio pubblico esistente e funzionante, preferendogli alternative più rispondenti ai loro gusti personali.
Come se io ottenessi dallo Stato un sussidio per andare in elicottero nello stesso posto per il quale lo Stato mi tiene aperta una comoda strada...
In fin dei conti si tratta di un problema di lusso. Ma di sperperi si può anche deperire, se non proprio perire...- Noi abbiamo visto in questa iniziativa, tra l'altro, una nuova grave minaccia per la scuola pubblica del Cantone e dei Comuni (la scuola che istruisce il 95% degli allievi); la stessa scuola che negli ultimi anni è già stata chiamata a stringere la cinghia per dare il proprio tributo ai risparmi dello Stato.
Specialmente in tempi di bilanci pubblici in rosso come gli attuali (il deficit annunciato per il 1998 si aggira sui 200 milioni!), quasi automaticamente la scuola pubblica farebbe le spese anche delle nuove liberalità dello Stato nei confronti delle scuole private.
Come si vede, la questione è soprattutto quella di ripartire dei soldi in un contesto di difficoltà finanziarie degli enti pubblici.A scanso di equivoci e per rispondere una volta per tutte a chi vuol far credere, perché così gli conviene, che noi siamo di quei sempliciotti ritardatari che "vivono ancora come un conflitto il confronto scuola pubblica - scuola privata" L. Pedrazzini,"Corriere del Ticino" del 20 settembre 1997), ribadiamo che noi non siamo contro nessuno, tanto meno contro la "libertà d'insegnamento privato nei limiti della Costituzione federale", che è d'altronde garantita dalla stessa Legge della scuola all'art. 80.
Certo noi teniamo al modello "SCUOLA PUBBLICA", mentre un pochino temiamo il modello SCUOLA PRIVATA".
Infatti, se è vero che il passo della vita è evolutivo, il modello "scuola pubblica" ci appare come il più evoluto ed evolutivo, in quanto si fonda sul fatto incontrovertibile che tutti gli uomini appartengono alla stessa umanità e sono fatti tutti quanti per vivere insieme; ciò li rende sostanzialmente uguali, al di là di ogni appartenenza e suddivisione tribale, ideologica o sociale.
Per questo la scuola pubblica è per definizione la scuola che accoglie tutti alla pari, da qualsiasi parte provengano; è la scuola dove ci si incontra e si impara a rispettarsi e collaborare tra diversi;
è la scuola dello scambio e del confronto libero e argomentato; dello spirito critico alla ricerca del vero e del meglio; grazie a questi connotati, la scuola pubblica è il miglior crogiolo di società aperte, pluraliste e democratiche, desiderose e capaci di vivere-progredire in pace.
Lo stesso non si può certo dire per il modello "scuola privata", specie nelle sue varianti confessionali, che mettono al primo posto ben altre identità o appartenenze, fanno altre scelte d'impostazione, perseguono in parte altre finalità.
Permettetemi di non dilungarmi ora su questo punto pur essenziale; molto è già stato detto e non mancheranno occasioni per ribadire e spiegare.- Ma, per tornare a riva, se noi ci siamo allarmati e abbiamo deciso di muoverci per opporci all'Iniziativa dei privatisti, è soprattutto per difendere la nostra scuola pubblica storica e concreta da una rivendicazione che, se accettata, arrischierebbe di dissanguarla.
Noi vogliamo difendere, e semmai migliorare, la "SCUOLA PUBBLICA del Cantone e dei Comuni" così come si trova realizzata nel nostro paese, grazie alla lungimiranza, alla tenacia e anche ai sacrifici ormai secolari dell'intera società ticinese.
Si tratta di una scuola di cui abbiamo oggi più bisogno che mai, perché, anche in quest'epoca di grande mobilità, è una scuola che ogni giorno dimostra di saper accogliere tutti; rispetta e accudisce tutti, senza un'ombra di diffidenza o di discriminazione; è una scuola che ha dato e sta dando ancora ottimi risultati in termini culturali (di preparazione dei singoli) e civili (di integrazione sociale), e merita quindi la fiducia, il sostegno e soprattutto le risorse per poter continuare a svolgere la propria funzione.
