Udite udite! Mi cimenterò in una facilissima attività socratica, vale a dire confutare quello che gira per la testa di qualche Uregiatt e dei loro amichetti. Prenderò spunto dal testo scritto dal signor Luigi Mattei, e pubblicato il 19 gennaio 2001 su un giornaletto settimanale, il Popolo e Libertà, che dovrebbe dipendere direttamente dal Padreterno.
Una delle prime considerazioni dell’autore riguarda la libertà. E dagliela! Libertà di qua, libertà di là… uff: Dio perdona loro, perché non sanno cosa significa questo termine oggi tanto alla moda. “Che libertà hanno oggi le famiglie, soprattutto quelle economicamente meno fortunate, se per accedere ad una scuola privata devono sborsare cifre che vanno dai fr. 5'500 ai fr. 8'000 all’anno per ragazzo?” – si chiede il nostro esempio di altruismo e socialità. Ma, mi voglia scusare questa pia anima, io ho un dubbio che mi rode: siamo proprio sicuri che una famiglia con un reddito medio su per giù di 4'000 franchi (questa circa la cifra in Svizzera) abbia effettivamente la possibilità di pagarsi, pur giovando del sussidio, delle rette che, come diceva poche righe sopra lo stesso chierichetto, non sono proprio a buon mercato? Inoltre, desidererei sottolineare che, fintanto che la scuola pubblica sarà slegata da ogni ideologia, la libertà sarà sempre garantita. Altro discorso, semmai, per gli eventuali pericoli di indottrinamento negli altri istituti, oggi perlopiù cattolici, e domani, se dovesse passare l’iniziativa o il controprogetto relativo, anche di partito e di altre confessioni.
“Le scuole private fanno risparmiare lo Stato …” – sostiene, come molti, il nostro amico. Il mio umile consiglio è, almeno per una volta, di lasciare sul comodino il Vangelo, e di leggersi la Costituzione federale. Proprio quest’ultima dice, infatti, che il Cantone deve essere nelle condizioni di accogliere nelle sue scuole ogni giovane. Di conseguenza, se per qualche avvenimento particolare tutti gli istituti privati dovessero chiudere il business, lo Stato sarebbe obbligato ad integrare i nuovi alunni nelle sue infrastrutture. Scuola privata non è quindi assolutamente sinonimo di risparmio per il pubblico.
Ritornando alla sua attenzione verso i poveri che hanno bisogno della scuola privata (si pensi ai servizi offerti da quest’ultima, come la mensa, l’internato, lo studio assistito,…) Mattei compie però una svista della Madonna (ops… scusate!). In effetti per le persone che hanno un bisogno reale di tali strutture, a causa, per esempio, di problemi familiari, ecc. lo Stato prevede già un sostegno finanziario più che sufficiente.
Da come scrive, il nostro amico sembra una persona molto aperta, sicuramente un europeista convinto. Difatti continua il suo scritto lodando l’aiuto finanziario dato alle scuole private nel resto dei paesi europei. Non si chiede però – gli sarà passato di mente – se questa politica non favorisca la creazione di una scuola di serie A e di serie B, e già che gli piace guardarsi in giro, perché, tanto per rendere ancor meno credibile la sua analisi, Gigi non cita il sistema scolastico statunitense?
Il cervello di Gigetto, inizia però, dopo un po’, a fare le bizze… e afferma sicuro di sé che i contrari alla sua bella iniziativa popolare si muovono “in nome di una ideologia statalista e conservatrice, timorosa di ogni cambiamento in un settore che ha in realtà grande bisogno di stimoli”. Beh, se lo riferisce a me, non mi fa niente, sarò anche uno statalista; ma al presidente liberale Merlini, anche lui contro il finanziamento, non farà troppo piacere, credo. Dove mettiamo l’ideologia del “meno Stato” di cui tanto si parla in casa PLRT? Forse la considerazione da fare è un’altra: finché si tratta di vedere se sia giusto o meno che lo Stato sia interventista in ambito economico è un discorso, ma qui stiamo parlando di scuola! La scuola non deve essere in nessun caso sottomessa agli interessi del mercato… anche se noi liceali sappiamo che la Riforma non va purtroppo in questa direzione.
Nella medesima frase, Mattei parla di progressismo… ma da quando in qua il PPD è il partito progressista per antonomasia? Proprio quel partito invece che fino a pochi anni fa si chiamava ancora Conservatore. Proprio questi tipi ci stanno dando lezioni di modernismo? Ma non si permettano! Comunque sappiate che preferisco avere una sana ed antiquata mentalità liberale ottocentesca, piuttosto che fare come loro, ossia parlare di progressismo usando toni da Controriforma!
Dopo queste interessanti osservazioni di carattere morale, l’autore passa ad analizzare la situazione dal punto di vista economico. L’aiuto finanziario alle famiglie che rinchiudono i propri figli in scuole private è dal suo punto di vista: “sociale”. Ah già: adesso pretende anche di dare lezioni di socialismo, il tipo. Il sussidio “cresce con il decrescere del reddito”… ah bene, grazie tante! Ci mancava che fosse il contrario! Comunque sappiate che tutti riceverebbero qualcosa… anche i milionari!
Andiamo a vedere quanto riceverebbe una famiglia milionaria se questa santissima iniziativa dovesse, per disgrazia divina, essere accettata dal popolo. Per il figlio alle scuole elementari lo Stato pagherebbe al Paperone qualche briciola ammontante a soli 2'000 miseri franchetti. Quando il rampollo frequenterà la scuola media lo Stato innaffierebbe la bisognosa famigliola di 2'800 franchi. Se poi il Paperone Junior dovesse capitarci al liceo, ebbene 3 bigliettoni da 1'000 non glieli toglie nessuno. Se invece dovesse frequentare le Commerciali riceverebbe 100 franchi in meno rispetto al liceo.
Ammettiamo che il Controprogetto venisse invece preferito all’iniziativa. In quel caso il sussidio riguarderebbe solamente il periodo di istruzione obbligatoria. Ancora una volta l’indigente scolaro otterrebbe un regalo statale annuo di 1'500 franchi sonanti, e per quando sarà allievo alle Medie riceverebbe, come elemosina, 3'000 franchetti.
Permettetemi di sottolineare il fatto che queste cifre si riferiscono alla parte spettante una famiglia milionaria. Milionaria, capite? E se i finanziamenti aumentano col calare del reddito, fatevi da soli i calcoli…
“La scuola privata perseguirà le stesse finalità della scuola pubblica, poiché si vuole garantire la funzione di integrazione sociale della scuola”. Sì, d’accordo, che bello. Ma non si chiede il signor Mattei da quale gruppo sociale-religioso-politico provenga la maggioranza degli allievi privatisti?
Alla fine compare esplicitamente l’immancabile vena liberista di tutto il discorso: “il privato può svolgere compiti di interesse pubblico alla stessa stregua dello Stato”. Ah sì, dove? Quando? Io l’unica conseguenza delle privatizzazioni che ho visto sono stati i licenziamenti… alla faccia del sociale e dell’interesse pubblico!
Privatizzare, nel caso della scuola e non solo, significa privare! E concludo con uno slogan che l’8 febbraio si è sentito in piazza. Scuole dei preti, scuole private: signori ricchi ve le pagate!
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