The mass of men lead lives of quiet desperation.
What is called resignation is confirmed desperation. (H.D.Thoreau, 1854)Bellinzona, giovedì 8 febbraio 2001. Regaida non stava più nella pelle e a tratti, per combattere il freddo, si vivacizzava più del solito. Iniziava a saltare e obbligava tutti a seguire il suo esempio: “chi non salta è un ciellino!”. E questa – sapete – è una delle più grandi minacce che abbia mai subito!!! Martina, dal canto suo, voleva a tutti i costi il palloncino-propaganda che distribuiva Raoul Ghisletta; e Mattia, intanto, imitava Giuliano appiccicando sull’ombrello gli ultimi volantini per chiamare la gente al corteo.
Verso le 17:30 Regaida prese il megafono cercando di attirare l’attenzione dei presenti, tentando di dirottarli verso la Posta, da dove la manif avrebbe avuto ufficialmente inizio. Nel frattempo, laggiù, la gente accorreva a frotte.
Gli striscioni erano pronti, ma forse un po’ troppo concentrati nella parte anteriore del corteo. Alcuni membri del Collettivo si erano riuniti dentro il furgoncino del sindacato per decidere quali slogan adottare. Doveva essere il famoso ‘scuole dei preti, scuole private, signori ricchi ve le pagate’ ad avere la meglio, ma ebbe molto più successo il forte ‘privatizzare è privare, vaffanculo a chi ci vuol provare’, anche se in Stazione si sentiva soltanto un gruppo della SCC che intonava ‘lotta dura senza paura’, intimorendo qualche ignaro viaggiatore.
Apriva il corteo lo striscione per i 2 no, poi, dietro, a turno, io, Giuliano e Mattia trasportavamo il cartello ufficiale del Collettivo, quello che simbolicamente avrebbe dovuto rappresentare la fine dell’apatia del mondo studentesco. Seguiva Martino, nel furgone, con il microfono sempre azionato, e dietro continuava la lunga fila di persone, allievi, docenti, politici, genitori, amici della scuola pubblica.
In ritardo sono giunti, scesi dai torpedoni in piazza Indipendenza, allievi e docenti dei licei di Mendrisio, Locarno, e Lugano 1 e 2, che ci hanno fatto raggiungere la bella cifra di 1'500 persone e oltre. Si era uniti per una causa comune: salvaguardare l’istruzione pubblica. Si era uniti per salvare l’opera del povero Stefano, la cui immagine è stata usurpata dai manifesti per il Sì. Ma forse, senza volerlo, si era uniti per sputare tutti insieme sui Ristretti ingiuriosi e calunniosi del giornalaccio del popolo indottrinato, esempio di stampa vigliacca e falsa. 1'500 voci si alzavano raggiungendo quelle degli eroi radicali dell’Ottocento, fondatori di quello Stato laico, liberale e democratico, che ancora non è stato digerito dai reazionari uregiatt e dal loro seguito.
Poi in piazza, proprio come nel novembre 1998 (contro i tagli nel settore pubblico), davanti alla solita foca, di fronte al solito palazzo sordo, sotto la solita pioggia che, nonostante gli scongiuri ciellini, sembra quasi abbia incitato la gente a non darla vinta ai ladri che ci vogliono fregare 10 milioni oggi, e molti di più domani. E ha fatto bene l’amico Claudio ad interrompere il suo discorso per sottolineare il coro di ‘ladri, ladri, ladri’ in sottofondo.
I discorsi tenuti da Mirko, membro storico del Collettivo, seguito da Claudio e da Luzia, hanno sottolineato l’anima studentesca della manif. Poche sono state per il Cantone, ultimamente, e per il mondo studentesco soprattutto, le prove di una tale capacità di mobilitazione. Già, poveri privatisti, loro che fanno i moralisti da una parte, e poi, dall’altra, vanno a rubare gli striscioni e i palloni di propaganda avversaria, come successo a Bellinzona e a Lugano: chissà che faccia avranno fatto vedendo i “molinari” (così ci hanno chiamato i giornalisti del vescovo) diventare oltre un migliaio.
Poi, però, alla fine, rifletti: tre mesi di lavoro intenso… ogni domenica alla Casa del Popolo, nella saletta di vetro, con, forse, qualche paglia di troppo, a scrivere, a studiare la situazione e preparare il necessario. Tre mesi che hanno portato ad un successo strepitoso, ma che è finito in quelle due ore emozionanti in cui ognuno di noi si è sentito importante e utile per l’istituzione che rappresentava. Un po’ di nostalgia ti invade. Ma il risultato che uscirà dalle urne il 18 febbraio speriamo ci faccia rendere conto del rischio che abbiamo corso e che abbiamo bloccato, e dell’importanza della nostra piccola azione, quella piccola azione, che è stata - per usare una denominazione da Giornale della Curia - la ‘marcia su Bellinzona’. Alludevano forse ad un avvenimento storico particolare? Forse sì, ma in fascismo – lo ammettiamo con fierezza – sono loro ad averci battuti!
E concludo questa pagina di diario ringraziando – a nome del Collettivo Studentesco Ticinese – tutti i partecipanti che si sono bagnati per la scuola pubblica, e tutti coloro che hanno fatto in modo che la manif potesse avere buon esito. Ma uno sentimento di amicizia personale vada a tutti quelli che disdiranno l’abbonamento all’oscurantismo fatto giornale!barons 13s louis vuitton outlet grey toe 13s the north face black friday jordan 13 grey toe coach outlet online legend blue 11s jordan 13 black infrared 23 louis vuitton outlet jordan 13 grey toe uggs black friday black infrared 6s jordan 11 legend blue grey toe 13s jordan 6 black infrared jordan 11 legend blue jordan 13 grey toe black infrared 6s legend blue 11s legend blue 11s north face cyber monday black infrared 6s jordan 13 grey toe jordan retro 11 beats by dre cyber monday black infrared 23 13s uggs black friday jordan 13 hologram uggs cyber Monday deals north face cyber monday Nike kd vii jordan 13 bred black infrared 23 13s coach factory outlet cheap jordan shoes jordan retro 11 beats by dre black friday jordan 13 grey toe black infrared 6s beats by dre black friday