Il cambiamento legislativo che l'Iniziativa dei privatisti comporterebbe ci costringerebbe tutti a lasciare questa via nota e collaudata, per correre un'avventura dai contorni a dir poco inquietanti: in fondo alla quale l'unica cosa che riusciamo a vedere con certezza sarebbe il degrado della scuola di tutti e il pullulare di quelle che chiamerei "scuole di gruppo": proprie cioè dei diversi gruppi sociali, che si caratterizzano e vogliono distinguersi per religione, lingua, censo, ecc.
E' già capitato in altri paesi e le conseguenze non sono esaltanti. Non vediamo perché dovremmo seguirli.- Aggiungo per inciso quello che forse non tutti sappiamo abbastanza: che cioè il Ticino è già oggi tutt'altro che sordo ai bisogni dei ragazzi che per tanti motivi (di solito sanitari o sociali) non possono frequentare le scuole pubbliche.
Esiste infatti una serie di norme che regolano l'aiuto finanziario degli Enti pubblici agli allievi e ai docenti delle scuole private in questo Cantone.
Il costo di tale normativa ammonta già oggi a diversi milioni (erano 3 milioni 750 mila nel '94 e presto sapremo quanti sono stati quest'anno).
Oltre a questo, non saremo certo noi a impedire che su punti particolari, come potrebbero essere il materiale scolastico o le borse di studio, lo Stato venga chiamato in futuro a qualche maggior liberalità verso gli allievi delle scuole private...
Tutto questo noi dovremo illustrare per il meglio anche alla popolazione, perché dimostra che la tanto cara "libertà di scelta della scuola" esiste già oggi per coloro che davvero ne hanno bisogno.B
Fatte queste considerazioni, ci siamo detti che dovevamo reagire pubblicamente al tentativo di sovvertire il sistema e dovevamo invitare a reagire tutti coloro che condividono la nostra posizione, a qualunque area di pensiero appartengano.
Per noi si tratta ora di mobilitare più gente possibile, approfondire e far conoscere i nostri argomenti, affinché tutti insieme si possa difendere e promuovere un elemento fondamentale del nostro patrimonio o bene comune com'è la nostra Scuola pubblica. Che, lo ripeto, da noi serve la quasi totalità degli allievi.
Dovremo pure saper farci ascoltare dai politici che ci rappresentano, specialmente da quelli che oggi sembrano scivolare in modo un po' troppo svagato sulle chine delle "libere scelte".
Dovremo infine prepararci alle votazioni popolari che potrebbero intervenire.- Ci siamo ovviamente domandati quale forma dare alla nostra azione; abbiamo scartato l'ipotesi di limitarci a quella di un Comitato temporaneo, fatto solo per contrastare l'Iniziativa, perché ci è sembrato che la situazione fosse abbastanza seria da richiedere qualcosa di più strutturato, e perciò efficiente e duraturo, da affiancare alla scuola pubblica, per meglio difenderla e aiutarla.
Abbiamo quindi pensato alla forma dell'Associazione ed è quanto siamo qui a proporvi.Oltre al già detto, dobbiamo infatti considerare altri motivi di preoccupazione, che fanno da contesto e contorno alla famosa Iniziativa:
- Come ho detto, sono in atto severe MISURE DI RISPARMIO del Cantone nei confronti della scuola pubblica; hanno già causato e causeranno ancora cambiamenti e disagi di varia natura (soppressione di scuole, sezioni, materie; aumento degli allievi per classe, tagli di contributi e servizi diversi...); occorrerà farle conoscere meglio, quantificarle, valutarle nei loro effetti; capire se davvero e fino a quando non recheranno pregiudizio alla qualità del servizio, per riprendere le assicurazioni rese dall'on Buffi al Corriere del Ticino (si possono leggere nel Corriere del 2 sett. scorso).
- D'altra parte, questa cura dimagrante, chiamiamola così, sembra svilupparsi nell'INDIFFERENZA quasi generale dell'opinione pubblica: sarà ignoranza o indifferenza tout court?
sarà eccesso di fiducia nelle autorità e negli operatori scolastici? o, peggio, disaffezione per la scuola pubblica sull'onda del disamore per ciò che sa di Stato e di statale così ben coltivato da ambienti che non saprei dire se più egoisti o incoscienti? oppure aspettativa ancora confusa di soluzioni per problemi sociali emergenti?...
Questa latitanza dell'opinione pubblica ci è comunque sembrata un segno abbastanza preoccupante da richiedere un'azione di mobilitazione prima che sia troppo tardi.- Ancora: è in atto un dibattito su ciò che deve essere-fare la scuola pubblica stessa e sulla sua possibile evoluzione futura; in due direzioni, mi sembra:
la prima per così dire di IMPOSTAZIONE della scuola stessa: vogliamo una scuola sempre più asservita ai modelli dell'azienda economica, tesa cioè al massimo profitto, almeno nel senso del massimo rendimento delle risorse impiegate, in termini di conoscenze e competenze utili alle professioni?
Oppure una scuola meno utilitaristica ma più attenta alle esigenze globali degli allievi che devono crescere e della società umana che si vuole perseguire, che è poi la scuola postulata dall'art. 2 dell'attuale legge della Scuola, secondo il quale le finalità della scuola pubblica sono di
"promuovere, in collaborazione con la famiglia e con le altre istituzioni educative, lo sviluppo armonico di persone in grado di assumere ruoli attivi e responsabili nella società e di realizzare sempre le istanze di giustizia e di libertà."La seconda direzione mi sembra riguardare piuttosto l'AMPIEZZA e il MODO in cui il servizio scolastico debba soddisfare certe esigenze non strettamente scolastiche di un numero forse crescente di famiglie: quella di poter affidare i figli il più a lungo possibile a persone fidate, in ambienti protetti dai rischi e pericoli della strada; e quella di saperli aiutati anche a fare i compiti e a sviluppare i loro interessi per così dire di doposcuola.
Certo, siamo spesso in presenza di paure, preoccupazioni e tentativi, a volte un po' illusori, ma tipici dei tempi di crisi... Tuttavia sono aspetti che ci sembrano presenti tra i motivi che hanno guadagnato 25'000 firme all'Iniziativa del privatisti e perciò degni di attenzione.
Dovremo testimoniare che la nostra scuola pubblica, diciamo magari più precisamente i docenti delle nostre scuole pubbliche, non ignorano affatto le esigenze nuove della gioventù: già oggi essi dedicano parecchio del loro tempo libero a colonie, attività sportive, viaggi e soggiorni culturali con i giovani, doposcuola e varie altre attività di tempo libero...
Bisognerà però vedere se e in che modo la scuola pubblica potrà andare incontro ancora meglio a simili attese; ma semmai al servizio di tutti e secondo i bisogni locali (abbiamo letto proprio in questi giorni che qualche Istituto sta già facendosene carico).
Quello che però è certo è che la scuola pubblica non potrà farlo in nessun modo, se le verranno sottratte risorse per trasferirle ad altri, che nella migliore delle ipotesi potrebbero badare solo a qualche minoranza ristretta e, per di più, a volte già privilegiata.- Come vedete, non mancano nè i motivi di preoccupazione, nè il lavoro per tener viva la scuola pubblica che abbiamo la fortuna di avere, senza buttarci in pericolosi salti nel buio.
Per questo il Comitato promotore vi raccomanda di costituire questa sera l'Associazione denominata "per la scuola pubblica del Cantone e dei comuni in Ticino"; un'Associazione aperta a tutti, in cui tutti possano riconoscersi e lavorare, che aiuti la scuola pubblica anzitutto a difendersi, ma poi anche a confrontarsi continuamente, con l'ambiente sociale in cui opera, per vedere di rispondere sempre il più puntualmente possibile alle sollecitazioni e ai bisogni che le giungano.
- Prendete queste mie considerazioni, così come il Manifesto del Comitato promotore, che già conoscete, come spunti per la discussione di entrata in materia sulla costituzione dell'Associazione stessa.
Se, dopo tale discussione, l'entrata in materia sarà accettata, passeremo a deliberare sullo Statuto, di cui il Comitato vi fornisce un progetto e, in seguito, sentiremo con piacere i vostri primi suggerimenti operativi.(Mario Forni - 6618 Arcegno)
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